18 agosto 2019
Aggiornato 01:00

Vendola sogna di ricostruire la sinistra, ma intanto sceglie di appoggiare il M5s

In un'intervista a il Mattino l'esponente di Leu spiega le ragioni del disastro della sinistra, e prova a rimettere insieme i pezzi

L'esponente di Leu e ex governatore della Puglia Nichi Vendola
L'esponente di Leu e ex governatore della Puglia Nichi Vendola ANSA

ROMA - "Per me è stato come rivivere, sommate, sia la bruciante sconfitta della Sinistra Arcobaleno sia l'altrettanto bruciante 'non vittoria' di Italia Bene Comune: paghiamo la poca credibilità di cartelli elettorali last minute, paghiamo la giostra di scissioni e micro scissioni che certificano le nevrosi del ceto politico, subiamo l'effetto di trascinamento che il tracollo del Pd produce su tutto ciò che si nomina di sinistra». Lo afferma Nichi Vendola in un'ampia intervista che appare oggi sul quotidiano il Mattino. "Sono molteplici le ragioni contingenti dello schianto elettorale - prosegue l'esponente di Liberi e Uguali - Tuttavia le proporzioni di questa rivoluzione politico-elettorale difficilmente possono essere spiegate cercando colpe o errori che ballano in superficie, va indagato ciò che si è mosso nelle viscere della società. La sinistra che ha sposato la modernità dei mercati e si è genuflessa alle politiche di austerity, la sinistra che si è convertita al liberismo, si è identificata con l'establishment proprio mentre si impoveriva il ceto medio e mentre i lavoratori salariati regredivano al rango di merce senza voce e senza diritti. La stessa formula del "centrosinistra" non suonava come una speranza per il popolo, piuttosto come una minaccia. Questo è accaduto in tutto l'Occidente".

Sinistra come la destra
È "stucchevole" poi - insiste l'ex governatore pugliese - la disputa sul "leader, sull'uomo della provvidenza, sul 'papa straniero', sul Godot che verrà a salvarci. Il centrosinistra è morto». Non solo perché Renzi e i suoi governi hanno agito come una destra organica, precarizzando il lavoro e frantumando diritti sociali. Ma perché anche sul centrosinistra "diciamo buono", quello di Romano Prodi, gravava un'"ipoteca moderata" che gli ha impedito di proporsi come una alternativa radicale rispetto alle elites politico-finanziarie che hanno strozzato l'Europa. "Per me oggi la questione è ricostruire il campo della sinistra, il suo vocabolario, il suo pensiero, le sue passioni".

"Appoggiamo ii grillini"
Il voto ci consegna la fotografia di un'Italia spaccata in due. "Un Nord largamente egemonizzato da una destra sovranista e xenofoba, in sintonia col peggio di ciò che si vede in tutto il vecchio Continente, e un Sud che consegna al Movimento 5 Stelle il suo dolore e la sua rivolta. Se con il mantra della deriva populista si vuol mettere tutto sullo stesso piano, si compie un errore catastrofico». Io penso - afferma ancora Vendola - che bisognerebbe assecondare e non ostacolare la domanda di cambiamento, offrire ai grillini i voti per governare senza chiedere nulla in cambio se non una condivisione di agenda programmatica. Metterli alla prova, astenendosi dal praticare ruoli di potere. "Diventare noi le sentinelle del cambiamento necessario".

"Emiliano? Una variante del Pd, non un'alternativa"
"Certo - conclude Vendola - finché c'è Renzi che sembra Nerone che suona la cetra mentre brucia la sua città, ragionare così, sui destini collettivi e non sulle carriere personali, è assai improbabile... In quanto a Emiliano, se oltre a contrastare Renzi aprisse una riflessione autocritica su ciò che produce il suo modello iper-trasformista di governo della Puglia, non sarebbe male. Ad oggi il governatore pugliese non è una alternativa ma una variante del Pd che tradisce la propria gente".