19 ottobre 2018
Aggiornato 11:30

Fratoianni (LeU) al DiariodelWeb.it svela possibili alleanze post-voto

Il candidato di Liberi e uguali ci parla delle alleanze post-elezioni

ROMANicola Fratoianni, dove vuole arrivare realisticamente Liberi e uguali?
Lontano. A un risultato importante.

Numericamente?
I numeri non si danno, non è un terno al lotto. E magari c'è anche un po' di scaramanzia.

Ma anche i numeri sono importanti.
Certo che lo sono. Noi puntiamo a portare in parlamento una rappresentanza significativa, capace di incidere sul quadro politico e di giocare una partita per migliorare le condizioni di vista dagli italiani.

Il giorno dopo le elezioni, però, non si è ancora capito cosa vogliate fare: un governo con un ipotetico Pd senza Renzi, o con il Movimento 5 stelle, o il Gentiloni-bis?
Sono tra i pochi a sinistra a non essermela mai presa con Renzi. Non ero d'accordo quando il nostro programma politico era esclusivamente l'anti-berlusconismo, farlo con Renzi sarebbe ancora più sbagliato. Non è che, se un domani non ci sarà più lui, sarà tutto risolto: il problema sono le scelte concrete del Partito democratico. Non è che il governo Gentiloni abbia fatto meglio, anzi, per alcune cose anche peggio. Il giorno dopo le elezioni ci presenteremo in parlamento mettendo al primo punto la nostra proposta politica, misurandone la compatibilità con altre piattaforme di governo. Sapendo che in democrazia si può fare anche l'opposizione contribuendo a cambiare questo Paese. In questa legislatura non ho mai votato la fiducia a nessun governo, ma ho votato le leggi che mi convincevano.

Comunque siete pronti a discutere sia con il Pd che con il M5s?
La dico facile: certamente non penso sia possibile discutere con la destra. Ma, guardando ai programmi attuali, vedo molto complicato immaginare anche un governo con il Pd o il M5s.

Allora sarete all'opposizione per forza, a meno che non vinciate voi...
Intanto vediamo, non mettiamo limite alla provvidenza. Ma, siccome nessuno è in procinto di vincere da solo, questo tema riguarda tutti.

Appunto.
Allora, guardando alle proposte politiche in campo, vedo difficile un accordo programmatico di governo. Cosa diversa dall'immaginare convergenze su singoli temi.

Ma un governo non si può sostenere così.
Dunque vedremo dopo le elezioni. O qualcuno può formare il governo da solo, oppure chi sarà incaricato dal presidente della Repubblica dovrà avanzare una proposta. E a quel punto discutiamo.

Mettendola così, il rischio è di uno stallo messicano, dopo le elezioni. L'eventualità di non avere un governo è preoccupante.
Provo a dirla più chiaramente. Se nessuno ha i numeri, chi proporrà un programma dovrà cercare una mediazione.

Quindi si può fare un governo a patto di scendere a compromessi?
A patto che ci siano dei programmi condivisibili. Non ho mai fatto di Matteo Renzi il mio problema principale, la politica personalistica è lontana dalla mia storia. Se domani il Pd, anche con Renzi, si presentasse al parlamento con un programma che condivido, non avrei difficoltà a interloquire.

Sulle regionali, invece, par di capire: Gori in Lombardia no, Zingaretti in Lazio forse.
In Lombardia il partito ha deciso per proporre un proprio candidato. C'è un giudizio molto negativo non solo sui cinque anni di governo di Maroni, ma anche sulla proposta di Gori. Colpiscono anche gli slogan: «Fare meglio» significa che finora si è fatto tutto sommato bene. Lì c'è il segno di quello che non ha funzionato nel Pd di questi anni: l'incapacità di pensare a un'alternativa, di cui invece c'è bisogno. E anche nel Lazio, dal mio punto di vista, gli elementi sono insufficienti. Zingaretti è persona rispettabile, ma quando leggo che punta a una coalizione che vada dalla Lorenzin a Grasso, mi chiedo che idea strana abbia della politica. Lo stesso ragionamento di Renzi vale per Alfano: dico no a quella forza politica perché ha proposte contrarie alle nostre.

E se molla Alfano?
Ripeto: quell'elemento mi pare imbarazzante, quindi se non ci fosse sarebbe un passo avanti. Ma ci sono problemi anche di carattere programmatico: la gestione della sanità, dei rifiuti, dell'ambiente, dei trasporti... Su questo i nostri giudizi non sono positivi.

Finora i magistrati in politica non hanno ottenuto grandi risultati, da Di Pietro a Ingroia. Perché Pietro Grasso dovrebbe fare meglio?
Grasso è stato magistrato, ma nel frattempo ha fatto il presidente del Senato. A me ha colpito molto una frase che ha detto il 3 dicembre, quando abbiamo lanciato la sua proposta: «Per una vita intera mi sono occupato di giustizia, oggi sento l'urgenza di occuparmi di giustizia sociale». Credo che questo sia il punto. La giustizia è una categoria straordinariamente bella, ed è fatta di rispetto delle leggi, di lotta alla criminalità organizzata, a cui Grasso ha dato un contributo importante e coraggioso. Ma va applicata anche con l'uguaglianza. A ogni legislatura c'è chi vuole cambiare la Costituzione, noi vogliamo applicarla.

Grasso propose anche una medaglia antimafia a Berlusconi, però.
Non mi pare che abbia mai proposto medaglie, ma che abbia dato un giudizio su atti specifici. Ognuno ha i suoi, anche sulla base del suo lavoro e del suo impegno specifico. Occorre concentrarci sulle proposte, e la nostra è quella di cui il Paese ha bisogno. Bisogna dire: ora basta, occupiamoci dei molti e non dei pochi.