23 settembre 2020
Aggiornato 18:30
Centrosinistra

Civati al Diario: ecco i miei «Giorni migliori» per un'Italia ricca e giusta. Il Pd? Patetico e autolesionista

Intervista al leader di Possibile Pippo Civati, che ci racconta qual è l'Italia migliore che ha in mente, e cosa non va di Renzi e della sinistra

BIELLA - 10 anni di Pd, il centrosinistra in aperta lotta, Pippo Civati che prova a smarcarsi come sempre. Questa volta lo fa lanciando un vero e proprio manifesto, contenuto nel suo libro "Giorni migliori" (Imprimatur). Mette al centro l'«umile Italia» il Civati di Possibile. Discute di sinistra (planetaria, non minoritaria), di vocazione del nostro Paese, dell’urgenza di partire dalle cose fondamentali: "La questione del diluvio che ci attende, se non interverremo presto, anzi subito, le disuguaglianze che crescono, una politica che promuova la ricerca perché è ricerca essa stessa, le tasse che i grandi gruppi multinazionali nemmeno pagano, l'enorme questione dell'automazione robotica e dell’intelligenza artificiale, strettamente collegata ai big data".

Civati, cosa pensa del recente compleanno del Partito democratico?
Un po’ mesto. Si sono menati selvaggiamente sulla questione di Visco il giorno dopo. Ho visto Veltroni protagonista, poi subito dopo ha litigato con Renzi. Il Pd è ormai in una sindrome autolesionistica. Anche la vicenda del treno mi pare bizzarra: uno si compra il biglietto e non tutto il treno. L’operazione simpatia stile Trenitalia non mi pare sia venuta molto bene.

Quali sono i giorni migliori di Civati?
Non sono di Civati, ma del Paese. Un Paese più ricco, ma con una ricchezza distribuita. Dove nessuno lavora per poco e per poco tempo. Dove c’è una progressività fiscale. E dove non avviene come con alla Ericsson, dove i lavoratori vengono lasciati a casa con una e-mail la sera prima, nonostante i tanti finanziamenti pubblici ricevuti dall'azienda. Giorni migliori per un Paese dove si investe sull’ambiente, che può dare lavoro vero. Sul tema della cannabis il dibattito è da Medioevo. C’è insomma bisogno di fare politica, come una volta. E c’è un’analoga richiesta da parte delle gente, al di là di cosa dice Renzi e di cosa risponde Gentiloni. Io vengo da una dimensione di normalità, che mi sento di consegnare alla gente, tra radicalità e normalità.

Le piace la nuova legge elettorale?
No. E’ un’altra follia autolesionista del Pd. Non mi piace perché premia le coalizioni finte, che il Pd non ha. E’ un regalo a Salvini. Berlusconi che ritorna per arginare Salvini, poi, mi pare incredibile. Abbiamo fatto tante proteste, digiuni e girotondi e ora abbiamo una legge dove tutto è bloccato e i cittadini non decidono niente. Io ho chiesto un voto disgiunto, ma la riposta è stata la fiducia del Governo e quindi nessun dibattito.

Le prossime elezioni le vincono i 5 Stelle?
Non credo. Penso che non le vincerà nessuno. Sarà tutto all’insegna dell’uno contro l’altro. Dal punto di vista della sinistra radicale, con un programma di governo nella testa e nella cuore, noi abbiamo questo manifesto come contributo ad un dibattito dove si smette di parlarsi uno contro l’altro e si lavora per un Paese migliore.