24 giugno 2019
Aggiornato 17:00
Inquinamento e spesa sociale

Rendiamo grazie a Eolo per la «fine» dello smog. Dimenticando che la spesa pubblica non esiste più

L’inesorabile cambiamento climatico è qui, e i mezzi per fronteggiarlo sono semplicemente ridicoli. La possibilità da parte dello Stato di intervenire è nulla, così si torna a forme di religione pagana, letteralmente, invocando una qualche divinità naturale

Una ragazza si protegge con una mascherina dallo smog di Torino
Una ragazza si protegge con una mascherina dallo smog di Torino ( ANSA )

TORINO - C’è un cielo abbastanza azzurro a Torino in questi giorni. Il sole è tiepido come in un mese primaverile e l’aria è tornata ad essere un po' meno irrespirabile. Il vento che ha spazzato la città ha abbattuto il livello di polveri dannose per la salute, ed è stato accolto favorevolmente, come una vera manna dal cielo. Ma in città, nonostante l’aria fresca, un acre odore di cenere dilaga. Perché il vento che slava Torino dal suo inquinamento sta incenerendo la Valsusa: scoppiato nella notte di sabato, continua ad imperversare nonostante gli sforzi di volontari e Vigili del fuoco. E più l’aria si pulisce in città, rendendo più agevole il ritorno alla vita normale fatta di auto, riscaldamento e inquinamento, più i boschi della Valsusa vengono rasi al suolo dalle fiamme. Boschi dal valore economico importante, che danno pane e lavoro ad allevatori e agricoltori, che ospitano enormi estensioni di castagni secolari, i cui frutti sono particolarmente ricercati dal mercato. Boschi che hanno un valore paesaggistico, naturale, polmone di bellezza a due passi dalla città demolita dal cemento.

Neopaganesimo
E’ un disastro comune quello che salva la città e incenerisce la montagna, strano connubio che mette in risalto come pochi i tempi regressivi in cui viviamo. L’inesorabile cambiamento climatico è qui, e i mezzi per fronteggiarlo sono semplicemente ridicoli. La possibilità da parte dello Stato di intervenire è nulla, così si torna a forme di religione pagana, letteralmente, invocando una qualche divinità naturale: il dio del vento, il dio della pioggia, il dio della neve. Eolo si è presentato qualche notte fa, ormai ci siamo ridotti a questi livelli: si è manifestato con tutta la sua potenza, rendendo felici alcuni e gettando nelle fiamme altri. Blocchi del traffico, inviti a stare a casa, inviti ad andare in bicicletta, inviti a prendere il bus, inviti a comprare l’auto elettrica, inviti a tenere il termosifone spento: la lista dell’impotenza è infinita.

Spesa pubblica? Oddio no...
Tutti si guardano bene dal dire che tutto ciò che ruota intorno alla spesa pubblica, compresa l’emergenza sanitaria, è infattibile, impossibile, afferente a una sfera culturale ormai estinta. E' inutile perfino proporla perché il dogmatismo neoliberale ha assunto un livello di fanatismo tale che perfino di fronte all'evidenza, come nel caso dell'inquinamento che blocca intere città, ogni parola è vana. La spesa pubblica non esiste più. Non ci sono soldi per la sanità, per il dilagante numero di poveri, risulta ridicolo pensare che si possano trovare risorse per combattere lo smog. Meglio mettersi in cerchio e pregare Eolo, chiedendogli magari di venire in coppia con Ares, tra le altre cose dio della pioggia. Oppure tutti a casa, la guerra è perduta e l'Italia è allo sbando, come nel film di Alberto Sordi. Perché azzardare la richiesta ai sacerdoti del culto dell’austerità, i burocrati della Bce e dell’Unione Europea, sulla rottura del patto stabilità per rendere le metropoli vivibili – investimenti in reti di trasporto pubblico in primis – è la bestemmia suprema. E poi comunque trent'anni fa si stava peggio.

Project financing
Loro, i sacerdoti, dicono: aprite le porte ai privati. Le metropolitane fatele costruire a loro con il meccanismo del project financing. Traduzione: il privato le costruisce e poi le affitta alle istituzioni. Al momento questo è il peggior meccanismo estrattivo di valore ai danni delle comunità, perché come noto gli affitti sono molto esosi e quindi gli strumenti per fruire delle infrastrutture costruite con questo tipo di finanziamento sono due: svenare le istituzioni, che poi svenano i cittadini a suon di tasse e tagli su altri servizi, oppure gestire direttamente il servizio e mettondo il costo del biglietto, di una metropolitana ad esempio, a livelli inarrivabili. Oppure integrare i due modelli. Le istituzioni locali, ultimo anello prima del cittadino, si limitano a perorare questo tipo di meccanismi, di cui spesso ignorano tutto, a prendere decisioni inutili - il blocco, la bici, le finestre chiuse - con la gravità retorica con cui Napoleone invase la Russia, oppure a limitarsi alla sacra sfera del "purtroppo non si può fare». Portare avanti un'azione politica, volta al superamento dei vari accordi nazionali e sovranazionali, è fuori dalla loro portata. Il loro compito, ben pagato, è quello di far ingoiare il veleno, dicendo che si tratta di una prodigiosa medecina.

Sistema finanziario pubblico: barbarie
Molti anni fa, durante i barbari tempi in cui lo Stato era lo Stato, ed aveva in primis un banca pubblica, i manuali di economia dicevano una cosa abbastanza semplice: i servizi afferenti alla salute e alla dignità umana non possono essere trattati come una merce. Oddio, lo dice pure la Costituzione, per cui solo pochi mesi ci si è stracciati le vesti. Roba vecchia, superata. Oggi che gli ospedali sono «aziende», e i comuni devono funzionare come salumerie, tutto ciò è visto come una bestemmia. Però, che piaccia o no, solo lo Stato dotato di una banca centrale pubblica può sostenere questi settori. Che ovviamente non possono e non devono essere trasformate in greppie: ma qui compete al ruolo di chi controlla, in primis alla magistratura, quello di stroncare ogni forma di parassitismo. No, a noi oggi piace aspettare che arrivi il privato, costruisca ponti, strade, ospedali, metropolitanee, linee tramviarie, etc. E se il privato non viene per mille ragioni, prima tra tutte perché non c’è uno Stato da mungere perché magari giù troppo indebitato – pazienza: si spera nel dio del vento, della pioggia, del tuono. La civiltà sta regredendo a tempi primordiali, con scanzonata gioia. A meno che non si torni veramente ai tempi pagani, dove la vita umana non valeva nulla e si viveva quarant'anni al massimo.