20 novembre 2018
Aggiornato 01:30

Migranti, al summit di Parigi vince la linea dell'«aiutarli a casa loro». Solo parole?

L'obiettivo emerso dal summit di Parigi sui migranti, a cui hanno partecipato, oltre ai principali leader europei, anche i leader di Libia, Niger e Ciad, è quello di fermare il flusso già in Africa. Seguendo la filosofia dell'«aiutarli a casa loro»

PARIGI - Per fermare il flusso migratorio attraverso le pericolose rotte del Mar Mediterraneo, i leader dei principali paesi europei hanno chiesto a Parigi la collaborazione dei Paesi di partenza, in particolare Niger e Ciad i cui leader erano presenti al vertice, in modo che l'identificazione dei migrandi avvenga «dal territorio africano», come ha suggerito il presidente fancese Emmanuel Macron. Sostanzialmente l'idea è quella di avviare le procedure di asilo in Africa «nelle zone identificate, pienamente sicure, in Niger e Ciad, sotto la supervisione dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati». In questo senso è stato lanciata una roadmap.

Esigenze diverse
Il mini-summit di Parigi ha dato, di fatto, una prova tangibile di quanto sia difficile riportare a fattor comune le esigenze dei Paesi che vi hanno partecipato. Per quanto Macron abbia detto che oggi è nata una «squadra per tradurre in atti le parole», tuttavia capire quali debbano essere gli atti da fare è un passaggio particolarmente complesso.

Aiutarli a casa loro
Nella dichiarazione finale del vertice - al quale hanno preso parte il presidente francese, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier spagnolo Mariano Rajoy, l'Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini, il primo ministro del governo d'accordo nazionale libico Fayez al Sarraj, il presidente ciadiano Idriss Deby Itno e quello nigerino Mahamadou Issoufou - è annunciato che una «missione congiunta» sarà prossimamente inviata in Niger e Ciad e questa permetterà di «continuare a sostenere» questi Paesi su diversi piani: controllo delle frontiere, lotta contro le reti di trafficanti.

Le richieste degli africani
Gli ospiti africani, dal canto loro, hanno ricordato che la questione dell'immigrazione «non sarà risolta che dallo sviluppo», come ha detto Deby. «Siamo abituati agli annunci dei nostri partner da anni. Noi vogliamo delle cose concrete», ha detto ancora il leader ciadiano. Nella dichiarazione finale, gli europei «riconoscono la necessità» di aumentare «il loro aiuto a Niger e Ciad»«Il problema è la povertà», ha detto Mogherini. Ma, ha aggiunto, «non c'è bisogno di un nuovo piano Marshall». Nel 2015 nel summit della Valletta, l'Ue ha messo ul piatto 1,8 miliardi di euro per un fondo diretto ai paesi africani. E a luglio ha inviato 10 milioni di euro al Niger per la lotta all'immigrazione clandestina.

Rifugiati e migranti economici
Alla base dell'idea europea di come affrontare la terribile crisi migratoria, con 14mila persone morte nel Mediterraneo dal 2014, c'è ancora la distinzione «rifugiati/migranti economici», ribadita dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha detto che va fatta una distizione tra le due tipologie. «I migranti irregolari che non possono pretendere alcuna forma di protezione internazionale devono essere ricondotti ai loro Paesi d'origine, nella sicurezza, nell'ordine e nella dignità, preferenzialmente su base volontaria», spiega il testo della dichiarazione.