12 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Trattato Ceta

Ceta, l'appello di Baldelli (Anci) ai sindaci: «Fronte comune per chiedere a Parlamento di non ratificarlo»

Baldelli propone un fronte comune per non ratificare. Con l’ok al Ceta si rischia la cancellazione della nostra produzione made in Italy. Senza considerare gli effetti pesanti anche su occupazione e salari e il regalo alle multinazionali e al sistema finanziario

La Coldiretti assieme a molti sindaci e politici italiani in piazza davanti a Montecitorio per dire no al trattato Ceta
La Coldiretti assieme a molti sindaci e politici italiani in piazza davanti a Montecitorio per dire no al trattato Ceta ANSA

ROMA - «Non ratifichiamo l'accordo, difendiamo i diritti degli italiani». Va dritto al punto il vicepresidente dell’Anci e sindaco di Pergola, Francesco Baldelli, che nel silenzio imbarazzante dei più ha trovato un cavillo burocratico per dire no al Ceta, un appiglio apparentemente banale ma a cui nessuno aveva pensato prima. «Rivolgo un appello ai sindaci italiani: chiediamo insieme e formalmente a Parlamento e Governo di non ratificare il Ceta, un accordo scellerato che metterà in ginocchio agricoltori italiani e economia dei nostri comuni per favorire le multinazionali». «Come sindaco, vice presidente Anci e come italiano» - prosegue Baldelli - sono al fianco degli agricoltori scesi in piazza con la Coldiretti per dire no al trattato di libero scambio tra Ue e Canada che massacra gli agricoltori, il made in Italy, le piccole medie imprese dei nostri territori e abbassa gli standard di qualità e sicurezza alimentare».

Crollo delle produzioni made in Italy
Il Ceta è molto di più un semplice trattato di libero scambio: i suoi scopi vanno ben oltre la semplificazione delle procedure e l'abbattimento delle barriere per favorire gli scambi commerciali da una parte all'altra dell'Oceano. Per fare un esempio pensiamo al grano duro, un prodotto d’eccellenza che per alcune regioni ‘granai d’Italia’ come Marche, Puglia e Sicilia rappresenta una fondamentale risorsa: «Con l’ok al Ceta» spiega Baldelli, «solo le importazioni dal Canada, senza dazi, potrebbero passare da 38.880 a circa 100mila tonnellate e questo potrebbe portare alla cancellazione della nostra produzione». Ma le sue implicazioni sono molto più profonde e sfaccettate, perché riguardano temi come l'ambiente, la salute, la finanza, la concorrenza. Si pensi all'uso degli ormoni negli allevamenti, ai pesticidi, agli OGM.

Regalo a banche e multinazionali
Per non parlare del settore finanziario, perché di fatto legalizza molti dei cortocircuiti che hanno causato o peggiorato la crisi del 2008. Il trattato, ad esempio, impedisce di dividere le banche cosiddette «too big to fail», quelle cioè considerate troppo grandi, nelle rispettive economie, per essere private dell'intervento pubblico in caso di fallimento. In pratica, agli Stati viene impedito di imporre limitazioni sull'ammontare delle azioni di una banca. Non solo: viene anche vietato loro il controllo permanente del movimento dei capitali. Questo, di fatto, impedisce ad esempio di imporre una Tobin Tax sulla speculazione finanziaria, decisione che potrebbe essere contestata in sede di arbitrato internazionale. Proibito anche imporre a una banca una forma giuridica. Il Ceta prescrive inoltre il risarcimento degli investitori in caso di nazionalizzazione di un istituto.

Effetti pesanti anche su occupazione e salari
Insomma, ci avevano raccontato che sarebbe stato un toccasana per le nostre economie, e invece è sempre più evidente che, oltre a danneggiare le nostre produzioni made in Italy, il Ceta produrrà disoccupazione e disuguaglianza. I Paesi firmatari perderanno quasi 230mila posti di lavoro, e il contraccolpo si sentirà anche sui salari, perché i lavoratori perderanno dai 300 ai 1300 euro l'anno in Europa e più di 1700 euro in Canada, mentre la quota di reddito nazionale destinato ai più ricchi aumenterà. Insomma, l'accordo causerà un evidente aumento delle diseguaglianze sociali. «Compito dei sindaci – conclude il vicepresidente Anci - è fare gli interessi della propria comunità cittadina e quindi dell’Italia, difendendo le eccellenze del territorio. Chiediamo tutti insieme al Parlamento e al Governo di dire no al Ceta».