29 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Presidenziali francesi

E il Cav teme adesso il contagio «lepenista». Parola di Marina...

L'eco delle presidenziali francesi potrebbe dividere ciò che faticosamente le Amministrative avevano appena riunito. I sovranisti in Italia tirano dritto, ma in casa Berlusconi l'incubo «populista» prende vita

Il leader di Fi, Silvio Berlusconi.
Il leader di Fi, Silvio Berlusconi. ANSA

ROMA - L'eco delle Presidenziali francesi ha impiegato pochi minuti a dividere ciò che – faticosamente – l'orizzonte delle Amministrative aveva appena riunito. Se in Francia il centrodestra dei Republicains, dopo essere stato rottamato dai sovranisti del Front National, prepara già la vendetta avendo regalato immediatamente l'endorsement al centrista Emmanuel Macron, in Italia l'affermazione di Marine Le Pen è tornata a scompaginare un centrodestra che sui temi europei dimostra ancora una volta di sbandare alla prima curva. Se Silvio Berlusconi, a urne ancora calde, ha ribadito tutta la sua disapprovazione per la ricetta lepenista («Questi signori che urlano, i populisti, sono buoni solo a far vincere la sinistra, sono i loro migliori alleati», ha spiegato con un riferimento implicito alla situazione italiana) ci ha pensato Marina Berlusconi, dalle colonne del Corriere della Sera, a far passare il messaggio del «partito azienda» dentro Forza Italia. Quale?

Tale padre tale figlia?
«Rispetto Marine Le Pen e comprendo le motivazioni, molto concrete e non più eludibili, di chi la vota, ma penso che una sua elezione, e lo dico anche da imprenditore, rischierebbe di essere il colpo di grazia per un'Europa già estremamente fragile». Con queste parole nette la presidente di Mondadori ha esplicitato tutte le riserve dell'establishment rispetto all'avanzata del Front National. Una bocciatura al modello francese e basta? Tutt'altro. È la «voce» di tutte le preoccupazioni che da mesi i vertici delle aziende di casa Berlusconi manifestano rispetto a una coalizione – il cosiddetto destra-centro – dove la gestione dell'agenda sia gestita con il piglio muscolare e anti-Nazareno dei due «lepenisti» Meloni e Salvini.

I sovranisti tirano dritto
La posizione di Marina Berlusconi giunge, non a caso, come prima risposta ufficiale di «un Berlusconi» dopo l'ingresso trionfale di Marine Le Pen al ballottaggio. Risposta a chi? Ai due sovranisti italiani, guarda caso. Per Giorgia Meloni, infatti, fin dalle prime ore successive allo spoglio delle Presidenziali il segnale giunto oltralpe segna la fine del blocco tradizionale che sostiene la Commissione europea, del quale guarda caso fa parte a pieno titolo Forza Italia: «Direi che dalla Francia arriva un avviso di sfratto all'establishment e a chi governa l'Unione Europea, al potere consolidato delle due grandi famiglie politiche europee, Popolari e Socialisti». Non solo. La leader di Fratelli d'Italia aveva replicato a brutto muso alle parole del Cavaliere a proposito del populismo: «Esce molto rafforzato. Le questioni cosiddette populiste non sono più un tabù, ma sono al centro del dibattito politico. I populisti dettano l'agenda perché i loro contenuti sono quelli sentiti dalla gente. E questo era accaduto anche in Olanda».

Si rafforza il destra-centro
Diretta è stata anche la risposta di Matteo Salvini, leader della Lega Nord. «Chi ha perso? - attaccava nel post-voto - Tradotto in italiano: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi». Così il segretario leghista ha utilizzato un registro analogo a quello della Meloni: attaccare lo schema classico, centrodestra-centrosinistra francese e italiano, lo stesso che governa insieme in Europa e che esprime l'attuale Commissione europea. Questo è il vero sconfitto delle Presidenziali: «Sono fuori dal ballottaggio, puniti dagli elettori, cancellati da chi non ce la fa più ad andare avanti: socialisti e popolari, quelli che governano insieme l'Europa». Insomma, i due «quarantenni», con il sostegno alla madrina sovranista del Front National che ha sconfitto il «moderato» di centrodestra Fillon, hanno ritrovato un argomento dirimente con il quale chiedere all'alleato di Forza Italia una posizione chiara sull'Ue, sulla moneta unica e contro ogni ipotesi di inciucio in vista delle Politiche dell'anno prossimo.

Pontieri al lavoro
Se Marina Berlusconi ha dato voce alle inquietudini e al quadro di «indirizzo» del «partito azienda» - sensibile alla necessità di un governo stabile e nessuno scandalo se dovesse risultatare come prodotto di un accordo post-elettorale con il Pd renziano - da Forza Italia «partito» ci ha pensato il capogruppo al Senato Paolo Romani a tentare di calmare le acque con Fdi e Lega. Per prima cosa ha rassicurato di aver compreso il messaggio euroscettico dell'elettorato francese il quale «sta dicendo che qualcosa non va in questa Europa» e giudicando poi «anomalo» l'invito perentorio di Fillon a votare per Macron al ballottaggio. Detto ciò per Romani «il centrodestra italiano è diverso per genesi e per tradizione» perché, proprio per merito di Berlusconi, «siamo stati sempre insieme con gli amici ex An e con la Lega». Messaggio raccolto, almeno in parte, da Giorgia Meloni che – nel ruolo ormai di «cerniera» tra i due alleati - ha tracciato la sua road map: «Penso che qui in Italia sia molto più facile trovare una sintesi tra populismo e popolarismo di quanto non lo sia in Francia». C'è un prezzo da pagare, però. Lo sforzo, questa volta, deve compierlo a suo avviso chi pensa ancora alle formule fin qui canoniche, ossia Forza Italia: «La gente – ha concluso - chiede la rottura degli schemi del passato».