27 giugno 2017
Aggiornato 12:02
60 anni dai Trattati di Roma

Europa unita «ma» confederale: ecco la ricetta sovranista di Meloni

Proprio nel giorno delle celebrazioni dei 60 anni dell'Europa unita, la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni riunisce in un convegno i sovranisti che chiedono una cosa sola: superamento dell'euro e riserva di sovranità

ROMA - Da una parte l'utopia di un nuovo «Manifesto di Ventotene» - rievocata ancora nei mesi scorsi da Matteo Renzi, nel tentativo disperato di rilanciare un nuovo patto tra popoli europei come main sponsor della sua campagna sul referendum – dall'altra la proposta del «Manifesto dei popoli europei» nel nome del quale Giorgia Meloni ha convocato intellettuali, giuristi e politici uniti dalla voglia di proporre un'Europa unita nella concretezza di quel modello confederale basato sul rispetto della sovranità dei membri. Nel 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, la prima pietra di ciò che diventerà poi la Cee, è questa la risposta «da destra» all'accusa di euroscetticismo senza costrutto che viene fatta dai partiti che sostengono l'attuale governance dell'Ue, sulla quale il Parlamento europeo è allineato per volontà dei suoi due macropartiti di maggioranza (Ppe e Pse).

Uniti non sottomessi
Nessun salto nel vuoto o nostalgia per gli egoismi nazionali (anti-storico principio che ha già causato la ben nota «guerra civile europea», per dirla con la celebre definizione di Ernste Nolte) insomma, ma un ritorno allo spirito che animò i primi trattati di cooperazione europea: trattati che, proprio alla metà degli anni '50, vedevano non a caso l'Msi schierato a favore della costituzione di una «terza forza» tra Usa e Urss mentre il Pci si opponeva nel nome della logica di Yalta.

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Tremonti: "La mia idea è una Confederazione di Stati"
I termini storici della questione li ha ripercorsi qualche mese fa Giulio Tremonti al Quotidiano di Puglia, dove ha riproposto lo stesso schema che ha reso per decenni seducente e ambito il processo di integrazione europea (prima di sfociare nell'ossessione burocratica): «La mia idea è una Confederazione di Stati – ha spiegato l'ex ministro dell'Economia e relatore d'eccezione alla convention di Italia Sovrana -, vedrà che diventerà una proposta politica. Basterebbe tornare ai Trattati di Roma: erano Stati sovrani, c’era una piramide con una base nazionale sovrana e un vertice su alcune cose comuni; ora la piramide è rovesciata. Chi propone una soluzione confederale sul modello Trattato di Roma non credo sia contro l’Europa...».

Nuova solidarietà contro il «superstato»
Proprio questo è il tema degli stati generali organizzati da Meloni con un vero e proprio «contro-vertice» rispetto a quello che si terrà in Campidoglio con gli attuali reggenti politici dell'Ue (dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ai capi di Stato a trazione europeista come Angela Merkel e Francois Hollande). La celebrazione ufficiale, infatti, si pone ancora come obiettivo quello degli Stati Uniti d'Europa, del «superstato» drena-sovranità che non rappresenta un'evoluzione del trattato di Roma ma una sostanziale variazione sul tema. Tanto variazione che c'è chi intende a questo punto riportare alla luce – a maggior ragione dopo la Brexit - l'introduzione di una sorta di lingua franca (come fu il latino): quell'esperanto che come neoidioma non è mai decollato e che porta in sé un inquietante sostrato gnostico di matrice utilitaristica e tecnocratica.

Meloni: "Superamento dell'euro e riserva di sovranità"
Se questo è il modello ufficiale, l'Europa differente che ha in testa l'animatrice di Italia Sovrana è l'esatto opposto, con tanto di superamento concordato dell'euro e di «riserva di sovranità» da inserire in Costituzione per tutelare il vincolo popolare da eventuali abusi dei rappresentanti: «Vogliamo un nuovo patto – ha anticipato Meloni -, una confederazione di Stati nazione liberi e sovrani che cooperano liberamente sulle grandi materie strategiche, dalla sicurezza all'immigrazione, dal mercato comune alla politica estera, ma senza la tirannia dei burocrati che vengono a imporre le loro regole ai cittadini degli Stati membri».