22 agosto 2019
Aggiornato 15:00

Renzi non si dimette e promette il congresso (entro un anno)

L'assemblea odierna del Partito democratico si è aperta questo pomeriggio con l'intervento del segretario che ha annunciato le elezioni interne, ma ha avvertito non serviranno a «decidere la data del voto» ma per fare in modo che il Pd sia «pronto»

ROMA – Nessuna dimissione da parte dell'ex premier e congresso «prima del voto»: queste le due attese notizie dall'assemblea del Partito democratico che si è aperta questo pomeriggio con l'intervento del segretario, Matteo Renzi. Nessuna accelerazione verso primarie sprint quindi, per presentarsi con un candidato premier scelto dagli iscritti prima di eventuali elezioni anticipate in primavera.

«Chiediamo il congresso»
«Chiediamo il congresso» e «vinca chi ha le idee migliori e chi si mette in gioco e chi non vince si metta a dare una mano a chi ha vinto, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi ha vinto le primarie», ha detto l'ex presidente del Consiglio. Il congresso sarà fatto «nel pieno rispetto dello statuto, con le regole dell'ultima volta, ma torniamo alla politica. Vi aspettiamo lì. Siamo altrove dalle polemiche quotidiane».

«Il congresso non decide la data del voto»
Quello a cui il congresso non servirà di certo invece è a «decidere la data del voto» ma per fare in modo che il partito sia «pronto» quando «da qui a un anno» si andrà a elezioni, ha detto Renzi. «Dicono: si fa il congresso perché si vuole decidere il voto. Prima non si faceva il congresso perché si voleva andare a votare? Vorrei svelare il segreto: il voto alle politiche e il congresso Pd sono due cose totalmente divise. Aggiungo che non sono più il presidente del consiglio, mai stato ministro dell'Interno...». Sui tempi delle elezioni, ha precisato il rottamatore: «Non lo decido io. Questa visione alla Giucas Casella, 'quando lo dico io', va rimossa. La discussione verrà fatta da chi ha responsabilità istituzionale. Quello che deve essere chiaro, a tutti, è la notizia: il congresso Pd non si fa per decidere il giorno in cui si fanno le elezioni politiche. Ma da qui a un anno, prima o poi, si dovrà votare. Io dico: facciamoci trovare pronti».

«Dopo referendum tornati a prima Repubblica»
Quanto al post 4 dicembre, data in cui gli italiani hanno affossato il referendum costituzionale proposto dall'esecutivo Renzi, il diretto responsabile ha voluto parlare con «molta franchezza e chiarezza. Dal giorno dopo del referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro a riti e metodi dimenticati negli ultimi anni. Abbiamo riniziato con le discussioni interne dure, spesso autoreferenziali, sono tornati i caminetti. Invece di chiederci dove va l’Italia, tutto il dibattito è stato imperniato su quanto dura la legislatura, quando si fa il congresso».