26 aprile 2019
Aggiornato 04:00
E ora l'attenzione passa all'Italia

Dopo Trump, il referendum. Per i media internazionali sarà in Italia il prossimo grande test per l'establishment

Dopo la clamorosa elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, l'attenzione dei media mondiali passa all'Italia. Dove, si dice, si gioca la prossima grande partita anti-establishment a cui prestare attenzione

ROMA - Se i tanti endorsement internazionali a favore del sì non fossero bastati a convincervi di quanto il referendum costituzionale - lungi dall'essere, come pretende il premier, una questione prettamente italiana - sia fondamentale per il «sistema» globale, oggi arriva l'ennesima dimostrazione. Perché l'elezione negli Stati uniti di Donald Trump a spese di Hillary Clinton sposta l'attenzione dei media internazionali dall'America all'Italia, e diverse testate, non solo europee, si chiedono se, dopo la candidata democratica, il prossimo a essere travolto dall'onda populista non possa essere il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

La prova del referendum
Il riferimento è, in particolare, al referendum confermativo della riforma costituzionale del 4 dicembre, nel quale una vittoria del «no» potrebbe rivelarsi fatale per il capo di Governo e per il suo Partito democratico, che potrebbe trovarsi in seri guai in vista di prossime elezioni, con il Movimento cinque stelle pronto ad approfittarne.

Un Paese vulnerabile
«I partiti populisti e nazionalisti hanno accresciuto la loro quota di voto significativamente in molti Paesi vulnerabili dell'Europa della moneta unica (quasi certamente il prossimo punto focale dell'ansia dei mercati), particolarmente in Italia, Francia e forse Germania. (...) Il Paese da guardare è l'Italia», scrive sul South China Morning Post, il principale giornale di Hong Kong, Nicholas Spiro. Il commentatore ricorda la data del referendum e segnala che, se vincesse il «no», il beneficiario principale sarebbe il M5S, che «vuole un altro referendum per lasciare l'euro». Nelle settimane a venire, insomma, «la sensibilità degli investitori per la crescente volatilità del contesto politico probabilmente crescerà significativamente» e il «rischio Trump potrebbe lasciare il passo al rischio Renzi».

Renzi la prossima vittima del ricatto populista
E' uno scenario che viene evocato dal giornale francese Le Monde e che condivide anche il britannico Telegraph, che in un articolo: «Il primo ministro dell'Italia potrebbe essere la prossima vittima del ricatto populista, perché la vittoria di Trump rafforza i suoi oppositori». In Russia, invece, la preoccupazione è espressa in particolare da siti economici. Finam.ru, una testata specializzata, pur dando una valutazione ottimistica delle ricadute della vittoria a sorpresa di Trump sui mercati internazionali, sottolinea che il vero fattore d'incognita della vittoria di Trump è politico. «Ora che sono passate l'elezioni Usa, l'attenzione va ai prossimi appuntamenti, il primo dei quali è il referendum costituzionale in Italia».

Il prossimo grande test anti-establishment
L'Economist, dal canto suo, pur inquadrando allo stesso modo la questione, arriva lascia aperto il finale a diverse conclusioni. «Il prossimo grande test per l'establishment - scrive - sarà in Italia il 4 dicembre. Se il "no" dovesse prevalere, questo rappresenterebbe "il preludio a elezioni generali dalle quali il Movimento cinque stelle uscirebbe trionfante». Tuttavia, precisa il sito del settimanale, non è detto che le cose vadano così. Qustro scenario "presuppone che gli elettori italiani siano incoraggiati dalle elezioni americane a diventare più populisti e più anti-establishment». Ma «questo non è certo: essi potrebbero voler scegliere il diavolo che conoscono». In ogni caso, anche per l'Economist, il «no» è il risultato «più probabile» che darebbe «l'ultimo pezzo di prova che gli elettori nei Paesi occidentali sono sempre più disillusi e delusi da chi sta al potere. E non sarà l'ultimo: la Francia vota in primavera».