16 ottobre 2019
Aggiornato 21:30

Renzi: «A dicembre pronta la Salerno-Reggio Calabria. Alla faccia dei gufi»

Ai microfoni di Radio Capital, Renzi è un fiume in piena. Ostenta ottimismo sui sondaggi, sulle coperture per il Def, sulle grandi opere e, ovviamente, sul referendum costituzionale

ROMA - E' un periodo di grandi appuntamenti e grandi impegni per Matteo Renzi. In questi giorni in giro per il Nord Italia per promuovere le sue riforme, con un occhio attento al 4 dicembre in cui gli italiani si esprimeranno su quella costituzionale. Qualche intralcio è quasi da copione: come l'esposto M5s a seguito delle sue dichiarazioni sulla riapertura del dossier Stretto di Messina, per le quali si profila l'ipotesi di manipolazione di mercato; quindi, il ricorso al Tar sulla legittimità del quesito referendario, che le opposizioni ritengono una propaganda troppo esplicita per il «sì»; infine, la querela dell'assessore romano all'Ambiente Paola Muraro, a causa delle dichiarazioni di Renzi che l'hanno accostata «indebitamente» a Mafia Capitale.

Calo di popolarità? Fisiologico
Ma il premier non si perde d'animo, e in un'intervista a Vittorio Zucconi su Radio Capital ostenta tranquillità e ottimismo. Perché, dice, i cali di popolarità sono fisiologici, «ne ho parlato a lungo con Obama». «I momenti di più alto consenso sono all'inizio e alla fine del mandato, quando i cittadini ti mettono a confronto con i potenziali sfidanti. La stampa mi critica, fa giustamente il cane da guardia. Ma sento un consenso nel Paese, ci sono tante persone che ci credono», afferma. 

Nessuna deriva autoritaria
E a chi lo accusa di favorire, con la riforma, una svolta autoritaria, Renzi risponde perentoriamente: "Per mesi si è parlato di svolta fascistoide, Di Maio ha offeso l'Italia paragonandola alla dittatura di Pinochet. Io ho chiesto al principe dei costituzionalisti quale articolo della riforma modifichi i poteri del premier e quell'articolo non c'è». Il riferimento è al confronti di venerdì scorso con il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky negli studi di Enrico Mentala a La7. A suo avviso, ciò che c'è veramente in questa riforma è il taglio delle "poltrone dei senatori e del Cnel che finora è costato un miliardo». Ma se vince il No, il bicameralismo resterà «così per sempre».

Ottimismo sui sondaggi
Nemmeno i sondaggi preoccupano Renzi: "I sondaggi non parlano delle persone indecise, e di quelle che ancora non sono informate. I fan del No, quelli di Brunetta e Grillo, sono già schierati. Ma ci sono tutti gli altri e la campagna è appena iniziata...». Sulla personalizzazione della campagna il premier si scusa ancora: "Ho sbagliato, qualcuna ci viene bene e altre male, io sono stato troppo focoso, ma ho fiducia nei cittadini e non si vota sul mio futuro".Quello che è fatto è fatto, insomma: l'importante è ripartire. E il premier ce la mette tutta, tanto che annuncia la sua disponibilità a confrontarsi con tutto il parterre dei suoi avversari: Grillo, Salvini, D'Alema, Berlusconi.

Coperture? Sempre trovate
Però, ricorda, «devo anche governare»: «C'è la legge di Bilancio da approvare e il 18 ottobre sarò alla Casa Bianca, Obama ha deciso di fare l'ultima cena di Stato con l'Italia per il rapporto di amicizia che lega i nostri Paesi». E a chi gli contesta la mancanza di coperture per il Def, che Bankitalia ha già contestato, Renzi risponde con la solita aplombe: «Tutti gli autunni la solita solfa sulle nostre capacità di trovare le coperture: un po' come le polemiche sul campionato e le occupazioni nella scuole». Anche perché, sostiene, alla fine le coperture «le abbiamo sempre trovate", "dal Jobs Act agli 80 euro, il super-ammortamento e il taglio dell'Imu».

Conclusa la Salerno Reggio-Calabria
In questo clima di ottimismo, nulla sembra impossibile: neppure il Ponte sullo Stretto. Che, ha ribadito Renzi, si farà, «dopo aver potenziato ferrovie e viadotti della Sicilia»: sarebbe ridicolo, sentenzia, scartarlo perché fu un'idea di Berlusconi. E a chi ancora ride per l'annuncio, il premier ricorda ai "gufi": «il 22 dicembre sarà pronta la Salerno Reggio-Calabria, mancano solo 800 metri e una galleria. Dunque non è vero che le grandi opere le vedranno solo i  nostri nipoti». E proprio alla faccia di quei «gufi», sostiene, «questo è un Paese meraviglioso».

La doppia morale dei 5Stelle
Sull'Italicum, ribadisce la linea dell'apertura: «Il Pd si porrà in un clima di dialogo con le altre forze politiche per verificare ipotesi di modifica a cui non ci sottraiamo». Mentre su Roma, il premier abbandona definitivamente il precedente riserbo sui guai dell'amministrazione capitolina e attacca duramente: «Da loro una doppia morale, hanno massacrato il ministro Poletti per una foto a cena con Buzzi che allora era un libero cittadino, mentre l'assessora Paola Muraro ha collaborato come professionista con alcuni protagonisti di Mafia Capitale». E continua: «Se il Pd avesse affidato il dossier rifiuti a una persona con questo curriculum cosa avrebbero detto i grillini? Loro attaccano il Pd in modo disumano, come è successo con Stefano Graziano definito camorrista e poi assolto».

La difesa di Agnese
Il finale dell'intervista è dedicato alla moglie Agnese. Finita nell'occhio del ciclone per essere divenuta di ruolo, a differenza di molti suoi colleghi precari. «Mia moglie ha giustamente querelato chi l'ha accusata. Se qualcuno trova delle irregolarità in quella nomina siamo pronti a cospargerci il capo di cenere. Ma anche una insegnante del M5S ha parlato di vergogna per gli attacchi ricevuti da mia moglie, che ha fatto la supplente precaria per 12 anni. Questo tipo di polemiche rivelano una piccineria morale», è la difesa del premier.