26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Il premier sulle banche

Renzi: «Per Mps non pagheranno i cittadini»

Il presidente del Consiglio si dice convinto che per il disastro di Mps non saranno i risparmiatori a pagare, ma i responsabili, ovvero, oltre ai banchieri, anche una parte di sinistra

ROMA - «Paghi chi ha sbagliato, non la gente comune». A pronunciare queste parole è il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in merito alla questione delicata del Monte Paschi di Siena, unica italiana sonoramente bocciata negli stress test Bce. Ammette le colpe pesanti della politica, Renzi, e assicura che a pagarne le conseguenze non saranno i cittadini: «Non è un fatto di consenso, è un fatto di giustizia», dice.

Il Governo si occupa dei risparmiatori, non delle poltrone
In una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, il premier precisa che con il ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, si è agito all'unisono, incoraggiando una soluzione di mercato. La Banca centrale europea e cda del Monte dei Paschi di Siena hanno fatto poi la scelta che hanno ritenuto più solida: «A me interessa proteggere il correntista e il risparmiatore – continua Renzi –. Devono sapere che in Italia c'è un governo che si occupa di loro, non delle poltrone dei consigli di amministrazione delle banche come accaduto troppo spesso in passato». Poi toccherebbe alle banche ripulirsi finalmente dai deteriorati: quella diventerebbe «oggettivamente», per il premier, la misura di crescita economica più forte «perché significa recuperare credito da dare ai piccoli imprenditori, agli artigiani, alle famiglie».

«Non voglio che paghino i cittadini»
Il premier, inoltre, definisce e circoscrive il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti nel piano di salvatggio Mps. Quando gli altri Paesi come Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno salvato le banche – ribatte al sospetto di aiuti di Stato il premier – non c'erano vincoli Ue, che invece sono stati messi nel 2013: «Sono stati i governi che ci hanno preceduto a scartare l'ipotesi di una bad bank italiana». Si è trattato di un errore, spiega ancora Renzi, ma «inutile piangere sul latte versato». I vincoli di oggi sono complicati da spiegare e, dunque, in soldoni, dice il premier, «se vogliamo fare un intervento pubblico, bisogna che paghino anche i cittadini. E io non voglio».

La soluzione è tornare a crescere
L'unica soluzione per archiviare definitivamente la crisi bancaria è tornare alla crescita. Dal 2015 l'Italia ha cambiato verso e invertito la rotta. Il segno del pil è tornato positivo, il Jobs Act ha portato 599mila posti di lavoro in più e la massa dei crediti deteriorati finalmente cala: «Ecco perché insisto su investimenti, crescita e flessibilità contro la cultura dell'austerity». Il premier Matteo Renzi, all'indomani degli stress test Bce che hanno promosso quattro banche italiane su cinque si dice convinto della tenuta del sistema bancario italiano, se sarà consolidata la scelta di politica economica del suo governo concentrata sulla ripresa dell'economia reale.

La soluzione Atlante
I dati parlano chiaro. L'economia reale italiana è quella che tra il 2009 e il 2014 in Europa ha perso più di tutti, spiega Renzi. Oltre al crollo del pil, ci sono stati tre anni di recessione e la disoccupazione quasi raddoppiata. Nonostante ciò, una banca italiana, Intesa, è risultata la migliore a livello europeo. A proposito degli stress test, quattro banche su cinque vanno bene. Per la quinta, Monte dei Paschi di Siena, «ci siamo mossi per dare una risposta tempestiva»: la proposta di Atlante «ripulisce finalmente e per sempre la questione crediti deteriorati. Insomma grazie all'intervento di Atlante c'è una soluzione di sistema, definitiva». E l'aumento di capitale, finalmente, «sarà fatto su una banca totalmente ripulita dai problemi del passato».

Via la politica dalle banche
Troppe banche e poco credito: è questo il problema oggi in Italia. Il governo ha messo le mani in una situazione difficilissima con un obiettivo chiaro, dice Renzi, e cioè via la politica dalle banche, «via i meccanismi allucinanti delle popolari dove qualcuno faceva campagna elettorale per il rinnovo dei cda attraverso la concessione di credito». In questa direzione si è mossa la riforma delle popolari del gennaio 2015 che, per il premier, segna una svolta storica in Italia: «Mi piacerebbe che ci fosse più onestà intellettuale nel riconoscerlo».

Gli errori della sinistra
Renzi risponde anche sulle più gravi delle crisi bancarie. «Nel merito delle singole banche le storie sono diverse», afferma il presidente. Su Banca Etruria «noi siamo stati di una severità esemplare arrivando al commissariamento e alle doppie sanzioni». Ma – avverte il premier – chi conosce Arezzo, però, sa che le cause di quella vicenda hanno le radici «in un passato lontano e sono ben diverse da come sono state raccontate». Mentre su Vicenza si è espresso personalmente auspicando chiarezza, anche arrivando all'azione di responsabilità: «e i veneti sanno perfettamente chi sono quelli - imprenditori e politici - che hanno fatto i furbi». Quanto a Mps, «non prendiamoci in giro: le responsabilità di una parte politica della sinistra romana e senese – afferma il premier – sono enormi. Da Banca121 in poi, certe scelte sono state un suicidio, voluto da una politica impicciona e incapace sia a livello territoriale che nazionale».

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