30 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Cosa hanno da nascondere?

Il M5s vorrebbe controllare i redditi dei politici, ma il Pd...

Il deputato Danilo Toninelli ha proposto il cosiddetto «politometro», un monitoraggio dell'arricchimento dei parlamentari durante il loro mandato. Ma il governo e il Partito democratico hanno detto di no

ROMA«Bocciato il politometro! Il Pd e il governo hanno appena bocciato, in Commissione, la nostra proposta di controllare i redditi dei politici una volta terminato il mandato». Lo scrive su Facebook Danilo Toninelli, deputato M5S, mentre è in corso in commissione Affari costituzionali alla Camera l'esame del testo sul conflitto di interessi. «Mentre da una parte introducono il redditometro per tutti i cittadini – prosegue Toninelli – dall'altra non consentono di verificare se un politico si sia arricchito in maniera spropositata durante il mandato, magari facendo favori al miglior offerente. Con questa norma, valida per soli tre anni, avremmo potuto saperlo e agire effettivamente sul conflitto di interessi, che spesso si realizza dopo la fine di un mandato, quando si raccolgono i frutti del lavoro che da eletti si fa per sé e non per il bene del Paese. La legge che sta uscendo da questa commissione fa il solletico a chi si trova in conflitto di interessi e che trae vantaggio dalla carica pubblica ricoperta. In perfetta continuità con quanto fatto, o meglio non fatto, da Berlusconi».

Una riforma che depreda il risparmio e uccide la cooperazione
In compenso, intanto, il governo Renzi si occupa di banche... a modo suo. «Lo schema è sempre lo stesso: mettere le mani in tasca ai cittadini, depredare il risparmio e la cooperazione: la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite». Lo denunciano i deputati M5S in relazione alla riforma delle Banche di credito cooperativo. «È ripugnante l'idea che una banca che ha fatto profitti grazie a forti esenzioni fiscali e, dunque, grazie alle tasse dei cittadini, possa scappare via dal sistema della mutualità con il bottino, pagando soltanto un obolo – aggiungono – L'idea della way out per gli istituti maggiori, poi, è la classica misura 'ad bancam' per amici e parenti di Renzi e Lotti. Una misura che, peraltro, ottiene l'effetto opposto rispetto alla ratio della riforma. Invece di pensare a cittadini e imprese schiacciati dalle tasse – chiude il gruppo alla Camera del Movimento – l'esecutivo confeziona riforme su misura per gli amici degli amici, coprendo i loro buchi con le risorse accumulate onestamente dal credito cooperativo e tramandate di generazione in generazione».

(da fonte Askanews)

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