19 settembre 2019
Aggiornato 01:30

Bersani e Renzi su una cosa sono d'accordo: fuori dal Pd non c'è Sinistra

Se c'è una sola cosa su l'ex segretario, il Premier e la maggior parte del Pd è d'accordo, è che fuori dal Partito democratico non c'è spazio per nuove formazioni di centrosinistra.

ROMA - «Se io resto nel Pd non lo faccio perché ho una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il Pd il centrosinistra non esiste perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo fuori dal Pd. La mia idea d'Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo sia più facile che finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel Pd». Così l'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani commenta in un'intervista a Repubblica l'uscita di tre deputati, tra cui Alfredo D'Attorre, dal Pd.

Bersani: partito senza identità
Bersani non condivide una certa idea del Pd che sembra avere in mente Renzi. «Dare un profilo al partito è importantissimo. Lui pensa di rafforzarsi pescando qua e là, per me è il contrario. Più sei senza identità, più il tuo consenso è contendibile». Nella manovra ci sono cose «positive» ed altre no, «la crescita c'è, anche se a livello embrionale. Ma attenti agli slogan, ripeto, all'ottimismo. Può diventare pericoloso anche a livello elettorale» perchè proprio quando «le cose prendono la piega giusta non è detto che gli elettori votino chi li ha messi in quelle condizioni favorevoli». La legge di stabilità, conclude Bersani, «non ha bisogno della fiducia. Il Parlamento può migliorare la legge. Speranza e Cuperlo hanno presentato le correzioni necessarie».

Sereni: lasciare il partito è sempre negativo
«Quando qualcuno abbandona il partito non è mai un sollievo, è sempre un fatto negativo. La pensavo così anche quando alcuni anni fa, segretario Bersani, diversi amici provenienti dalla Margherita - tra cui Rutelli, che era stato uno dei fondatori del Pd - decisero di uscire. La penso così anche oggi e, anche oggi, credo che la motivazione di chi ha scelto di lasciare il Pd sia profondamente sbagliata». Così la vicepresidente della Camera, Marina Sereni, in un commento su l'Unità oggi in edicola. «Allora - continua - nel 2009, si riteneva che la gestione di Bersani stesse allontanando il Pd dal suo progetto originario, schiacciandolo sull'identità degli ex Ds. Ora, a parti rovesciate, alcuni (pochi per la verità) di coloro che hanno contrastato Renzi al Congresso - con strumenti e argomenti del tutto legittimi ovviamente - decidono di andarsene ritenendo che questo Pd sia stato "snaturato». Questo assunto mi sembra del tutto errato, non corrisponde alle scelte che il governo sta facendo, non corrisponde alla dinamica dei gruppi dirigenti di questo partito che, certo anche con alcuni limiti, vedono una condivisione di responsabilità molto ampia da parte di dirigenti che al Congresso non avevano sostenuto Matteo Renzi». «Quando Rutelli uscì dal Pd si illuse di poter dare vita ad un nuovo soggetto riformista moderato, abbiamo visto poi come è andata a finire... I compagni che oggi escono guardando a sinistra pensano forse di poter cambiare il Paese stando all'opposizione? O piuttosto si accontenterebbero di 'far perdere' il Pd? In entrambi gli scenari - conclude - vedo una sconfitta delle stesse idee per le quali si battono».

Guerini: nessuno spazio fuori dal Pd  
«L'Italicum garantisce rappresentanza e governabilità e una sua modifica non è all'ordine del giorno». Parola del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini che in una intervista alla Stampa spiega anche che fuori dal Pd non ci sono «grandi spazi» per la sinistra. «Stiamo realizzando l'intuizione originaria del Pd, una grande forza di centrosinistra riformista che sa assumersi fino in fondo la sfida del governo - sottolinea -. Non vedo grandi spazi per ciò che nasce a sinistra fuori da questa prospettiva. E la domanda inevasa che dovrebbe esser loro rivoltà è: come e con chi vorrebbero governare il Paese?». "Mi pare che i primi indizi della nascita di questo nuovo soggetto (di sinistra, ndr) - conclude - siano caratterizzati da una forte polemica con il Pd. Siamo noi il nemico individuato più che la destra. E ciò mi pare indice di velleitarismo e della ripetizione di un vizio antico, di cui la sinistra italiana non si è liberata fino in fondo».

Renzi: fuori di qui nessuno spazio
Del resto, queste interpretazioni sono condivise anche dal premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi non c'è spazio per un'altra sinistra in Italia. A Bruno Vespa nel suo libro «Donne d'Italia» (Mondadori - Rai Eri), spiega: «All'interno del Pd c'è un grande spazio ideologico e culturale per la sinistra, ma gli esponenti della minoranza devono liberarsi della logica di parlar male l'uno dell'altro»«Fuori di qui - aggiunge - non vedo spazi. Pensi alla Grecia, per esempio. Volevano la rivoluzione, adesso sono campioni di riformismo: il governo di Alexis Tsipras è il secondo governo più riformista d'Europa, dopo il nostro. In Polonia si sono confrontati al ballottaggio la destra e l'estrema destra. Nel Regno Unito, i laburisti di Ed Miliband non hanno toccato palla. E non credo che la musica cambierà con Corbyn. In Francia, nei sondaggi i socialisti sono al terzo posto, quindi fuori anche dai ballottaggi. In Germania, Angela Merkel è contestata da destra, certo non impaurita dai socialdemocratici che per il momento risultano non pervenuti. Se fossi un dirigente della sinistra italiana, mi preoccuperei di costruire bene il Pd, non di minacciare scissioni. Farlo significa non aver letto un giornale europeo da almeno un anno. Trovo, per esempio, in Gianni Cuperlo un ragionamento serio su qual è lo spazio per una sinistra che voglia mantenere gli ideali della giovinezza in un mondo che cambia. Meno serio - conclude - è l'atteggiamento di chi ogni giorno cerca un'agenzia di stampa per una chiosa contro il governo».

(Con fonte Askanews)