14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Ma senza un accordo delle parti il Governo interverrà

Sindacati: rinnovi e riforma contratti. Poletti spera in un'intesa

Una posizione unitaria di Cgil, Cisl e Uil sulle nuove regole per i contratti ancora non c'è e non è detto che ci sarà. I rispettivi leader sono però pronti a riprendere, in qualsiasi momento, il confronto con Confindustria

ROMA - Una posizione unitaria di Cgil, Cisl e Uil sulle nuove regole per i contratti ancora non c'è e non è detto che ci sarà. I rispettivi leader sono però pronti a riprendere, in qualsiasi momento, il confronto con Confindustria dopo lo stop del suo presidente Giorgio Squinzi, che ieri aveva dichiarato chiuso questo capitolo vista l'impossibilità di giungere a un'intesa.

Rinnovi dei contratti
Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, che si sono riuniti nella sede della Uil per circa due ore, hanno tuttavia precisato che il tavolo sul modello contrattuale dovrà andare avanti parallelamente ai rinnovi dei contratti in diverse categorie, a partire dai metalmeccanici. I lavoratori, pubblici e privati, in attesa di rinnovo sono circa 7 milioni. Le piattaforme sono state già presentate.

Spada di Damocle
I segretari generali delle tre confederazioni hanno sostanzialmente ribadito le posizioni espresse, seppure con dei distinguo sia sulla tattica che sul merito, nella conferenza stampa unitaria convocata per presentare il nuovo leader della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Luca Visentini. Sui sindacati pende però una spada di Damocle: chiusa la partita del Jobs act e all'indomani del via libera del Parlamento alla legge di stabilità, che dovrebbe contenere anche norme per rendere più flessibile l'uscita dal lavoro, il Governo potrebbe aprire la partita della contrattazione.

Salario minimo 
Palazzo Chigi non ha mai nascosto l'idea di introdurre il salario minimo per legge. Uno strumento che rischia di mettere fuori gioco il sindacato e di superare il contratto nazionale. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha auspicato un accordo tra le parti sociali sulle regole contrattuali. Ma ha anche avvertito che senza un'intesa ci penserà l'esecutivo. «L'abbiamo detto da tempo - ha ricordato Poletti - siamo convinti che quello della contattazione sia un tema classico delle parti sociali. Quindi continuiamo ad augurarci che le parti trovino una strada per affrontarlo. Se a un certo punto non riusciranno a trovare una via, il Governo si prenderà la responsabilità di prendere una posizione».

Critiche a Squinzi
Cgil, Cisl e Uil non le hanno comunque mandate a dire a Squinzi, accusato di aver fatto tutto da solo nella speranza di un intervento di Palazzo Chigi. «Trovo le dichiarazioni di Confindustria stranianti - ha spiegato Camusso - se il tema non fosse serio verrebbe da dire: siccome il pallone non è quello con cui gioco io, non voglio più giocare. E' uno strano modo di intendere i negoziati. Ora cosa si fa? Si discute ai tavoli per i rinnovi contrattuali. Confindustria ci ripensa? Continuiamo a essere pronti a discutere. Ma i segnali di Confindustria sono contraddittori. Ha deciso di aprire e chiudere il confronto. Ha fatto tutto da sola».

Furlan: responsabilità
Da Furlan è arrivato un richiamo alla responsabilità e al buonsenso: «Siamo davanti a un momento molto delicato. Le parti sociali si devono assumere fino in fondo la responsabilità di disciplinare un nuovo progetto di contrattazione e relazioni industriali. Nessuno può sottrarsi, è un fardello che ci dobbiamo portare per evitare che altri soggetti si sostituiscano alle nostre funzioni».

Barbagallo: riapriamo il tavolo
Barbagallo ha invece sollecitato il presidente di Confindustria a riaprire subito il tavolo: «Spero che Squinzi domani si svegli e dica 'riprendiamo la discussione'. Ma non perda tempo, ne ha già perso troppo e non si aspetti sconti dal sindacato. Dobbiamo dare risposte ai 7 milioni di lavoratori che aspettano il rinnovo del contratto». Il segretario generale della Ces ha aggiunto che la posizione di Squinzi potrebbe danneggiare proprio l'associazione delle imprese. «E' un film già visto in altri Paesi - ha osservato Visentini - Squinzi deve stare molto attento, perché dove hanno scelto di smantellare i contratti nazionali le organizzazioni datoriali hanno perso metà degli associati».

In attesa
I sindacati non faranno passi ufficiali per indurre Confindustria a riaprire il tavolo. Resteranno in attesa, continuando però a discutere tra loro per trovare una posizione unitaria da confrontare con quella delle imprese. Lo snodo principale, che può sbloccare anche la vicenda del modello contrattuale, resta quello dei rinnovi. Senza risposte ai 7 milioni di lavoratori in attesa di un nuovo contratto, pur non essendo la Francia in Italia sarà scontro. Almeno così promette il leader della Fiom, Maurizio Landini.

(con fonte Askanews)