16 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Le trame del Colle

Napolitano o Mattarella, chi è il vero presidente?

L'ex capo dello Stato continua a monitare, per difendere il governo Renzi da lui fortemente voluto. L'attuale inquilino del Quirinale invece tace, ma dietro le quinte ha già iniziato a costruire il piano B in caso di caduta dell'esecutivo

ROMA – Finora avevamo solo (si fa per dire) due Papi. Ora sembra che in Italia ci siano pure due presidenti della Repubblica. Formalmente, infatti, come Joseph Ratzinger anche Giorgio Napolitano ha lasciato il proprio seggio. Ma da una personalità come la sua, abituata da anni a mettere i piedi nel piatto della politica, anche oltre quanto previsto dalla prassi del suo ruolo istituzionale, non ci si poteva certo aspettare un improvviso silenzio. E infatti a stare in silenzio Re Giorgio non ci pensa per niente: nei giorni scorsi ha inviato al Corriere della Sera una lunga lettera che suona come uno dei suoi più classici moniti. Come se al Quirinale ci fosse ancora lui: «Non è pensabile si torni indietro sulla natura del nuovo Senato – ha scritto – Mi si lasci dunque rivolgere un forte appello a quanti continuano a esprimere orientamenti così rischiosi per le sorti di una già troppo tardiva riforma costituzionale di cui l’Italia, la democrazia repubblicana, il nostro Parlamento hanno profondo bisogno. Non si sovrappongano a un confronto che resti nei limiti di una doverosa responsabilità comune, contrapposizioni politiche distruttive e puri artifizi polemici».

Un emerito presidente
Il senso delle parole dell'ex capo di Stato è fin troppo chiaro: come ha sempre fatto quando abitava sul Colle, anche stavolta vuole difendere la sua creatura, il governo Renzi, dagli attacchi delle opposizioni interne ed esterne, nella sfida sulle riforme istituzionali che rischia di farlo cadere. Nulla di nuovo sotto il sole romano, dunque: peccato che questi interventi a gamba tesa sul campo politico ce li si aspetti semmai da un presidente, non certo da un pensionato che ricopre il ruolo praticamente onorifico di senatore a vita. E infatti l'attivismo indefesso di Napolitano ha fatto letteralmente infuriare tutti coloro che si sono sentiti chiamati in causa: dalla minoranza Pd (Rosy Bindi: «Napolitano deve portare più rispetto alla fatica del Pd, a tutti i partiti, al presidente del Senato Grasso e a Mattarella») al Movimento 5 stelle (Vito Crimi: «Qualcuno dovrebbe spiegarci perché il senatore Giorgio Napolitano lanci moniti manco fosse il presidente della Repubblica. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché il senatore Giorgio Napolitano non vuole che il futuro Senato della Repubblica sia eletto dai cittadini») a Forza Italia (Renato Brunetta: «Con scarsissima sensibilità istituzionale e personale cerca di precostituire una strada per il suo successore, chiedendo con il suo silenzio di avallare una sorta di moral suasion di un Quirinale ombra»).

Attivismo silenzioso
Mentre il suo predecessore fa discutere, in compenso, il legittimo inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella, tace. E anche questo comportamento non piace a molti, dal solito Brunetta («Domandiamo al presidente della Repubblica di esaminare la questione nella sua oggettività drammatica e alla luce dei precedenti più immediati. Nel novembre 2011 per molto meno, senza alcuna bocciatura, e anzi dopo un voto favorevole della Camera dei deputati, il presidente Napolitano convocò Silvio Berlusconi e gli impose le dimissioni») a Beppe Grillo («Non so neanche chi sia, cosa faccia. Pensavo che almeno un pugno sulla scrivania lo potesse dare»). In realtà, dietro al silenzio pubblico di Mattarella si nasconde una fervente attività privata, che si svolge tutta lontano dai riflettori. I quirinalisti continuano a raccontarci la versione ufficiale: il presidente della Repubblica richiama tutti i partiti alla responsabilità, non lega il percorso parlamentare delle riforme alla sopravvivenza del governo, è preoccupato soprattutto della stabilità. Ma le indiscrezioni che filtrano da palazzo raccontano uno scenario molto diverso: proprio perché lo preoccupa la stabilità politica, Mattarella è già al lavoro per preparare un piano B nel caso in cui il governo Renzi non resistesse alla bufera sulle riforme.

Uscita di sicurezza
Un piano che non porta necessariamente alle elezioni anticipate, come vorrebbe lo stesso premier, ma più probabilmente ad un governo di transizione, guidato non si sa ancora da chi (Delrio? Boschi? Serracchiani? Letta bis?) e intessuto con il prezioso e complice aiuto del suo vice, il presidente del Senato Pietro Grasso. Addirittura, in gran segreto Mattarella ha avviato una serie di consultazioni con le opposizioni, per discutere appunto della loro posizione sulla riforma costituzionale. Ma non solo. Mentre tutto ciò accade dietro le quinte, l'unico atto pubblico degno di nota compiuto da Sergio Mattarella nei suoi primi mesi di presidenza è all'insegna della sua ormai proverbiale sobrietà: il taglio degli stipendi, delle pensioni, delle auto blu e degli alloggi di servizio ai dipendenti del Quirinale. Un segnale non da poco inviato all'opinione pubblica, ma anche (indirettamente) al suo predecessore: come mai a recidere questi rami secchi non ci ha pensato Napolitano, che ha avuto ben otto anni di tempo per farlo?