21 settembre 2019
Aggiornato 23:00

La (lunga) strada che porta Salvini al governo

Lo sciopero contro il governo Renzi, le visite agli Stati esteri, lo scontro frontale con il Vaticano e la ricerca di un'identità politica autonoma dal vecchio centrodestra: le prossime tappe del leader della Lega verso palazzo Chigi

ROMA – La strada per la sua Lega Nord, Matteo Salvini l'ha già tracciata, ed è quella che da via Bellerio porta direttamente a palazzo Chigi. Già da diversi mesi è lui il più rumoroso degli oppositori di Matteo Renzi, i sondaggi continuano a certificarne la crescita di consensi e il recente risultato positivo alle elezioni regionali lo ha definitivamente incoronato come il partito più in forma dell'intero centrodestra. Ma tutto ciò non basta ancora. Il nuovo segretario del Carroccio è riuscito fin qui nel miracolo politico di rilanciare un movimento che sembrava destinato a morte certa fino a pochi anni fa. Eppure ora lo aspetta una sfida ancora più grande: riuscire ad accreditarsi, presso una componente maggioritaria dell'elettorato, come forza di governo, come alternativa credibile al sempre meno credibile Pd renziano.

Sciopero anti-Renzi
La dichiarazione di guerra, dal canto suo, Matteo Salvini l'ha già lanciata, e chiara: scatterà a novembre, con gli annunciati tre giorni di sciopero generale contro il governo Renzi. Con il quale intende bloccare letteralmente l'Italia, dimostrando così non solo la forza di mobilitazione del suo partito, ma anche la crescente esasperazione che monta nel Paese contro il premier. «Immagino tre giorni di manifestazioni civiche – ha preannunciato al Giorno – Per questo c'è bisogno di una lunga preparazione, per permettere che ciascuno, per quello che potrà fare, possa dire: io ci sono. Le giornate avranno un'etica: consumare, ad esempio, solo prodotti italiani. Andremo anche nel concreto delle proposte: ci saranno iniziative per l'agenzia delle entrate, per le prefetture, per le banche. Immaginate un'Italia che si ferma, che non dà quattrini a questo governo, per poi ripartire». Salvini ha invitato a questo sciopero anche Forza Italia e il Movimento 5 stelle, ma la prima è troppo impegnata a inseguire il Nazareno bis, il secondo non si vuole ancora sporcare le mani con gli altri partiti. Dunque la Lega resterà da sola a promuovere questo appuntamento, che potrebbe trasformarsi in caso di successo in un'arma propagandistica formidabile.

Ma il Sud non risponde
Resta però sullo sfondo un problema, anzi sempre il solito problema: la capacità del Carroccio di spingersi oltre i confini storici del suo elettorato. Il suo segretario ce l'ha ben presente fin dall'inizio: non è un caso se ha progressivamente abbandonato le parole d'ordine della secessione e dell'indipendenza del Nord a favore di slogan capaci di fare maggior presa su tutto il territorio nazionale, come quelli anti-immigrazione o anti-euro. Ma le stesse elezioni regionali che al Settentrione hanno sancito la rinascita della Lega hanno anche testimoniato come al Sud le liste Noi con Salvini si siano fermate molto lontano dai risultati significativi: segno che, su questo fronte, serve un'attività più efficace.

I prossimi passi
Sono da leggersi in quest'ottica, dunque, le ultime mosse estive del leader leghista.  Intanto la contrapposizione frontale con i vescovi sul tema dei profughi: ennesimo capitolo di una storia di amore-odio tra Lega e Vaticano, fatta di battaglie comuni (come quelle contro l'Islam o sui temi etici) ma anche di folkloristiche prese di distanza (all'insegna dei culti celtico-padani, del dio Po e del Sole delle Alpi). Poi la ricerca di una propria identità in politica estera che vada oltre la semplice amicizia personale con la Le Pen e con Putin: infatti, da fine settembre partirà un lungo tour che porterà Salvini in Nigeria, in Marocco, in Russia, e poi Siria, Israele, Stati Uniti... E infine, lo scoglio più grande, quello che potrebbe portare davvero la Lega al definitivo salto di qualità: uscire dal vecchio scontro ideologico tra destra e sinistra e affermare la sua autonomia, in stile M5s. Ovvero, troncare l'avvizzito cordone ombelicale che li lega a Forza Italia e abbracciare il popolo delle partite Iva in crisi, dei lavoratori disoccupati, degli esodati, degli operai cassintegrati. Orfani di una sinistra che non li ascolta più e proprio per questo oggi più che mai pronti a sostenere convintamente un nuovo progetto politico, a patto che sia serio e chiaro. La strada è lunga e tortuosa, certo: ma al fondo c'è il premio più ambito. Ne vale la pena.