29 novembre 2020
Aggiornato 11:30
Bruxelles potrebbe decidere di «monitorare» l'Italia

Pensioni, Renzi-Padoan alla resa dei conti. Come la risolveranno?

Dopo la sentenza della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale la mancata indicizzazione dei trattamenti pensionistici, il governo Renzi deve fare i conti con un buco improvviso di 12 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Sotto l'occhio vigile di Bruxelles dovrà trovare a stretto giro una soluzione, ma il rimborso del dovuto potrebbe essere solo la punta dell'iceberg.

ROMA - Pensava fosse «un petardino» e invece ha fatto scoppiare l’atomica. Si tratta del pensionato che per primo ha fatto valere i suoi diritti, ottenendo davanti a un tribunale la bocciatura della norma del 2011 sul blocco della perequazione degli assegni oltre tre volte il minimo. Lui ha fatto da apripista nel lontano maggio del 2013. Oggi, la sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la deindicizzazione delle pensioni voluta dal governo Monti, interessa ben 5 milioni di pensionati e ha aperto una voragine di circa 12 miliardi di euro nei conti pubblici dello Stato italiano. Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan stavano giusto pensando a come investire i soldi del (fantasmagorico) «Tesoretto» quando sono stati colpiti da un fulmine a ciel sereno. Le implicazioni della sentenza sono infatti piuttosto gravi per le casse dello Stato.

Cosa prevede la sentenza della Consulta
Ma cosa prevede esattamente questa sentenza così importante? La Corte ha dichiarato incostituzionale la norma che per il 2012-2013 (governo Monti) ha stabilito il blocco della perequazione – cioè il meccanismo che adegua le pensioni all’aumento del costo della vita - sui trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo Inps. Si legge nella sentenza che «il diritto a una prestazione previdenziale adeguata è stato irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non spiegate in dettaglio», perciò è stato bocciato l’articolo 24 del decreto legge 201/2011. Quali sono le conseguenze per le casse dello Stato italiano? Secondo gli ultimi calcoli, depositati ieri in Senato dal viceministro dell’Economia Enrico Morando, il governo Renzi deve fare i conti con un buco di 11 miliardi di euro: cioè i soldi che deve restituire ai pensionati per la mancata indicizzazione delle loro pensioni per il periodo che va dal 2012 al 2014. Questa, però - e il peggio deve ancora arrivare -  è solo una parte del problema.

Le preoccupazioni di Bruxelles
La cosa che spaventa di più Bruxelles, infatti, non sono i 12 miliardi di euro che il governo Renzi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) restituire agli italiani. Questi sono, per così dire, un’eccezione, un salasso improvviso che serve a sanare i mancati pagamenti del passato.  Il problema vero è altrove: la Commissione Ue è preoccupata piuttosto per l’aggravio permanente che le richieste della Consulta comporteranno. Un esempio chiarificatore: se un pensionato aveva diritto a 200 euro in più al mese e per quattro anni non gli sono stati dati, un conto è la restituzione imminente degli arretrati (9.600 euro); un altro conto - di gran lunga superiore - è l’aggravio permanente che lo Stato dovrà sostenere d’ora in poi per pagare al pensionato in questione le famose 200 euro in più al mese per tutta la sua vita. La musica che vuol sentirsi suonare Bruxelles prevede una riduzione della spesa pubblica, ed è disposta a concedere flessibilità in cambio di riforme: ma a patto che i conti tornino. E i calcoli, dopo questa sentenza, si fanno decisamente più complicati.

Cosa farà il Governo Renzi per uscire dall'impasse?
Cosa farà il governo Renzi, allora, per tranquillizzare Bruxelles e risolvere il problema? Il Consiglio dei ministri è convocato per lunedì prossimo, ma sul tavolo ci sono già alcune proposte: stretta sul bilancio, accelerazione della spending review, revisione della spesa pubblica. Alcuni economisti indicano la rateizzazione come la via maestra da seguire, ma anche questa creerebbe comunque problemi di cassa. Probabilmente, Matteo Renzi sceglierà la via più facile: nell'immediato ricorrerà a un decreto «ponte» in cui si enunceranno giusto le linee di principio, prendendo tempo per decidere i dettagli sulla restituzione del dovuto ai pensionati solo successivamente. L’obiettivo del governo è quello di «minimizzare» la spesa quanto più possibile e scaglionarla nel medio-lungo periodo: alcune indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi riferiscono di un esborso non superiore ai 2,5 miliardi di euro per quanto riguarda il 2015. Intanto, l’idea sembra quella di assicurare un rimborso totale o parziale solo fino a  4/5 volte il minimo Inps. La legge, evidentemente, non sempre è uguale per tutti.