6 aprile 2020
Aggiornato 01:00
Sentenza G8 Genova

Per Orfini, De Gennaro se ne deve andare

Matteo Orfini punta il dito contro Gianni De Gennaro, ora presidente della Finmeccanica e capo della Polizia all'epoca dei fatti di Diaz. E mentre i pentastellati si dicono curiosi di sapere cosa ne pensi Matteo Renzi e Sel chiede al premier di fare qualcosa, il Parlamento lavora sul reato di tortura. In testo attualmente in discussione, per M5S, va totalmente rivisto.

ROMA (askanews) - La proposta di istituire in Italia il reato di tortura torna domani nell'aula della Camera con i riflettori accesi dalla sentenza della Corte europea per i diritti umani (Cedu) di Strasburgo. Riflettori che Matteo Orfini, presidente dell'assemblea nazionale del Partito democratico, sposta bruscamente su Gianni De Gennaro, capo della Polizia all'epoca dei fatti della scuola Diaz a Genova, stigmatizzati come «tortura» dalla Cedu. «Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica», twitta l'esponente democratico.

5STELLE: CURIOSI DI SAPERE COSA NE PENSA MATTEO RENZI - Alle parole di Orfini replica seccamente Nicola Fratoianni di Sel, chiedendogli di «fare qualcosa di più che un semplice tweet: chieda al presidente del Consiglio (che è anche segretario del Pd) di risolvere il problema». Dello stesso tenore i commenti del Movimento 5 stelle, che in una nota del gruppo parlamentare alla Camera si dicono «curiosi di sapere cosa ne pensa Matteo Renzi di De Gennaro, visto che è stato il suo governo a confermarlo ai vertici di una delle partecipate più importanti e strategiche del Paese. Il premier si assuma le sue responsabilità. E Orfini guardi in casa propria prima di sparare sentenze». Non unanimi le voci nel Pd: se la senatrice Laura Puppato trova che Orfini «abbia completamente ragione", il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto rivendica il suo "atteggiamento più istituzionale" rispetto al presidente del partito e osserva che questo è un tema che sta davanti alla coscienza di De Gennaro».

IN DISCUSSIONE LEGGE SUL REATO DI TORTURA - Quanto alla legge istitutiva del reato di tortura, esaurita a marzo la discussione generale, tempi contingentati (sette ore) per l'esame del provvedimento, approvato con sole tre astensioni e nessun voto contro in prima lettura al Senato, ma molto cambiato in commissione alla Camera. Matteo Renzi, rispondendo su Twitter a chi gli chiede della mancanza di commenti sulla sentenza di Strasburgo, risponde richiamandosi proprio all'iniziativa legislativa in corso: «Quello che dobbiamo dire - scrive - lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura. Questa è la risposta di chi rappresenta un Paese». Intanto il Movimento 5 stelle annuncia la sua probabile astensione «se non verrà fatta pulizia» sul testo. Sotto accusa le numerose precisazioni e limitazioni che Montecitorio ha introdotto per l'accertamento del reato: renderanno «quasi impossibile provarlo», secondo il deputato M5S Vittorio Ferraresi.

AVV. FAMIGLIA CUCCHI: IL TESTO NON VA BENE - In origine, alla conferenza stampa organizzata dal gruppo stellato per lanciare l'ultimo appello per alcune modifiche alla proposta di legge, era annunciata la partecipazione di Luigi Manconi, senatore Pd protagonista della battaglia per la legge a palazzo Madama. Ma Manconi, come Pippo Civati, uno dei leader delle minoranze interne al Pd, si è fatto vedere alla conferenza stampa M5S senza prendere la parola. E, parlando a margine, con i cronisti ha spiegato che la legge è «mediocre» ma che ormai va votata altrimenti si rischia di non averne una per anni, su questo tema. Legge «perfettibile» ma da approvare anche per il presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi, mentre secondo Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi, «se deve avere maglie così larghe forse è meglio non averla una legge».

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