27 gennaio 2022
Aggiornato 17:30
Per la Lega l'inasprimento delle pene non frena la corruzione

Borghi: contro il malaffare usare aziende locali

Secondo Raffaele Cantone, non basta una legge anticorruzione: serve un provvedimento ad hoc per gli appalti. Al DiariodelWeb.it, Claudio Borghi spiega la sua ricetta per combattere il malaffare: più attenzione alla prossimità delle imprese che partecipano ai lavori, e abolire il reato di concussione. Perché non ci siano attenuanti né per chi paga, né per chi incassa.

ROMA - Il governo già esultava sul provvedimento anticorruzione, per il quale, dopo anni di totale omertà politica sull'argomento e un iter particolarmente accidentato, sarebbe quasi «la volta buona». Eppure, a smorzare gli entusiasmi ci ha pensato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, in un'intervista rilasciata a Servizio Pubblico. Cantone, infatti, ha dichiarato che «Una legge ben scritta sugli appalti serve molto più di 2 milioni di intercettazioni». Insomma: oltre alla norma generale, Cantone rileva l'esigenza di un intervento particolare che colpisca i tanti «Incalza» italiani. Anche perché, ha aggiunto il presidente dell'ANAC, in un Paese come l'Italia in cui la corruzione è una «malattia endemica», di certo non basta «un'Autorità che opera con poteri amministrativi».  Parole che, di fatto, sembrano sconfessare la speranza che, con il provvedimento in discussione, si possano contrastare efficacemente fenomeni di corruzione, criminalità e appalti truccati. Sostanzialmente concorde con Cantone, almeno su questo punto, è Claudio Borghi, responsabile economico della Lega e candidato governatore della Toscana. «E' evidente che la risposta italiana al fenomeno della corruzione abbia più di qualche falla», afferma al DiariodelWeb.it. 

BORGHI: PENE PIÙ SEVERE NON SERVONO A NULLA - E anche su questo argomento, Borghi sembra cantare fuori dal coro. «La legge anticorruzione, di per sè, non vuol dire nulla. Perché possiamo anche aumentare le pene, ma aumentare la pena, di fatto, è un'idiozia. Non è che uno che corrompe non lo fa più perché, invece che 5, può prendere 7 anni: chi corrompe spera di farla franca». Borghi non è l'unico, però, a pensarla così: anche Francesca Businarolo (M5s), da noi intervistata, aveva osservato che il mero aumento delle pene non è altro che uno specchietto per le allodole. «Provvedimenti come l'inasprimento delle pene, che pure ci possono essere, servono solo a fare pubblicità», prosegue il professore. «Dal mio punto di vista, però, non sarà quello a bloccare corruzione e appalti truccati».

MAGGIORE ATTENZIONE ALLA PROSSIMITÀ «A mio avviso», aggiunge, «ci deve essere innanzitutto una maggiore attenzione alla prossimità. Una caratteristica piuttosto frequente del malaffare sugli appalti che dà origine a lavori affidati non si sa a chi è l'uso a non tenere conto della vicinanza dell'impresa al luogo dei lavori. Se io ho un controllo diretto - anche a livello di conoscenza - dell'impresa che partecipa ai lavori, rispetto a una qualsiasi offerta, apparentemente più bassa, che arriva dall'altra parte dell'universo, sono più responsabilizzato e, probabilmente, mi evito pure qualche magagna», esemplifica Borghi. «Altrimenti, ogni tipo di controllo rimane subordinato al concetto del prezzo,  mentre se si tenesse conto della prossimità, oltre a dare più lavoro sul territorio, ci sarebbe anche una maggiore responsabilizzazione dell'ente appaltante, perché è più facile avere referenze sull'impresa a cui si affidano i lavori».

ABOLIAMO LA CONCUSSIONE - Altro punto, per Borghi essenziale: «Bisognerebbe abolire il reato di concussione. Una delle foglie di fico del passaggio di mazzette in Italia è l'imprenditore che dice di essere stato costretto. Solo in Italia esiste la concussione: un tipo di reato dove si ha il cattivo pubblico ufficiale che costringe il povero imprenditore/cittadino a pagare dei soldi, senza che quest'ultimo possa opporsi al volere del primo», spiega ironicamente il candidato governatore della Toscana. «Se invece si facesse come il resto del mondo, prevedendo che pagare illecitamente sia sempre e comunque  reato senza parlare di costrizione o altre cose, secondo me si farebbe un grosso passo avanti». Insomma, per Borghi si deve prevedere il solo reato di corruzione, «per cui, se c'è un passaggio di denaro illecito, va in galera chi paga e chi prende». Invece, «ci si barrica dietro al fatto che è normale pagare perché lo fanno tutti e, in questo caso, va in galera solo il pubblico ufficiale». Dunque, secondo Borghi «già facendo queste due cose ridurremmo di molto l'area del malaffare».

PRENDIAMO ESEMPIO DALL'ESTERO - In questo senso, secondo il candidato governatore, i migliori esempi dall'estero ci possono essere d'aiuto: «Sono del parere che, invece che perdere tantissimo tempo a costruire leggi bizantine, in certi casi basterebbe prendere a modello in molti campi la legislazione che ha mostrato di essere la più efficace in altre parti del mondo», dichiara. D'altronde, secondo i dati europei, Danimarca, Finalndia, Lussemburgo e Svezia sono i Paesi meno toccati dal fenomeno, Paesi dai quali la nostra penisola dovrebbe imparare molto. Considerando soprattutto il fatto che l'Italia, insieme a Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Lituania, Romania e Bulgaria, è tra gli Stati europei maggiormente dilaniati dalla corruzione.