20 settembre 2019
Aggiornato 09:30
Lega e M5S all'attacco su reati minori e falso in bilancio

Sulla strada di Renzi e Mattarella il macigno giustizia

La riforma della giustizia è uno dei temi caldi su cui il nuovo Capo dello Stato è atteso al varco. Dopo la riforma del processo civile, è tempo di affrontare definitivamente molti nodi: amnistia, indulto, ma anche falso in bilancio, corruzione, autoriciclaggio e tempi della giustizia. In un Paese in cui circa 165.000 processi all'anno cadono inesorabilmente in prescrizione

ROMA – Superato, almeno per ora, il nodo Italicum e passata l’elezione del Presidente della Repubblica, si torna a parlare dei problemi del Paese, e delle risposte che ad essi fornirà l’esecutivo. D’altronde, il neo-inquilino del Quirinale Sergio Mattarella è atteso al varco su molti temi: tra i più caldi, Italicum, Jobs Act e riforma della giustizia. Riforma, quest’ultima, ancora colma di interrogativi, soprattutto in relazione a quel Patto del Nazareno che, come ha dichiarato Bersani, ha ricevuto un «colpetto» proprio dall’elezione di Mattarella, ma che, dicono i diretti interessati, sulle riforme continuerà a sussistere. E, si sa, il tema giustizia, per Silvio Berlusconi, è un argomento particolarmente caldo.

CHE COSA HA FATTO RENZI FINO AD ORA - Primo nodo affrontato dal governo, la giustizia civile. A novembre, è diventato legge il decreto di riforma sull’arretrato del processo civile, che prevede la negoziazione assistita anche per coppie con figli minori o maggiorenni con handicap gravi, taglio a 30 giorni delle ferie dei magistrati, stop alla norma che introduceva la testimonianza scritta nei procedimenti civili, arbitrato anche per i procedimenti pendenti in tribunale e Corte di appello, tranne che sui diritti indisponibili, oltre a separazione e divorzio «breve» e tutela del credito. Tuttavia, si tratta solo del primo passo di un cammino che si preannuncia irto di ostacoli, e sul quale il governo è già evidentemente in ritardo di almeno quattro mesi rispetto alle promesse. Il cronoprogramma di Renzi prevedeva infatti per giugno la riforma del welfare e della giustizia, mentre solo a novembre è diventato legge il suo primo tassello. D’altronde, non è un mistero che i tempi della giustizia civile in Italia siano tra i più lunghi dell’area OCSE, e i costi dei procedimenti, specularmente alla loro lunghezza, tra i più alti in Europa.

DEPENALIZZAZIONI REATI MINORI E FALSO IN BILANCIO IN DUBBIO - In ambito penale, grandi polemiche, soprattutto dalla Lega Nord, per la depenalizzazione di circa 112 reati «minori», e, dal Movimento Cinque Stelle, per l’emendamento governativo al ddl anticorruzione sul falso in bilancio che, secondo i grillini, di fatto restaurerebbe la legge ad personam di berlusconiana memoria. La questione sollevata dai 5 Stelle riguarda infatti la reintroduzione delle soglie di non punibilità per i falsi inferiori al 5% dell’utile o all’1% del patrimonio netto. Tali soglie sono quelle previste dalla legge attualmente in vigore (l’articolo 2621 del codice civile, riformato appunto da centrodestra nel 2003, mentre l’allora premier Silvio Berlusconi era imputato per quel reato), ma erano state cancellate dal ddl anticorruzione (che accorpa fra gli altri il testo presentato da Piero Grasso prima di diventare presidente di Palazzo Madama) in discussione in Commissione giustizia al Senato. Tuttavia, uno degli emendamenti governativi depositati l’8 gennaio le avrebbe reintrodotte pari pari, con un "copia e incolla" della norma berlusconiana.

NODO PRESCRIZIONI: 165.000 ALL’ANNO - Altro nodo da affrontare, la prescrizione. Nel corso delle polemiche che hanno visto opporsi l’Associazione nazionale magistrati e il premier Matteo Renzi sulla riduzione delle ferie ai magistrati, l’Anm aveva parlato anche di  «timidezza in materia di prescrizione e corruzione». Di certo, in Italia il problema della prescrizione e dei tempi della giustizia non è di poco conto.  Infatti, solo per arrivare a una sentenza di primo grado, occorrono circa 500 giorni: il risultato è che si hanno circa 165.000 prescrizioni all’anno.  La conseguenza di tale anomalia del sistema giudiziario italiano è che, ad esempio, nei tantissimi processi per corruzione, solo poche decine di  condannati scontano la pena, perché tutti gli altri godono della prescrizione. Un enorme costo per lo Stato, stimato dalla Cassazione in 84 milioni di euro. Numerosi, i processi in cui i capi di imputazione rischiano di cadere a causa della prescrizione: tra i casi più famosi, i reati di incendio colposo, disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime per la strage di Viareggio, oltre che la condanna dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, il cui quadro accusatorio nello scandalo Mose sul finanziamento illecito ai partiti sembra reggere. Tante, poi, le prescrizioni già scoccate, che hanno salvato, rispettivamente, l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, ex presidente del consiglio di amministrazione di Eternit nell’omonimo processo; Licio Gelli nell’inchiesta sui reati fiscali da lui compiuti; gli imprenditori, i faccendieri e i mediatori coinvolti nel processo Cassiopea – la più grande inchiesta mai realizzata sull’illecita gestione dei rifiuti -; Silvio Berlusconi nel processo Mills per corruzione; l’ex braccio destro di Bersani Filippo Penati nell’ambito del processo relativo al "sistema-Sesto" (una rete di tangenti per la spartizione di alcune aree industriali); tutti gli imputati nel processo sui rifiuti tossici nella discarica di Pitelli (La Spezia); Cesare Geronzi, imputato in un processo per aver rilasciato false dichiarazioni alla Banca d'Italia, relative ai bilanci delle proprie società. Della prescrizione hanno goduto anche due squadre, Juventus  e Inter, rispettivamente per il processo sul doping  in cui sono stati prescritti nel 2007 Riccardo Agricola e Antonio Giraudo, il medico e l' ex amministratore delegato dei bianconeri, e nel Caliopoli bis del 2006, quando la società nerazzurra e l'allora presidente Giacinto Facchetti furono accusati di «condotte finalizzate ad assicurare un vantaggio in classifica».

MATTARELLA ATTESO AL VARCO PER AMNISTIA, INDULTO E GIUSTIZIA - Insomma, tanti i punti ancora aperti, per questo esecutivo, in tema giustizia. E quali saranno, in merito a ciò e in tema di indulto e amnistia, le posizioni del nuovo Capo dello Stato? Sergio Mattarella sarebbe, infatti, notoriamente garantista, ma anche «dalla schiena dritta», come è stato più volte definito in questi giorni da più voci. Ottimista, il Ministro Orlando:  «E' chiaro che l'elezione di Mattarella al Quirinale - ha detto il guardasigilli - consente una prosecuzione del lavoro sulle riforme in un quadro di maggior respiro, in cui  altre forze politiche che erano parse defilate potranno esercitare un ruolo da protagonisti». Ad oggi, insomma non rimane che attendere i prossimi sviluppi.