27 giugno 2019
Aggiornato 12:00
Renzi ricompatta il Pd, ma rischia di perdere Berlusconi

Il Quirinale fra ricuciture e strappi

L'elezione del Capo dello Stato sta mettendo a dura prova il Patto del Nazareno. Fino alla scorsa settimana, l'alleanza tra Pd e Fi sembrava sacra e inviolabile. Ed ecco, invece, che Matteo Renzi sorprende tutti ancora una volta, in primis il Cavaliere, lanciando unilateralmente la sua candidatura per il Colle.

ROMA – L'elezione del Capo dello Stato sta mettendo a dura prova il Patto del Nazareno. Fino alla scorsa settimana, l'alleanza tra Pd e Fi sembrava sacra e inviolabile. Ed ecco, invece, che Matteo Renzi sorprende tutti ancora una volta, in primis il Cavaliere, lanciando unilateralmente la sua candidatura per il Colle.

IL SECONDO VOLTAFACCIA DI MATTEO RENZI - Dopo il celeberrimo tweet «Enrico, stai sereno», eccone un'altra. Matteo Renzi sorprende tutti ancora una volta: in primis il Cavaliere, che – a detta di molti – oggi era di un umore nero come la pece. Sì, perché dopo aver già fatto marameo al povero Letta, che di punto in bianco si è visto mettere da parte da questo giovane rampante fresco di nomina alla segreteria del Pd, ora tocca anche a Silvio Berlusconi. Giusto la scorsa settimana, il Cavaliere era stato certamente rassicurato sulla tenuta del Patto del Nazareno, e i due sembravano d'accordo sulla necessità di condividere armonicamente un nome per la candidatura al Colle. Invece, all'improvviso, la decisione è stata presa unilateralmente dal premier, lasciando indietro l'ex alleato. "Serve un candidato dalla schiena dritta e che sappia dire di no", ha dichiarato il Presidente del Consiglio, e subito dopo ha ufficializzato formalmente la candidatura di Sergio Mattarella. La proposta è stata approvata dall'assemblea del Pd all'unanimità: tutti i 460 grandi elettori dem hanno detto sì.

BERLUSCONI NON CI STA - Sergio Mattarella, però, è un candidato non gradito a Silvio Berlusconi, che in mattinata ha tenuto un vertice con i fedelissimi a Palazzo Grazioli. Fonti del Pd avevano parlato di una «convergenza» dell'ex cavaliere sul giurista costituzionale, e anche della possibilità che potesse essere eletto al primo colpo questa sera. Poi, però, il capogruppo dei senatori azzurri Paolo Romani ha negato in maniera drastica: «Per Fi nessun margine su Mattarella. E' la rottura di un metodo, una forzatura». L'indicazione data ai grandi elettori di Forza Italia, infatti, è stata quella di votare scheda bianca. Da Sacconi alla Polverini, tutti sono delusi dal premier voltagabbana, che prima rassicura e poi cambia idea sul da farsi. Chissà cosa ne sarà, a questo punto, del Patto del Nazareno.

IL PD SI RICOMPATTA - Intanto, però, la scelta di Matteo Renzi ha sortito un effetto molto positivo sugli umori interni al Pd. Sergio Mattarella, infatti, è il nome dell'unità: il nome di cui i dem avevano bisogno per ritrovarsi saldi e battaglieri sotto lo stesso tetto. Oltre che alla maggioranza, è gradito anche alla minoranza del Pd. Non a caso, è arrivato l'appello anche dell'ex segretario Pier Luigi Bersani: «Se tutti sono responsabili ce la facciamo comunque», ha dichiarato. E a chi gli ha chiesto se si sarebbe aspettato una tale scelta da Matteo Renzi, ha risposto: «Sì, è una scelta che tiene unito il partito» e di questo c'era bisogno. Anche da Stefano Fassina arriva un sì convinto: «Mattarella? Noi lo sosteniamo in modo unitario, vediamo gli altri cosa fanno». E il sostegno di un altro dem, Pippo Civati, non mancherà dalla quarta votazione. Tra strappi e ricuciture, le tela del Quirinale riserverà ancora molte sorprese.