18 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Azione Cattolica smentisce: nessuna gaffe dal Papa

«Parabola» del pugno: Francesco non è Charlie

Lontanissimi i tempi del discorso di Ratisbona di Papa Ratzinger, che opponeva la «ragionevolezza» della fede cristiana con l'irragionevole violenza portata da Maometto (o almeno, così fu da molti interpretato). Francesco, con la «parabola» del pugno, difende il rispetto dovuto a ogni fede. E ricorda che anche i Cristiani uccisero in nome di Dio

ROMA - «Quanto alla libertà di espressione: ognuno ha non solo la libertà e il diritto ma anche l’obbligo di dire ciò che pensa per aiutare il bene comune, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, gli spetta un pugno»​Passerà forse alla storia, l'affermazione di Papa Francesco in merito ai «limiti» da porre alla libertà di espressione, e soprattutto perchè, è indubbio, la parola «pugno» in bocca a un Pontefice fa un certo effetto.

PAROLE AD ALTO RISCHIO - Un discorso ad alto rischio di strumentalizzazione o, perlomeno, di equivoci, quello di Bergoglio, che, pur condannando ogni forma di violenza («non si può uccidere in nome di Dio»​), con l'analogia del pugno all'amico in difesa della mamma insultata ha esortato a mettere un «limite» alla libertà di espressione, un limite che coincide con il rispetto per l'altro:  «Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri». Parole ad alto rischio, sì, perchè facilmente il loro senso potrebbe essere travisato da un ascoltatore frettoloso: Francesco giustifica i terroristi? Ne comprende le ragioni? Condanna la tanto celebrata assoluta libertà e indipendenza di Charlie Hebdo? Insomma: siamo di fronte alla prima gaffe dell'amato pontefice?

AZIONE CATTOLICA: NESSUNA GAFFE«Mi pare molto chiaro che papa Francesco non abbia voluto giustificare in alcun modo alcuna forma di violenza, né di censura» spiega al DiariodelWeb.it il presidente di Azione Cattolica italiana Matteo Truffelli. «Papa Francesco ha semplicemente voluto richiamare tutti al senso di responsabilità: parliamo sempre, ci vantiamo sempre della nostra civiltà, della tolleranza, del rispetto dei diritti, ma trattiamo con superficialità e sufficienza ciò che per miliardi di persone è la cosa più sacra, ciò per cui vale la pena dare tutto se stessi, ciò per cui ha senso vivere. Trattare senza rispetto la fede delle persone non è solo un modo di comportarsi altezzoso e discriminatorio, ma è un modo di fare intollerante.Questo naturalmente», sottolinea Truffelli, «non giustifica nemmeno lontanamente nessuna violenza, non legittima nessuno a servirsi della propria fede come giustificazione per commettere atti disumani. Nessuna religione può avere qualcosa in comune con l’odio e il disprezzo per la vita umana». Dal presidente di Azione Cattolica, insomma, totale solidarietà al pontefice, le cui parole, però, hanno suscitato una selva di commenti su Twitter («La politica del Papa, pugni e carezze all'Islam»; «Quando tornate a casa, date un pugno ai vostri figli e ditegli 'questo è il pugno del papa'»; «Il pugno del Papa era una battuta, dice un Cardinale. Ma un Papa può fare battute sulla libertà d'espressione?​»). Insomma, c'era da aspettarselo: a rimanere impresso, principalmente, quel «pugno» che sembra stonare un po' troppo con il topos cristiano per eccellenza del porgere l'altra guancia.

LONTANISSIMO IL DISCORSO DI RATZINGER A RATISBONA - Solidarietà a Bergoglio anche dal cardinale Walter Kasper, tra i suoi consiglieri più influenti: «Il pugno del Papa? Solo una battuta ma è giusto il richiamo alla responsabilità». Il cardinale ha spiegato: «Violenza aberrante, Francesco ha sottolineato il senso del limite». Si potrebbe azzardare, nell'interpretazione di quanto accaduto, un passo ulteriore: che quelle parole possano essere lette come parte di una "politica" - per certi versi rivoluzionaria - verso l'Islam, che vada nella direzione di un rafforzamento del dialogo e della tolleranza reciproca? Ad avallare questa supposizione, il confronto tra le dichiarazioni di Bergoglio e quel discorso, tanto discusso, che Papa Ratzinger tenne a Ratisbona il 12 settembre 2006. In quell'occasione, Benedetto XVI, sostenendo la «ragionevolezza» intrinseca della fede cristiana, citò un passo di Manuele II Paleologo a proposito, invece, della religione musulmana: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Anche in quel caso, ma in senso contrario, tali parole furono oggetto di moltissime polemiche e della rivolta delle comunità musulmane, che ritennero ingiusto suggerire un «confronto» tanto sbilanciato tra la fede cattolica e quella islamica. Sbilanciato, ovviamente, a favore della prima.

BERGOGLIO: ANCHE I CRISTIANI HANNO UCCISO IN NOME DI DIO - A marcare le (almeno apparentemente) evidenti differenze tra i due Papi nell'approccio con l'Islam, sono giunte le dichiarazioni di Francesco: «A noi questo che succede adesso ci stupisce, ma sempre pensiamo alla nostra storia, abbiamo avuto grandi guerre di religione. Pensiamo alla notte di San Bartolomeo! Come si capisce anche noi siamo peccatori, ma non si può uccidere in nome di Dio». Addirittura un nostra culpa, da parte di Bergoglio, a rimarcare come, se a volte l'Islam può essere «irragionevole» - o essere utilizzato in tal modo -, lo stesso è accaduto, troppo spesso, anche alla religione cristiana. Gaffe o non gaffe, quel che è certo è che, come il discorso di Ratisbona, quello «delle Filippine» rimarrà scolpito nella storia dei Sacri Palazzi. E, con esso, resterà quella colorita «parabola» del pugno, vero e proprio hapax legomenon nel vocabolario pontificio, che, per un po', continuerà a far discutere.