18 settembre 2020
Aggiornato 23:00
Intanto Gnudi avverte, oggi paga lo Stato, domani tornerà ai privati

Il pm Greco: «Cambiate il decreto Ilva, così com'è restituisce i soldi ai Riva»

Si torna a parlare di Ilva. Il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco in un'audizione al Senato denuncia che il decreto decreto legge sull'Ilva così come è stato approvato, rischia di bloccare il rientro dalla Svizzera di capitali per un miliardo e 200 milioni che servirebbero per attuare le prescrizioni dell’Aia e rimettere in piedi l’azienda.

ROMA - «Il problema è che nel momento in cui è entrata la parte commissariale, quindi il Governo, il commissario Gnudi ha pagato semplicemente i lavoratori e l'indotto di Taranto, non ha pagato i fornitori fuori dall'area tarantina. È un problema rimasto tutt'ora irrisolto». Così Emanuele Prataviera della Lega Nord – in un'intervista a DiariodelWeb.it – ribatte all'intervento del commissario straordinario di Ilva, Piero Gnudi, in commissione Industria del Senato. «Da parte della Lega ci sarà la massima attenzione e soprattutto ribadiamo la nostra richiesta che vengano pagati tutti quelli che lavorano per Ilva e non solo l'indotto tarantino. Il problema più grande è quello».

ILVA: PROPRIETÀ PRIVATA - Parlando del passaggio dalla ex Ilva al decreto ex marzano, il commissario straordinario Gnudi ha affermato che «l'azienda rimane di proprietà di Ilva spa non diventa pubblica, resta privata teoricamente». E continua, ancora, spiegando: «Poi una volta venduta l'azienda i soldi vanno a pagare i debiti e se restano quattrini la società potrebbe tornare in bonis ma non succederà dato l'ammontare dei debiti»

I SOLDI IN SVIZZERA TORNERANNO? - Proprio a tal proposito si è pronunciato oggi il procuratore aggiunto di Milano  Francesco Greco, che, in un'audizione al Senato denuncia che il decreto decreto legge sull'Ilva, così come è stato approvato, rischia di bloccare il rientro dalla Svizzera di capitali per un miliardo e 200 milioni che servirebbero per attuare le prescrizioni dell’Aia e rimettere in piedi l’azienda. Il procuratore aggiunto di Milano sollecita, quindi, il Parlamento affinché proceda alla modifica della norma. Il decreto, secondo Greco, «sembrerebbe aver abrogato» quel comma che consentiva appunto il trasferimento delle risorse con adeguate garanzie.

LA GESTIONE ERRATA DELL'ILVA - Il commissario straordinario addossa le colpe alla gestione inefficiente con cui è stata amministrata l'Ilva negli anni: «L'azienda era efficiente - ha aggiunto - e avrebbe comodamente potuto sostenere anche i costi per risolvere i problemi ambientali se questo fosse stato fatto nei 40 anni di vita dell'azienda e non in due o tre anni». «Hanno voluto esagerare se avessero speso qualcosa di più in risanamento oggi non saremmo qui a discutere dell'Ilva. Una volta che il processo sarà a posto sarà il governo di allora che dovrà decidere se tenersela o venderla».

IL PAREGGIO NEL 2017 - È ottimista, Gnudi, sul futuro dell'azienda e sostiene che, nel momento in cui riprenderà il pieno ritmo, chi la gestirà ne trarrà grandi profitti: «Penso che questa è un'azienda che guadagnerà e chi la prende in affitto dovrebbe averne profitto», ha chiarito Gnudi che a proposito della Newco, la nuova società «a capitale pubblico che dovrebbe teoricamente prendere in affitto l’azienda e che cercherà di porre in essere tutte le iniziative per risolvere i problemi», aggiungendo che «la composizione della Newco attiene al governo». Commentando in Senato in commissione Industria il piano industriale da lui stesso redatto, il commissario straordinario dell'azienda tarantina stima che già nel 2016 «Ilva tornerà in pareggio», aggiungendo che sarà in utile nel corso del 2017. Il 2015 sarà di certo un anno cruciale, spiega Gnudi: «Quest'anno si perderanno soldi perché dobbiamo chiudere il forno 5 che ha 20 anni e va chiuso e ci vorranno sette-otto mesi per rifarlo ma nel 2016, con 4 forni attivi – continua il commissario straordinario –​ si potrà tornare in pareggio e nel 2017 in utile. Con i conti fatti da noi i dati sono confortanti».

GLI STRANIERI COMPRERANNO? - In Commissione Gnudi sottolinea, però, che un passo importante e complesso sarà quello della vendita dell'azienda: «Per rimettere l'Ilva sul mercato e trovare un acquirente che la compri ad un prezzo giusto serviranno due o tre anni». Illustrando il passaggio del commissariamento dell'azienda ex decreto Ilva al decreto ex Marzano, Gnudi ha spiegato che «si va in ammistrazione straordinaria, poi viene costituita una società a capitale pubblico che dovrebbe prendere in affitto l'azienda e tra due o tre anni l'azienda può essere comodamente messa sul mercato e ottenere il prezzo che merita. Non si può vendere al primo che capita. Un'azienda come Taranto deve essere venduta a un gruppo che ne garantisca il proseguimento in Italia: l'acciao è la base della nostra industria». Il commissario straordinario si dice convinto che il potenziale dell'azienda è molto alto e l'Ilva possiede le carte in regola per rimettersi in sesto: «Questa è un'azienda facilmente risanabile. Non siamo in un caso come i tavoli del Mise. Questa è un'azienda che ha tutte le capacità di andar bene. L'amministrazione straordinaria può essere la strada per dare soluzione ai problemi per venderla e venderla al giusto prezzo».

LA COLPA DEL CONTESTO - Gnudi ha precisato che «una volta dichiarata l'amministrazione straordinaria saranno nominati uno o tre commissari e un tribunale di sorveglianza». E ha continuato, spiegando che «l'amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale che prevede il blocco dei pagamenti e la parte dei crediti continua a essere regolarmente riscossa. I vecchi creditori saranno pagati in base ai gradi di privilegio che ci sono». Il commissario esprime forte disappunto nei confronti del contesto entro il quale è stata gestita la questione Ilva: il contesto ha reso difficile vendere l'Ilva. «Purtroppo - ha aggiunto Gnudi - sono stati fatti vari esperimenti, vari tentativi di vendere l'azienda con forte interesse di imprenditori esteri come gli indiani Jindal e ArcelorMittal, dei portoghesi e di fondi, degli italiani Arvedi e Marcegaglia».

IL PROBLEMA DEL SEQUESTRO - Ricordando la sua esperienza Gnudi ha espresso forte perplessità rispetto alla possibilità che vi siano acquirenti stranieri: «Sono arrivati tecnici a Taranto che hanno fatto un accurato esame. Hanno tutti detto che forse è l'impianto più efficiente d'Europa. Purtroppo le note vicende e il contesto che è complicato - va ricordato che lo stabilimento è sotto sequestro giudiziale e l'attività è esercitata con permesso provvisorio che durerà 16 mesi, c'è il problema dell'Aia da risolvere, 4,5 mld di danni richiesti - rendono quindi difficile che uno straniero si assuma tale problematica. Occorre una pausa di riflessione per risolvere tutti i problemi, prima di tutto quello ambientale, che va risolto e risolto seguendo i dettami dell'Aia». In conclusione, il commissario straordinario dell'Ilva sostiene che di primaria necessità sarà la risoluzione delle problematiche legate alle questioni giudiziali: «Bisogna risolvere anche il problema del sequestro, altrimenti sarà difficile vendere l'azienda. Abbiamo ottenuto il pronunciamento del tribunale di Milano per cui i soldi dei Riva sequestrati devono essere consegnati alla procedura per essere impiegati per il risanamento ambientale, unicamente per questo».