Gruppo compatto anche nel non rispondere al GIP
Le prime notizie di cronaca che vengono dal carcere di Regina Coeli, per gli atti di garanzia legati all'inchiesta sulla «Mafia Capitale», sono quelle che uno si aspetta da un gruppo compatto, da una banda o quasi. In tredici hanno deciso di non rispondere al giudice Flavia Costantini. Intanto l'M5S chiede il commissariamento.
ROMA - C'è chi fa un passo indietro e chi decide di andare avanti, non rispondendo al gip negli interrogatori e annunciando, tramite i difensori, ricorso al Riesame ed in Cassazione. E le prime notizie di cronaca che vengono dal carcere di Regina Coeli, per gli atti di garanzia legati all'inchiesta sulla 'Mafia Capitale', sono quelle che uno si aspetta da un gruppo compatto, da una banda o quasi. In tredici hanno deciso di non rispondere al giudice Flavia Costantini, avvalendosi della facoltà di non rispondere, e rigettando di fatto l'intera impostazione dell'inchiesta. Primo nome sulla lista, ancora lui, Massimo Carminati, l'ex terrorista nero con 30 anni di storia giudiziaria alle spalle, ed un futuro prossimo da sospetto capo indiscusso di questa mala anni 2000 che avrebbe stretto al laccio la Capitale per appalti e non solo.
PAESAGGIO VASTO - Gli inquirenti, che hanno già messo nel mirino soggetti dentro e fuori il 'palazzo' portando all'arresto di dirigenti ed esponenti di primo piano della politica all'ombra del Colosseo, e starebbero puntando agli appalti della Regione Lazio, a quelle commesse legate all'ambiente, all'immigrazione, alla sanità che già più volte in passato hanno riempito fascicoli e dossier. Funzionari infedeli, gente corrotta non manca. «Il paesaggio è vasto», si ripete. Gli accertamenti, ufficialmente partiti nel giugno 2010, promettono sviluppi. L'ex amministratore delegato dell'Ama, Franco Panzironi, oggi è stato l'unico a rispondere al gip. Ha ribadito la sua buona fede, spiegato che lui non si può considerare un «funzionario a libro paga» come invece lo ha definito per ora l'autorità giudiziaria.
L'«APPOGGIO» DI LUCA GRAMAZIO - In una intercettazione ambientale del maggio scorso, ad esempio, tra Carminati, il presidente di alcune cooperative sociali Salvatore Buzzi, il vice Carlo Guarany e altre due persone, l'organizzazione ragionava su quali appalti fosse opportuno focalizzare l'attenzione e sulla necessità di trovare un sostegno politico («ma dobbiamo sceglie la strada politica pure... Sono due dentro il Pd, che sarebbe questa Leonori», dice Guarany), in merito a una non meglio precisata «gara da 60 milioni». Carminati, come riferisce il gip Costantini, nell'ordinanza, ricordava ai presenti che in Regione Lazio potevano contare anche sull'appoggio di Luca Gramazio («se c'è da dà una spinta...»).
ALEMANNO SI AUTOSOSPENDE DA FDI-AN - L'ex sindaco Gianni Alemanno, indagato per associazione di tipo mafioso e corruzione, si è autosospeso da tutte le cariche del FdI-An. Lo ha fatto per evitare ogni tipo di strumentalizzazione, fino a quando la sua posizione "non sarà pienamente e positivamente chiarita». La lettera inviata a Giorgia Meloni e diffusa ai media spiega qualcosa. L'annunciata partecipazione a 'Porta a porta' servirà a rappresentare certamente dell'altro. Alemanno è uno dei simboli dell'inchiesta. La faccia pulita che sporcandosi fa notizia, come scriveva un grande autore dell'hard boiled. Il suo interrogatorio non è previsto a breve. I suoi legali nelle ultime ore non hanno bussato alla porta dei magistrati, almeno ufficialmente. La perquisizione subita alle prime ore del giorno è stato una sorta d'avviso di garanzia rumoroso.
M5S: SCIOGLIERE IL COMUNE PER MAFIA - L'attesa sul deposito degli atti allegati all'ordinanza (si parla di quasi 10mila pagine) potrebbe portare alla definizione, intercettazione per intercettazione, di una qualche responsabilità diretta per l'ex sindaco, che per ora è chiamato in causa attraverso terzi o per i soldi dati dal gruppo di Carminati alla sua fondazione. Sullo sfondo c'è il dato che il Movimento 5 Stelle ha chiesto al prefetto Pecoraro di verificare «l'esistenza dei presupposti per lo scioglimento del Comune di Roma per mafia».
LIBRO MASTRO DEL GRUPPO - Di certo il Natale sarà agitato, riflette un difensore annunciando ricorso ai giudici della libertà. Nuovi elenchi di indagati sarebbero all'orizzonte. Dai quasi cento di ieri la voce che corre riguarda pubblici ufficiali e uomini che hanno contravvenuto alle regole. Chi indaga sta passando al setaccio quel 'libro mastro' del gruppo di Carminati in cui veniva annotata la contabilità (parallela) dei flussi finanziari illeciti e dei loro destinatari, pubblici e privati.
Per il giudice questo documento «contiene una vera partita doppia del dare e avere illecito dei destinatari delle tangenti (uno dei costi illegali sostenuti dall'organizzazione per il raggiungimento del suo scopo nel settore economico-istituzionale), contiene l'indicazione dei soggetti cui vengono veicolati i profitti, come Carminati, esponente apicale dell'organizzazione illecita o come Fabrizio Franco Testa, testa di ponte di 'mafia capitale' verso la politica e la pubblica amministrazione, e che contiene una rappresentazione del conto economico illecito dell'organizzazione, con una specifica rappresentazione delle relative disponibilità extracontabili».
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