16 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
Mafia Capitale

Mondo di mezzo, se a Roma la mafia non esiste cosa è mafia?

Niente 416 bis per Massimo Camminati & co. Cade così l'aggravante dell'associazione mafiosa. E se c'è chi considera la sentenza un omaggio a Paolo Borsellino, a noi resta invece la domanda: allora cosa è mafia?

L'avvocato di Massimo Carminati, Giosué Naso, durante il processo Mafia Capitale.
L'avvocato di Massimo Carminati, Giosué Naso, durante il processo Mafia Capitale. ANSA

ROMA - Ci sono voluti oltre trenta anni per sancire che l’omicidio del Procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, fu un delitto perpetrato dalla ‘ndrangheta calabrese. E non solo, perché le ramificazioni di quell’omicidio giunsero perfino dentro il Tribunale di Torino. Al tempo, e almeno fino a pochi anni fa, il fenomeno criminale comunemente denominato ‘ndrangheta non era riconosciuto come possibile a Torino. E anche il recente processo «Minotauro» ha stabilito che questo fenomeno è solo parzialmente inquadrabile penalmente a Torino. Una giurisprudenza molto discussa, e nella sua farraginosità molto lacunosa, non riesce ancora oggi a inquadrare cosa sia un’associazione a delinquere di tipo mafioso. Non riesce quindi a domare una dimensione simbolica che, in linea teorica, dovrebbe tracciare il confine della pesante aggravante. A Roma è crollata questa dimensione simbolica: e al di là delle manifestazioni di giubilo, imbarazzanti, di coloro che pensano ingenuamente che da ieri la capitale sia una sorta di pardiso dei giusti, la sentenza su Mafia Capitale è una sconfitta per tutti. Si dovranno attendere le motivazioni per comprendere le ragioni di una sentenza che lascia a molti l’amaro in bocca.

Niente 416 bis per Carminati & Co.
Perché le pene comminate ai dominus della vicenda, in primis Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, sono molto pesanti: diciannove e venti anni, ma decade l’accusa di associazione mafiosa. Loro, e la loro banda, sono quindi al momento, cioè dopo la sentenza di primo grado, un gruppo di delinquenti «comuni» – per quanto spietati e violenti – ma che non hanno mai strutturato un’associazione di tipo mafioso. Viene da domandarsi quindi la ragione di pene così elevate, soprattutto nel caso di Buzzi. O la Procura ha tirato una rete enorme nel mare per recuperare qualche pesce piccolo, oppure l’accusa non reggeva: ancora peggio. Il 416 bis non è stato riconosciuto, così le quarantuno condanne comminate, a fronte di cinque assoluzioni,  non hanno relazione con un contesto dove tutto l’assetto economico, politico, e perfino etico era, ed è ancora, totalmente marcio.

Un omaggio a Paolo Borsellino...
Ci è stato detto che Roma era in mano a queste persone: lo hanno detto e scritto tutti. Le intercettazioni – su cui si deve fare una seria riflessione – raccontavano coloro che non sono mafiosi come dei veri «re di Roma». Tutto falso? Montatura giornalistica? O, peggio del peggio, speculazione politica per far fuori la coppia Alemanno – Marino? L’avvocato di Massimo Carminati, Giosuè Naso, ha commentato: «Questa sentenza è un omaggio a Paolo Borsellino, ed è la prova che a Roma la mafia non esiste.» Parole molto forti, che poi vengono così spiegate, sempre dall’avvocato:  «Non si possono fare speculazioni, non possiamo fare professionismo dell'antimafia. Questa sentenza ci dice che la mafia è una cosa seria, se tutto è mafia niente poi è mafia. Dovrebbe essere revocato il 41 bis perché non c'è più la mafia, ci ha passato 32 mesi, chi glieli ridà a Carminati? Adesso comunque pensiamo alla sentenza».

Cosa è mafia?
Il principio legalitario ha stabilito che ha ragione. Non solo: ha stabilito che Massimo Carminati, colui che ci è stato raccontato per mesi, anzi anni, come un mostro ha subito una detenzione ingiusta e sproporzionata rispetto l’esito del procedimento giudiziario. Viene però da domandarsi cosa sia oggi la Mafia per i giudici. Senza entrare nel sabbioso labirinto giuridico, ma soffermandosi sulla superficie della percezione diffusa. Se non è mafia il sistematico saccheggio di una città, l’infiltrazione in ogni dimensione pubblica da parte di elementi afferenti a un gruppo – di cosa a questo punto? di amici? di conoscenti? – il controllo del territorio che sbaraglia la supremazia, supposta, dello Stato: ecco se non è mafia tutto ciò, e molto altro, cosa è mafia?

(Se) la mafia non esiste
La percezione nostra, di noi cittadini comuni che non abbiamo a che fare né con l’antilingua del mondo giuridico, né con le furbate manzoniane di don Abbondio con il povero Renzo Tramaglino, ebbene noi rimaniamo basiti di fronte a tutto ciò. Forse abbiamo il dovere, nelle nostre vite comuni e lontane da quei cieli del diritto che non conosciamo, di continuare a usare in cuor nostro, e ormai solo più lì, quella parola: mafia. Ovviamente la sentenza si rispetta, anche se al momento è incomprensibile e perfino grottesca. Perché da ieri, par di capire, la mafia torna ad essere un fenomeno tipicamente siculo e non una forma mentis intrinseca all’essere umano di ogni angolo del pianeta. Tremiamo al pensiero dei commenti che si fanno all’estero rispetto questo esito giudiziario, che ricorda una tragica locuzione molto in voga negli anni passati «la mafia non esiste».