13 giugno 2024
Aggiornato 07:00
Partito Democratico

D'Alema a Renzi: «E' l'ora dello Stato»

Massimo D'Alema in un'intervista al Corriere della Sera critica il premier per aver rilanciato la teoria della Terza via, quella che negli anni '90 spinse i governi di centrosinistra ad avviare liberalizzazioni e privatizzazioni, insomma a lasciare più spazio al mercato.

ROMA - «Quello che io trovo incredibile è che, nel tentativo di offrire un retroterra teorico nobile al governo Renzi, oggi si faccia un'operazione anacronistica». Massimo D'Alema in un'intervista al Corriere della Sera critica il premier per aver rilanciato la teoria della Terza via, quella che negli anni '90 spinse i governi di centrosinistra ad avviare liberalizzazioni e privatizzazioni, insomma a lasciare più spazio al mercato. «La riduzione del ruolo dello Stato era il tema di vent'anni fa - spiega D'Alema -. Lo abbiamo fatto. In qualche caso forse troppo... E oggi alcuni dei protagonisti riflettono criticamente su quell'esercizio».

SERVE LO STATO - Secondo l'ex premier infatti occorrebbe più e non meno Stato: «La crisi ha evidenziato i limiti dell'approccio liberista e ha messo la politica di fronte alla responsabilità di promuovere gli investimenti e ridurre le diseguaglianze. La crisi europea si caratterizza soprattutto come crollo della domanda interna». E «in ogni caso, trovo stravagante e incomprensibile che oggi, con i dati economici peggiori dell'eurozona, sia la riforma elettorale la priorità di un governo che dice di voler rimanere in carica fino al 2018. Non credo che l'Europa ci chieda questo. Detto ciò, la riforma del mercato del lavoro contiene molti aspetti positivi...ma non credo che, approvato il Jobs act, arriveranno investimenti a pioggia o cresceranno tumultuosamente i posti di lavoro».
Quindi per D'Alema le priorità del governo dovrebbero essere «la riforma dello Stato, delle amministrazioni, compreso il funzionamento della giustizia, la sicurezza. A livello europeo, la prima riforma dovrebbe essere quella dei mercati finanziari. Cominciamo, per esempio, a stabilire che all'interno dell'eurozona non sia possibile la concorrenza fiscale».