Giorgia Meloni: che cosa (non) sa l'Italia del Ttip
La leader di Fratelli d'Italia esorta il Governo «a richiedere alla Commissione europea il pieno accesso ai documenti negoziali per i Parlamenti nazionali». Sull'accordo di parternariato graverebbe un'«assoluta incertezza del quadro negoziale» e il «rischio concreto» che possa rivelarsi una «minaccia» per l'Italia e l'Europa.
ROMA - Un oggetto misterioso e opaco, coperto da massima segretezza, il cosiddetto «Accordo di parternariato translatantico su commercio e investimenti» meglio noto come Ttip. Talmente misterioso che Giorgia Meloni, insieme a Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia, gli ha dedicato una mozione presentata alla Camera lo scorso lunedì. Il punto è chiaro: il Governo deve richiedere alla Commissione Ue l'accesso ai documenti negoziali, e deve tutelare, una buona volta, gli interessi dell'Italia.
OBAMA UNICO OTTIMISTA SUL TTIP - Un trattato che dovrebbe assicurare l'abbattimento delle barriere doganali tra le due sponde dell'Atlantico, ma che gode tutt'altro che di buona fama. A suo sfavore, non solo una mobilitazione di massa sul web, ma, addirittura, una stroncatura dalla Comece, conferenza dei vescovi europei, nella misura in cui la Chiesa «deve far sentire la voce dei più deboli e dei più poveri in Europa e nel mondo, nella misura in cui saranno interessati dall‘accordo sul libero scambio». In effetti, è notizia di ieri che le forti perplessità tra i leader firmatari potrebbero pregiudicare il raggiungimento dell'accordo. Non solo Hollande, ma anche Matteo Renzi e lo stesso Jean-Claude Junker sono parsi molto cauti: quest'ultimo ha infatti affermato con franchezza che «In questo momento il Trattato non avrebbe chance di essere approvato dal Parlamento europeo. Non c'è una maggioranza, bisogna costruire il consenso». Obama, insomma, sembra essere rimasto l'unico ottimista.
SUL TTIP ALONE DI SEGRETEZZA - Ma ciò che più preoccupa Fratelli d'Italia, e la sua presidente in primis, sembra essere innanzitutto l'alone di segretezza calato su quelle carte. Soprattutto perchè, rileva la mozione, quello stesso accordo sarebbe inficiato da un'«assoluta incertezza del quadro negoziale» e dal «rischio concreto che [...] possa rivelarsi, anziché una fonte di crescita e sviluppo reciproci, una minaccia per interi comparti produttivi italiani ed europei». Tanti, i nodi del parternariato da chiarire, soprattutto quelli «collegati agli effetti [...] rispetto al sistema delle piccole e medie imprese, agli standard europei di salute e sicurezza della filiera agroalimentare e di tutela ambientale, al riconoscimento delle indicazioni d'origine ed al contrasto della contraffazione, alla risoluzione delle controversie tra investitore e Stato, ai diritti del lavoro, alla liberalizzazione dei servizi e degli appalti pubblici».
IN DUBBIO LE CONSEGUENZE SULL'ECONOMIA EUROPEA E ITALIANA - Ad angustiare la Meloni, sarebbero insomma le conseguenze che il Ttip avrebbe sull'economia italiana ed europea e sulla salvaguardia del made in Italy. Dettagliata, la descrizione delle criticità rilevate nella mozione:«a) le conseguenze sul nostro comparto agricolo, che si vedrebbe sottoposto a fortissima pressione dovuta alla già impari competizione con i grandi farmers statunitensi e alla inevitabile invasione dei mercati europei da parte di mais e soia geneticamente modificati provenienti dagli Usa; b) la possibilità che i mercati dell'Unione europea siano invasi da prodotti farmaceutici o di altra natura non garantiti secondo gli standard imposti dalla disciplina comunitaria; c) il meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati tramite arbitrato internazionale, il cosiddetto Investor State dispute settlement (Isds), che consentirà agli investitori di citare in giudizio presso le corti arbitrali internazionali i Governi dai quali si ritenessero danneggiate, minando un principio elementare di sovranità delle autorità nazionali, regionali e locali; d) la possibilità che dalla creazione della partnership transatlantica derivi, altresì, una notevole compressione dell'autonomia politica dell'Unione europea, che potrebbe trovarsi a dover dare automatica attuazione alle scelte degli Stati Uniti in materia di concessione o revoca della clausola della nazione più favorita, rendendo automatica l'adesione dell'Unione europea alle strategie sanzionatorie deliberate dall'Amministrazione statunitense; e) la liberalizzazione degli appalti pubblici a livello locale, anche in settori strategici, in conseguenza della quale le amministrazioni locali rischiano di non poter far valere i criteri sociali e ambientali ritenuti opportuni nell'impiego di denaro pubblico a sostegno dello sviluppo economico locale».
DALL'ITALIA INGIUSTIFICATO APPOGGIO INCONDIZIONATO - Secondo gli interroganti, negli ultimi diciotto mesi «i Governi della Repubblica hanno sistematicamente espresso l'appoggio pressoché incondizionato del nostro Paese al successo dei negoziati per il TTIP senza aver sottoposto la questione al preventivo vaglio del Parlamento»; addirittura, «si registra la perdurante assenza di un vero dibattito nel Parlamento e nel Paese sull'argomento, imputabile in larga misura alla mancanza di informazioni affidabili», mentre indifferibile è ormai l'apertura di un «confronto serio» sulla questione, vista la sua rilevanza e l'«irreversibilità dei suoi effetti».
RENZI CHIEDA PIENO ACCESSO AI DOCUMENTI NEGOZIALI - Per queste ragioni, la leader di Fdi, insieme a Fabio Rampelli, esorta il Governo italiano «a richiedere alla Commissione europea il pieno accesso ai documenti negoziali per i Parlamenti nazionali, data l'incidenza che il loro contenuto potrebbe avere sul diritto e sul futuro socio-economico degli Stati membri dell'Unione europea, anche in ambiti non strettamente commerciali; ad informare tempestivamente il Parlamento e l'opinione pubblica nazionale circa l'andamento ed i contenuti del negoziato finalizzato alla creazione del Partenariato per il commercio e gli investimenti tra Unione europea e Stati Uniti d'America, finora svoltosi in un clima di ingiustificata segretezza, nonché in merito alle posizioni che il Governo italiano si è impegnato a sostenere; ad adoperarsi in tutte le sedi competenti affinché nel negoziato con gli Stati Uniti trovino adeguata tutela gli interessi dell'Italia, scongiurando qualsiasi ipotesi di intesa transatlantica volta ad ampliare i vantaggi competitivi di cui le imprese nordamericane godono nei confronti di quelle europee in numerosi comparti, dall'agricoltura all'aerospazio; a condizionare il proprio parere favorevole al TTIP alla piena tutela dell'agricoltura italiana, prevedendo il pieno riconoscimento, da parte degli Usa, delle tutele garantite ai prodotti alimentari tipici italiani tramite le indicazioni geografiche (IIGG), la piena tutela dei livelli qualitativi del made in Italy agroalimentare, il contrasto alle forme di Italian sounding e il mantenimento della maggiore tutela dei consumatori garantita dalle normative comunitarie; ad adoperarsi affinché i negoziatori della Commissione europea difendano la specificità socio-economica ed identitaria del modello europeo rispetto a qualsiasi disposizione dell'accordo che possa minacciarla e tutelino l'Unione europea dal rischio di perdere la propria autonomia politica in materia di commercio estero e di eventuali regimi sanzionatori; [...] a non sottoscrivere qualsiasi intesa che di fatto limiti la sovranità nazionale attraverso modifiche alle normative nazionali, regionali o locali, escludendo la previsione di un organismo terzo rispetto ai tribunali tradizionali e a richiedere [...] il parere della Corte di giustizia dell'Unione europea circa la compatibilità delle disposizioni in esso contenute con quanto disposto dai Trattati; a porre in essere tutte le azioni utili per la tutela e promozione della diversità culturale e la conseguente esclusione dei prodotti e servizi culturali e audiovisivi dal negoziato con gli Usa». Insomma, per la Meloni, Renzi dovrebbe esigere dall'Europa di giocare a carte scoperte. Perchè quelle carte potrebbero non fare gli interessi dell'Italia.
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