19 luglio 2019
Aggiornato 20:30
Diciottesima fumata nera

Per Brunetta il problema è Violante

La novità è che gli uomini di Berlusconi hanno cambiato atteggiamento nei confronti del candidato del Pd. Ora mettono in dubbio che abbia i requisiti richiesti per ricoprire la carica di giudice costituzionale.

ROMA - Alla diciottesima fumata nera Giorgio Napolitano non si è potuto trattenere e si è sfogato: «rattrista e preoccupa» la mancata elezione in Parlamento dei due giudici costituzionali, ha commentato il Presidente dopo l'ennesima fumata nera.

L'IRA DEL PRESIDENTE - Quel «rattrista e preoccupa» nel linguaggio comune sembra poco, ma in quello delle istituzioni può essere tradotto nella volontà dell' inquilino del Colle di far sapere di essere fortemente contrariato. E' possibile dare torto al Presidente della Repubblica, dopo diciotto chiamate andate a vuoto? Dopo che per diciotto volte un numero decisivo di deputati e senatori hanno detto "no" ai candidati ufficiali dei loro partiti? Perlomeno Berlusconi ci ha messo un po' di buona volontà e ha cambiato tre volte cavallo. Il Partito Democratico, invece, ha tirato dritto per la propria strada su Luciano Violante, incurante di ciò che da settimane si sta ripetendo in Parlamento su questo loro candidato.

E' DIVENTATA LA FABBRICA DEI SOSPETTI - Noi cittadini, non avendo alcun codice diplomatico da rispettare, di fronte a questa sgrammaticatura della stessa democrazia saremmo autorizzati ad usare un linguaggio ben più pepato di quello esibito dal Presidente della Repubblica. Per rispetto, comunque, delle istituzioni, ci limitiamo ad immettere nel dibattito un sostantivo che mai dovrebbe comparire nella nomina di giudici della Corte Costituzionale. Il sostantivo in questione è «sospetto».

IL CALVARIO DI VIOLANTE - E sospetti leciti, più questa vicenda allunga il calvario, più ne sorgono anche in chi volesse tenersi lontano dalle dietrologie. Il primo sospetto, dopo diciotto "no", non può non riguardare Luciano Violante. L'accanimento terapeutico del Partito Democratico nasconde forse qualche motivazione che sfugge ai noi semplici cittadini? La domanda è più che lecita poichè è indubbio che molti "no" provengono proprio dal partito che lo candida. Ora la domanda è: possibile che il Pd debba sottoporre l'ex presidente della Camera a queste forche caudine a tutto discapito della sua dignità? E' possibile che a fronte di questo tiro al bersaglio via del Nazareno non abbia un nome altrettanto autorevole e affidabile da proporre alle Camere riunite? Infine, che cosa nasconde l'avversione a Luciano Violante del franchi tiratori, non meno accaniti, nel rifiutarlo, di chi continua a ripresentarlo?

GLI IMPROVVISI DUBBI DI BRUNETTA - Passiamo ai sospetti che oggi ha sollevato la giravolta di Renato Brunetta. Il capogruppo di Forza Italia, coerente con il patto del Nazareno sulla spartizione delle due poltrone disponibili alla Consulta, fino a ieri ha sostenuto che Luciano Violante era il miglior candidato possibile proveniente dal campo avverso. Oggi invece Brunetta ha sollevato, nella riunione dei capi gruppo, molti dubbi sui requisiti in possesso di Luciano Violante per ricoprire la carica di giudice costituzionale. Dubbi che, guarda caso, sono stati avanzati anche dal Movimento 5 Stelle e dallo stesso Grillo. «Luciano Violante ha tutti i requisiti per ricoprire il ruolo di giudice della Corte costituzionale», ha immediatamente replicato Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera. E dal Senato gli ha fatto eco Luigi Zanda.

TIRATO IN BALLO IL CASO TERESA BENE- Ma Renato Brunetta ha insistito sulla sua posizione, insinuando anche qualche elemento in più. Ecco come Brunetta ha argomentato l'improvviso voltafaccia a Violante: «Io - ha spiegato Brunetta a margine della conferenza dei capigruppo - non è che ce l'avessi in particolare con Violante, volevo dire che c'è un problema di carattere generale sul fatto che non esiste un momento di verifica preventiva delle candidature. E invece, a mio avviso - ha proseguito - è questo un tema sul quale si dovrebbe riflettere. Quello che è successo con Teresa Bene, ad esempio, è una dimostrazione di quello che sto dicendo». Teresa Bene, come è noto, è stata ricusata dal Csm, nonostante avesse avuto il via libera dal Parlamento, per non avere i requisiti richiesti per quell'incarico.

E A SORPRESA SPUNTA IL NOME DI ROSY BINDI - Ma non è finita. Brunetta sarebbe restato nell'alveo di un obiezione forse solo un po' tardiva, se alle motivazioni ineccepibili dal punto di vista formale non avesse aggiunto una frase sibillina: «Evidentemente - ha insinuato il capo gruppo di Fi - non sempre le verifiche previe del Partito democratico funzionano. Zanda e Speranza non se ne abbiano a male, se ne facciano una ragione, e magari chiedano in futuro consulenze alla presidente Rosy Bindi». Rosy Bindi, è il presidente della Commissione Antimafia, che cosa c'entra con i requisiti di Luciano Violante? Forse Brunetta avrà occasione di chiarirlo meglio in seguito, a meno che, parlando di un ex magistrato ed ex presidente della Camera, non si riferisse a quegli ovvii attestati burocratici richiesti a chiunque, tipo «certificato di buona condotta». Ha ragione Napolitano quanto sta accadendo in Parlamento intorno alla nomina di due giudici costituzionali «rattrista e preoccupa».