19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Bersani ci ripensa

«Voteremo la fiducia»

La seduta tornerà a riunirsi alle 16. Dopo che, per la quarta volta, è stata sospesa per mancanza di numeri. Proprio nel giorno in cui, a Palazzo Chigi, si sta per votare la fiducia al governo nulla può dirsi scontato: anche se il premier, Matteo Renzi, ostenta sicurezza affermando di «non temere agguati».

ROMA - La seduta tornerà a riunirsi alle 16. Dopo che, per la quarta volta, è stata sospesa per mancanza di numeri. Proprio nel giorno in cui, a Palazzo Chigi, si sta per votare la fiducia al governo nulla può dirsi scontato: anche se il premier, Matteo Renzi, ostenta sicurezza affermando di «non temere agguati.» Da un lato ci sono gli irriducibili, come Pippo Civati, dall'altra i fedelissimi del presidente del Consiglio. La decisione di mettere la fiducia su un provvedimento «attiene ai lavori parlamentari. Se la maggioranza vuole andare avanti vota la fiducia, altrimenti non la vota. Noi le riforme le vogliamo fare, le dobbiamo fare e le stiamo facendo», ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine degli incontri di stamattina con le parti sociali sulla riforma del lavoro.

BERSANI: RACCOMANDO LEALTÀ E RESPONSABILITÀ  - «Continuo a pensare che con questa riforma si rischia di perdere una grande occasione ma a chi mi chiede consiglio raccomando responsabilità e lealtà anche davanti a una forzatura come questo voto di fiducia. La fiducia non può essere in discussione». Lo ha detto Pierluigi Bersani, deputato del Pd, interpellato in transatlantico sul Jobs act. "Mi permetto - ha aggiunto- una piccola battuta però: la sera della direzione avremmo potuto tutti, maggioranza e minoranza, andare al cinema. Anche lì è stata una piccola occasione perduta».

FORNARO (PD): VOTIAMO LA FIDUCIA - «L'area riformista voterà sì alla fiducia», anche se la fiducia su un ddl delega è uno «strappo istituzionale». Ad affermarlo è Federico Fornaro, tra i senatori delle minoranze Pd ad aver firmato i sette emendamenti alla delega sul lavoro che miravano a modificare il testo approvato dalla commissione. Fornaro ha peraltro aggiunto di voler «vedere il testo dell'emendamento. Ci sono solo due precedenti di richiesta di fiducia su un ddl delega - ha spiegato Fornaro - è un segno di debolezza».

D'ATTORRE (PD): E' UNA DECISIONE SBAGLIATA, MA VOTIAMO SI - La fiducia sul Jobs Act è «una scelta sbagliata, un segnale di insicurezza del governo». Così il deputato della minoranza Pd Alfredo D'Attorre. «Sarebbe giusto consentire un confronto di merito al Senato ma è chiaro che prevarrà la responsabilità di non far cadere il governo», afferma il bersaniano, che in direzione ha votato no.

ALFANO (NCD): O IL GOVERNO OTTIENE LA FIDUCIA O CADE - Il Jobs Act è un atto che «da' l'imprinting riformista, anche di un certo riformismo spinto al Governo, e quindi è uno di quei temi per cui il Governo o va avanti perche' ottiene la fiducia o casca perchè non la ottiene». Lo dice, a Rtl 102.5, il ministro Angelino Alfano, rivelando di aver «fortemente spinto» perché venisse autorizzata la fiducia.

MARCUCCI (PD): E' UNA SCELTA INEVITABILE - E' inevitabile ricorrere alla fiducia sul Jobs act, secondo il senatore Pd Andrea Marcucci: «La fiducia è un passaggio obbligato. Il jobs act è una priorità, il Parlamento deve approvare la riforma al più presto per fornire al Governo Renzi gli strumenti per cambiare il mercato del lavoro. Nel Pd prevarrà il senso di responsabilità, la legge delega verrà incontro a molte delle questioni indicate dal documento della direzione democratica».