11 dicembre 2019
Aggiornato 23:00

Il ritorno dei «capitani di ventura»

I partiti vivono una stagione di sommovimenti tellurici e come mai in passato, anche le grandi ditte sono a rischio implosione. Nell'incertezza di conoscere il volto del potere futuro molti nomi prestigiosi dell'imprenditoria sono tornati a fare sentire la loro voce.

ROMA - Nella convulsa fase politica che stiamo vivendo una cosa è certa, si faranno o come si faranno i cambiamenti, siamo entrati in un girone dal quale non usciremo identici a come siamo entrati. Forse e' la volta buona che il gattopardo che gratta gratta c'è in ogni italiano si faccia da parte, travolto da un movimento tellurico che al momento si muove spinto da impulsi diversi e contrarie, ma prima o poi dovrà pure assestarsi e assumere identità meglio definite.

PARTITI A RISCHIO IMPLOSIONE - Non è certo la prima volta che l'epicentro della politica viene scosso da continui sommovimenti, ma è la prima volta che la febbre brucia in tutte le grandi ditte che hanno in mano le sorti del paese. E' inutile ricordare che a rischio implosione non ci sono solo i piccoli partiti che si sfasciano e si ricompongono nel giro di settimane coe i cristalli di un caleidoscopio. Le minoranze del Pd minacciano e mettono in atto tagliole con una frequenza che va dallo sgarro dei 101 a Prodi, fino alle fumate nere a ripetizione su Violante, passando per la minaccia di far mancare i voti quando si tratterà di dire una parola definitiva sull'articolo 18.

MINORANZE ALL'ATTACCO - In Forza Italia ci manca ormai che nel parlamentino di palazzo Grazioli parta qualche sganassone fra i "renziani" targati Verdini e gli oltranzisti alla Brunetta, con tanto di accusa di Capezzone al primo custode del patto del Nazareno: "Ci hai fatto dimezzare i voti". Intanto Berlusconi e Fitto sono ormai ai ferri corti. Se fra i forzisti si litiga, da Alfano si fugge: il pericolo di una diaspora non è solo dietro l'angolo, qualcuno infatti è già tornato al ridomiciliarsi in casa Berlusconi o è sul punto di farlo. Di quello che fu il gruppo di Mario Monti è anche difficile ricordarsi la moria e la resurrezione di sigle. Sta un pò meglio la Lega che lo tsunami l'ha subito con largo anticipo. Così come Grillo che sembra godersela del ridimensionamento che gli hanno inflitto gli elettori, così può controllare meglio una pattuglia che a lungo a fatto acqua da tutte le parti. Dunque il quadro politico è quello che è, forse ancora più frastagliato del solito, ma non è una vera novità.

IL RISVEGLIO DEI CAPITANI DI VENTURA - Quello che invece dà la certezza che siamo di fronte ai prodromi di una vera stagione (i seguito sapremo se si dimostrerà "una primavera "o un "autunno", è l'improvviso irrompere sul palcoscenico nazionale di una categoria che negli ultimi anni sembrava essersi dileguata, unicamemente intenta ai propri affari. Della Valle ha addirittura minacciato di porsi come un "Berlusconi 2 la vendetta", non prima però di avere dato del "sola" al Presidente del Consiglio. Tronchetti Provera ha detto chiaro e tondo che sene fregherà altamente delle sanzioni contro Putin, perchè il secondo azionista di Pirelli è un colosso di Mosca e quindi il suo gruppo continuerà a investire all'ombra del Cremlino. Passera, prima banchiere (o bancario) poi manager pubblico alle Poste, alla guida di una cordata non meglio precisata di imprenditori si propone come una alternativa a Matteo Renzi. Alberto Bombassei, re dei freni dell'industria automobilistica mondiale, cerca di frenare la voglia distruttiva dei seguaci di Monti, ma con scarso successo. Infine Sergio Marchionne, dopo che il direttore del Corriere della Sera, cioè il giornale controllato dal gruppo di cui è amministratore delegato ha insinuato che il premier è massone, ha pensato bene di farsi fotografare i baci e abbracci con Renzi, fino ad affermare ai quattro venti che è diventato un suo fan.

ALLA RICERCA DELLE NICCHIE FUTURE - Insomma i «capitani di ventura» sembrano essersi risvegliati da un grande sonno. Non c'è bisogno di ricorrere a nessuna dietrologia per interpretare questo improvviso protagonismo come il segno che gli equilibri fra i poteri forti sta saltando ad uno ad uno, le alleanze più o meno sotterranee non sono più quelle di una volta e tutti stanno cercando di prepararsi il terreno per le nuove nicchie che verranno. Tutto questo è meglio dell'immobilismo e di una immota palude? Sul piano dinamico si può affermare di sì. Sul piano della terapia necessaria a curare il malato Italia, per ora l'unica analisi alla quale affidarsi con fiducia è quella che garantita dalle dita incrociate.