15 ottobre 2019
Aggiornato 19:00

Renzi: «Caro Pd, l'Italia la devi cambiare tu»

Il premier, Matteo Renzi, apre la Direzione nazionale del Partito democratico e, da segretario, chiede che il partito voti con chiarezza e sia unito nel percorso intrapreso sulla riforma del lavoro. Ricorda l'importanza del confronto e la pari dignità di ogni posizione interna al partito.

ROMA - Nell'aprire la Direzione nazionale del Partito Democratico, il segretario, Matteo Renzi, lancia una frecciatina a Bersani - in seguito alle polemiche degli ultimi giorni, che hanno visto l'attuale segretario alludere al "vecchiume" della precedente dirigenza del partito: «Nel nostro partito si discute anche con animosità ma non viene meno il reciproco rispetto, perciò sono d'accordo con Cuperlo quando dice che non vuole essere definito Flintstones se ha posizioni diverse. Perciò stabiliamo che chi non la pensa come la segreteria non appartiene ai Flintstones e chi invece la pensa come la segreteria non è un emulo della Thatcher». E continua il segretario del Pd: «Sono due posizioni che hanno la stessa dignità di esistere e si confrontano»

VOTARE CON CHIAREZZA «Le mediazioni vanno bene, il compromesso è una parola buona ma le mediazioni non si fanno a tutti i costi". Sulla questione della riforma del lavoro e sulle divisioni che la discussione ha portato con sé nel Partito democratico, Matteo Renzi chiede alla direzione Pd di «votare con chiarezza», aggiungendo: «Vi propongo di votare con chiarezza", l'obiettivo è "superare alcuni tabù».

AVANTI UNITI - Il Pd discute, rispetta le posizioni di tutti i propri iscritti, ma poi «va avanti unito». Questo è quello che ha detto il presidente del Consiglio aprendo i lavori della direzione democratica. Matteo Renzi sottolinea l'importanza del partito di agire in modo unito e, proprio partendo dall'unità, arrivare a raggiungere gli obiettivi preposti: «Rispetto tra di noi, ma anche rispetto verso gli elettori. Non siamo un club di filosofi, di liberi pensatori, siamo un partito politico: un gruppo di donne e uomini che quando deve decidere, si divide e poi all'esterno va avanti unito. Questo per me è un punto qualificante».

L'IDEA DI RIFORMA - E ancora sulla questione del lavoro, Matteo Renzi continua il suo intervento affermando che fu il centrosinistra ad aprire alla flessibilità nel mercato del lavoro, negli anni '90, ma la parte sulle tutele «ci è venuta meno bene». L'Italia in questi anni è stata una «Repubblica fondata sulla rendita di posizione», anziché sul lavoro, e per questo «anziché vivere di paure" bisogna avviare una riforma dello statuto che estenda a tutti il welfare e elimini contratti come i co.co.pro. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla direzione democratica: «La Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma in questi anni fondata sulla rendita, la rendita di posizione. Il lavoro non si crea difendendo le regole di 44 anni fa, ma innovando: investendo su ricerca, sviluppo, green jobs. Come si fa a non vedere che questa è un'occasione straordinaria, anziché vivere di paure?». Renzi propone «un modello di welfare per cui se tu ci provi e fallisci io ti proteggo, non ti lascio andare in terra». Serve dunque la riforma della «giustizia civile», della «pubblica amministrazione, ma anche la certezza che se investi in Italia sai quanto costa il lavoro. Non possiamo continuare ad avere un elemento di incertezza. L'azienda non investe perché non sa quanto costa l'eventuale uscita».

RIFORME E CONSENSO - Parlando del Partito, Renzi ricorda la straordinarietà del voto delle europee, segno che una consistente fetta del paese è col Pd: «Noi abbiamo fermato l'avanzata dell'antipolitica e il fatto che gli italiani abbaano chiesto a noi di cambiare l'Italia e l'Europa è rilevante perché non lo hanno mai chiesto i governi tecnici». Perciò - ha spiegato il premier - «abbiamo dato vita, nel bene e nel male, a uno straordinario processo di riforme e, alla faccia degli annunci, in presenza di consenso, smentendo chi dice che se si fanno le riforme si perde consenso: in questi mesi abbiamo vinto tutte le elezioni».

I POTERI «ARISTOCRATICI» - A proposito dei poteri forti e di chi ostacola le scelte del suo governo, il presidente del Consiglio aggiunge: «Non li chiamiamo poteri forti altrimenti non saremmo noi al governo, non chiamiamoli neanche poteri immobili, anche se peccano di dinamismo, forse potremmo chiamarli con un eccesso di stima, poteri artistocratici: è un grande derby democrazia e aristocrazia».  «Non mi preoccupano le trame altrui - ha aggiunto il premier -è naturale che vi sia chi immagina di vedersi spodestato da un ruolo nel dibattito e ambisca a recuperarlo, è normale, è fisiologico, sarebbe assurdo il contrario».

CAMBIARE - Il Pd ha ottenuto il «miglior risultato di partito dal 1958 ad oggi» e ora deve raccogliere il mandato degli elettori che è quello di "cambiare l'Italia». Lo ha detto il premier Matteo Renzi parlando alla direzione Pd: «In Italia il Pd è punto di riferimento di una sfida che tende a cambiare il nostro paese e l'Europa, se siamo capaci di fare il nostro lavoro cambiamo l'Italia e cambiamo l'Europa».

IL PD CHE CAMBIA L'ITALIA «Gli elettori - ha aggiunto il premier - si sono affidati a noi con questo obiettivo: il patrimonio che ci è stato affidato alle Europee non è solo un patrimonio di consenso. Certo, il 40,8% è il miglior risultato di un partito dal '58 ad oggi, e qualcosa vorrà pur dire». Ma quel voto ha un significato, che va oltre anche «il numero di voti complessivi, il più alto in Europa, oltre 11 milioni, la Merkel ne ha presi 10,6 milioni». Il punto, ha spiegato Renzi, «è come se gli italiani avessero detto, caro Pd l'Italia la devi cambiare tu. E ha fermato con questo risultato l'avanzata dell'antipolitica che sta avanzando in altri paesi».