15 novembre 2019
Aggiornato 22:00
Collisione industriale

Su art.18 scontro fra industriali

Sulla riforma del lavoro anche gli imprenditori prendono la parola e si dividono tra favorevoli e contrari. Dal gruppo Prada, Patrizio Bertelli ammonisce il premier e invita le imprese a trovare «il coraggio di conquistare nuovi mercati«; di contro, l'imprenditore Francesco Caltagirone elogia il presidente del Consiglio, esaltando la sua capacità di non cedere al cancro della mediazione.

ROMA - E' Patrizio Bertelli, numero uno del gruppo Prada, ad aprire la discussione degli industriali sull'articolo 18. In un'intervista a La Repubblica, l'amministratore delegato del prestigioso gruppo italiano e marito di Miuccia Prada interviene sulla riforma del lavoro, affermando che era prevedibile che sull'articolo 18 si sarebbe aperta una contesa e ora «occorre trovare una soluzione».

PRADA: RILANCIAMO LE IMPRESE - Bertelli esprime dubbi sul fatto che l'art. 18 sia il nodo della mancata crescita dell'economia italiana. «Invece di invocare nuove regole per il lavoro - afferma - le imprese dovrebbero puntare di più su se stesse. Per rimettere in moto la crescita occorre che gli imprenditori ricomincino a investire, trovino il coraggio di conquistare nuovi mercati all'estero mettendo a rischio una parte dei loro capitali».

CALTAGIRONE: RENZI SI MUOVE BENE - Mentre dal gruppo Prada arrivano i rimproveri al premier e alla strada intrapresa per la gestione della riforma del lavoro, a tessere le lodi dell'operato del presidente del Consiglio è l'imprenditore Francesco Caltagirone. Come afferma l'industriale romano in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il premier, Matteo Renzi, si starebbe muovendo bene: «Renzi sta mostrando pochissima disponibilità ad essere manipolato e questo gli va riconosciuto».

CALTAGIRONE: RENZI IMMUNE ALLA MEDIAZIONE - Per Caltagirone il presidente del consiglio è dotato di «grande energia e di un forte desiderio di risolvere i problemi». Conclude così l'imprenditore: «E' giusto che non si arrenda a quella continua mediazione tipicamente italiana. L'assidua mediazione è nemica dell'eccellenza. Soprattutto se si tratta non di idee ma di interessi».