4 dicembre 2021
Aggiornato 02:30
Governo italiano

Renzi: Le riforme si faranno

In una intervista ad Alan Friedman trasmessa ieri sera su La7, il presidente del consiglio assicura: «Non solo sono fiducioso, ma lo sono più di prima». Sulla Mogherini: «Faccio il nome quando so che tocca a noi».

ROMA - Le riforme si faranno, Matteo Renzi lo garantisce e spiega che non sarà un dramma se al Senato si finirà di votare anche dopo la pausa estiva. In una intervista ad Alan Friedman trasmessa ieri sera su La7, il presidente del consiglio assicura: «Non solo sono fiducioso, ma lo sono più di prima». Le barricate delle opposizioni, che ieri sera sono salite al Quirinale per protestare contro la tagliola sul dibattito imposta al Senato, non preoccupano più di tanto il premier: «In Italia c'è un gruppo di persone che dice 'no!', da sempre. E noi, senza urlare, diciamo 'sì'!. Piaccia o non piaccia, le riforme le faremo! Io sono contro la dittatura della maggioranza, ma a maggior ragione sono anche contro la dittatura della minoranza».

IO NON MOLLO - «Loro pensano di farci innervosire, di farci diventare polemici, di farci mollare... Io non mollo, Friedman. Non mollo. Vado avanti dritto. Gli italiani hanno detto con il voto di maggio 'Renzi, cambia il paese'. E secondo lei mi basta una qualche 'minaccina' o una forma di ostruzionismo?». Poco importa se si finirà a settembre, Renzi risponde così quando gli viene chiesto se si riuscirà a chiudere prima della pausa estiva: «Spero di sì, spero ci si faccia per le ferie dei senatori. Ma se le facciamo con un ritardo di qualche giorno non sono preoccupato. Non ho un problema di farle entro un'ora 'x'. Ma le facciamo, piaccia o non piaccia».

NON FACCIO CROCIFIGGERE LA MOGHERINI - Il premier parla anche dello scontro in Europa sulla candidatura di Federica Mogherini a ministro degli esteri UE: «Federica Mogherini è una persona molto capace e molto brava, sarebbe un ottimo commissario ma noi, a questo punto, non mettiamo il nome sul tavolo finché non c'è certezza che tocca all'Italia, non sono io arzigogolato ma le procedure e io non faccio crocifiggere il Ministro degli Esteri».