19 agosto 2019
Aggiornato 15:30
Le nomine europee

Disputa Vecchia-Nuova Europa su Mogherini ha radici lontane

Sarebbe infatti la posizione morbida di Roma nei confronti della Russia, con l'Italia in buona compagnia di Germania e Francia, ad aver sollevato l'ira dei polacchi e dei baltici, in prima fila per la linea dura contro Mosca, anche per quel riguarda il possibile nuovo di giro di vite delle sanzioni contro il Cremlino.

BRUXELLES - La Vecchia e la Nuova Europa si confrontano sul caso della nomina dell'Alto rappresentante per la politica estera, con la candidatura del ministro degli esteri italiano Federica Mogherini al centro della polemiche sullo sfondo della crisi ucraina. Sarebbe infatti la posizione morbida di Roma nei confronti della Russia, con l'Italia in buona compagnia di Germania e Francia, ad aver sollevato l'ira dei polacchi e dei baltici, in prima fila per la linea dura contro Mosca, anche per quel riguarda il possibile nuovo di giro di vite delle sanzioni contro il Cremlino. La divisione non è però nuova e non ha a che fare solo con il caso di Kiev, anche se il conflitto nel Donbass e le relazioni tra Ue e Russia sono al centro della questione.

Simbolicamente la frattura tra Vecchia e Nuova Europa risale infatti al 2003, quando l'allora ministro della difesa americano Donald Rumsfeld utilizzò per la prima volta la definizione per separare i paesi europei che erano contrari alla guerra in Iraq, capeggiati da Berlino e Parigi, e quelli favorevoli, con in cima Varsavia. Allora la Polonia, al pari delle repubbliche baltiche, doveva ancora entrare ufficialmente sia nell'Unione Europea che nella Nato, e l'Italia si barcamenava sotto il cerchiobottismo internazionale di Silvio Berlusconi, ma il segnale anticipava ciò che sarebbe successo sulla scacchiera europea e postsovietica negli anni successivi.

La crisi ucraina non ha fatto che accentuare quelle spaccature che dalla fine della Guerra fredda e soprattutto negli ultimi tre lustri sono arrivate alla superficie, evidenziando la diversa prospettiva degli stati europei che sono maggiormente legati alla Russia, da quelli che non solo ne sono distanti, ma dal punto di vista geopolitico si affidano più al sostegno degli Stati Uniti.

Le Vecchia Europa a trazione tedesca è quella che non ha partecipato attivamente alla guerra in Iraq, ha bloccato nel 2008 l'entrata di Ucraina e Georgia nella Nato opponendosi all'avvio del Map (Membership Action Plan) ed è ora per le sanzioni light contro la Russia; la Nuova Europa vezzeggiata da Washington è quella che ha mandato contingenti in Iraq, che spinge per l'ingresso nell'Alleanza atlantica delle repubbliche ex sovietiche, europee e caucasiche, e che vorrebbe ora la mano pesante contro Mosca.

L'Ucraina non è insomma che un altro esempio delle divergenze che corrono su una frontiera molto più ampia. Anche all'interno della crisi di Kiev, prima di arrivare ai contrasti attuali su nomine a livello europeo e sanzioni contro la Russia, le discrepanze fra i motori della vecchia e nuova Europa sono state evidenti.

Emblematico lo sviluppo delle vicende che ha poi condotto alle proteste del novembre 2013 contro l'ex presidente Victor Yanukovich: da una parte la Germania ha determinato in sostanza la condotta intransigente di fronte al caso di Yulia Tymoshenko, riassumibile nel concetto «niente firma dell'accordo di associazione (AA), senza liberazione dell'ex premier». Dall'altra parte, da quando l'AA era stato parafato nel marzo del 2012, cioè pronto da firmare, la Polonia si è battuta invano per giungere alla sottoscrizione, ritenuta più importante del destino dell'eroina della rivoluzione arancione.

Anche l'attuale controversia legata alla nomina a Bruxelles del ministro Mogherini e alla sua presunta posizione filorussa sul caso South Stream, il gasdotto targato Gazprom in collaborazione con Germania, Francia e Italia che dovrebbe aggirare da sud l'Ucraina, ha il suo precedente nel Nordstream. Attivo dal 2011 e uscito dalla strategia comune di Gazprom insieme con Germania, Francia e Olanda per aggirare da nord l'ex repubblica sovietica passando sotto il Mar Baltico, dopo l'accordo del 2005 tra l'allora cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e Vladimir Putin, era stato definito tra i dai polacchi e baltici una sorta di riedizione del patto Molotov-Ribbentrop.

La Nuova Europa è infatti quella che aspira all'emancipazione energetica dalla Russia investendo in futuro sullo shale gas (gas di scisto) e il gnl (gas naturale liquido), il primo estratto direttamente dalle compagnie americane sul suolo europeo, il secondo importato dagli Usa.