4 agosto 2020
Aggiornato 13:00
Spariscono nelle conclusioni i 3 mld che chiedeva Ankara

Consiglio Ue su migranti: accordo con la Turchia, disaccordo interno

Il nuovo Consiglio europeo dedicato quasi esclusivamente alla crisi migratoria si è concluso poco prima di mezzanotte, ieri a Bruxelles, con un accordo concluso con Ankara, ma ancora diversi dissapori interni

BRUXELLES - Il nuovo Consiglio europeo dedicato quasi esclusivamente alla crisi migratoria si è concluso poco prima di mezzanotte, ieri a Bruxelles, con almeno due risultati positivi: il via libera politico all'accordo con la Turchia e la conferma dei finanziamenti nazionali degli Stati membri per il Fondo di Sviluppo e gli aiuti umanitari; ma c'è stata anche la riaffermazione di un disaccordo interno sul tema delle «relocation» (la ripartizione obbligatoria d'emergenza di 160.000 rifugiati da Italia e Grecia fra tutti gli Stati membri, in deroga al Regolamento di Dublino), che ha visto ancora una volta l'opposizione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca.

Accordo con Turchia
Riguardo all'accordo con la Turchia è stata molto utile la missione del primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, tornato ieri in mattinata da un viaggio lampo ad Ankara, con l'avallo del governo turco a una bozza d'intesa. La bozza, sulla falsariga della proposta che la Commissione aveva reso nota il 6 ottobre scorso a Strasburgo, prevede che Ankara apra nuovi campi profughi e si impegni a trattenere e accogliere i migranti, per lo più rifugiati provenienti dai conflitti in Siria e Iraq, senza lasciarli filtrare alle frontiere verso l'Ue. In cambio, vengono proposte diverse concessioni: una liberalizzazione progressiva dei visti che sono richiesti ai cittadini turchi per entrare nell'Ue; una ripartenza del negoziato d'adesione di Ankara all'Unione, arenato ormai da anni; l'inserimento della Turchia (nonostante la questione curda, sempre aperta) nella lista dei «paesi sicuri» in cui far rimpatriare i migranti economici che non hanno diritto all'asilo; e infine soldi, molti soldi, per pagare i costi di gestione della crisi: Ankara chiedeva 3 miliardi di euro, a fronte di una proposta iniziale della Commissione di un miliardo. Consegnata e illustrata in mattinata al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, la bozza d'intesa è stata poi presentata da quest'ultimo, nel pomeriggio, ai leader del Ventotto.

Gli ostacoli
La discussione non era facile, perché alcuni dei capi di Stato e di governo temevano di fare concessioni eccessive ad Ankara. Mentre la Germania resta contraria all'adesione della Turchia all'Ue, e non perde occasione di ribadirlo, il presidente francese François Hollande, arrivando al vertice nel pomeriggio, aveva spiegato che «non bisogna, con il pretesto che la Turchia ci aiuta a contenere il flusso dei rifugiati, arrivare a concessioni su un processo di liberalizzazione dei visti con regole che non sono chiare», con il rischio di far entrare anche «individui che non sappiamo chi sono». La liberalizzazione dei visti deve dunque avvenire secondo «un percorso» graduale in cui saranno poste "molte condizioni", aveva avvertito Hollande.

Concessioni, ma non troppo
Nelle conclusioni del vertice, in effetti, si afferma l'impegno ad accelerare il processo di liberalizzazione dei visti, ma condizionandolo comunque alle «responsabilità condivise, all'impegno reciproco e ai risultati» della gestione della crisi migratoria da parte di Ankara. Durante la conferenza stampa conclusiva, Juncker ha puntualizzato che «il processo sarà accelerato, ma questo non significa che ci allontaneremo dai criteri fissati». Le conclusioni contengono anche l'impegno a rivitalizzare il processo di adesione della Turchia all'Ue, pur senza entrare nei dettagli dei capitoli del negoziato da sbloccare. E' invece sparita del tutto la menzione dei 3 miliardi di euro che chiedeva il governo di Ankara; le conclusioni affermano semplicemente che «l'Ue e i suoi Stati membri aumenteranno sostanzialmente il proprio sostegno politico e finanziario» per la Turchia.  Le conclusioni sull'intesa con Ankara per l'Italia «vanno bene», ha commentato all'uscita dal vertice il premier, Matteo Renzi, avvertendo che comunque «molto dipenderà da come la comunità internazionale saprà affrontare il tema, ma anche da ciò che accadrà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi in Turchia, dato che c'è un appuntamento elettorale previsto per il primo novembre».

Fondo per lo sviluppo dei Paesi africani
L'altro risultato positivo del Consiglio europeo l'ha annunciato Juncker, più come un atto di fede che con una decisione concreta, durante la conferenza stampa finale: «Ho ricordato ai leader degli Stati membri - ha riferito - le loro promesse fatte allo scorso vertice del 23 settembre» riguardo ai contributi nazionali che dovranno accompagnare i finanziamenti comunitari, già stanziati a tempo di record, per il Fondo di Sviluppo a favore dei paesi africani, il Programma alimentare mondiale, e i fondi regionali per gli aiuti umanitari ai paesi terzi impegnati nell'accoglienza ai profughi. Nonostante quelle promesse, fino a ieri solo sei Stati membri avevano sbloccato i contributi nazionali, e mancavano ancora all'appello 2,2 miliardi di euro, «una cifra non negoziabile», non si era stancato di ripetere il presidente della Commissione nei giorni scorsi.

I soldi dovranno arrivare presto
Juncker si è detto «abbastanza sicuro che i soldi arriveranno» nelle prossime settimane, attivando le strutture tecniche del Consiglio Ue. «Sarebbe inaccettabile - ha aggiunto - presentarsi al vertice della Valletta di metà novembre senza poter mettere i soldi sul tavolo per gli amici africani». Nella capitale maltese, l'11 e 12 novembre, i capi di Stato e di governo dell'Ue incontreranno i leader dei paesi africani per discutere della crisi migratoria e di come affrontarne le cause profonde.

Tensioni
Il disaccordo fra i Ventotto sulle «ricollocazioni» obbligatorie dei rifugiati ha riguardato alcune formulazioni della bozza di conclusioni del vertice, che i paesi contrari all'approccio «comunitario» della Commissione vedevano come un'ulteriore conferma e legittimazione delle decisioni già presa nonostante la loro opposizione, e delle decisioni simili che potrebbero essere prese in futuro. Nella discussione, soprattutto la Commissione e la Germania hanno difeso l'approccio comunitario. Alla fine le conclusioni del Consiglio europeo hanno subito una modifica minima, un riferimento temporale, che comunque limita alle sole «relocation» già decise l'impegno degli Stati ad attuare le decisioni in questo campo. Nella frase in cui i leader affermano di voler «procedere rapidamente con la piena attuazione delle decisioni sulle ricollocazioni» è stato aggiunto semplicemente: «prese finora».

Strategia complessiva
Quanto alla discussione più generale sulla politica comune d'immigrazione e d'asilo, e sulla «strategia complessiva» da adottare, che comporterà certamente una revisione del regolamento di Dublino, le conclusioni del vertice restano poco esplicite, a causa dell'opposizione dei soliti paesi dell'Est: «Ci sono altre importanti azioni prioritarie, incluse le proposte della Commissione, che devono essere discusse nelle riunioni pertinenti». Sembra poco, ma nella bozza non c'era neanche il riferimento alle proposte della Commissione.

Brexit
Un'ultima decisione importante, infine, è stata presa al vertice riguardo a un tema che non ha niente a che vedere con la crisi migratoria: il premier britannico David Cameron si è impegnato a inviare ai leader europei le richieste di Londra riguardo alle quattro aree in cui il Regno Unito vuol rinegoziare le sue condizioni per la permanenza nell'Ue, in vista del referendum organizzato per la fine del 2017. Le richieste di Cameron verranno poi discusse al prossimo Consiglio europeo di dicembre, in vista dell'inizio dei negoziati con il resto dei paesi Ue e con le istituzioni comunitarie.

(Con fonte Askanews)