25 giugno 2019
Aggiornato 08:00
Politiche europee

Renzi a Strasburgo, scontro col capogruppo PPE sulla flessibilità

Oltre a mettere in dubbio la reale volontà dell'Italia di fare le riforme che Renzi ha promesso e di rispettare le regole di bilancio, Weber aveva sostenuto che, dopo il grande sforzo di risanamento finanziario fatto dai paesi con governi del Ppe (Portogallo, Grecia, Irlanda, Spagna), ora alcuni grandi paesi (Italia e Francia) con governi di centro sinistra, vorrebbero non rispettare le regole e a

STRASBURGO - Il dibattito sul semestre italiano di presidenza dell'Ue, oggi a Strasburgo, ha registrato un nuovo scontro fra un capo di governo italiano e il presidente tedesco di un gruppo politico del Parlamento europeo, dopo quello che 11 anni fa, nel luglio 2003, oppose Silvio Berlusconi a Martin Schulz, allora capogruppo socialista, definito «kapò» dall'ex Cavaliere. Oggi lo scontro, a parti politiche invertite, è avvenuto fra Matteo Renzi e il capogruppo del Ppe, il bavarese Manfred Weber, ed è stato innescato da un duro attacco di quest'ultimo all'Italia e alle posizioni dei Socialisti sulla richiesta di applicare con flessibilità le regole Ue sui bilanci pubblici.
Oltre a mettere in dubbio la reale volontà dell'Italia di fare le riforme che Renzi ha promesso e di rispettare le regole di bilancio, Weber aveva sostenuto che, dopo il grande sforzo di risanamento finanziario fatto dai paesi con governi del Ppe (Portogallo, Grecia, Irlanda, Spagna), ora alcuni grandi paesi (Italia e Francia) con governi di centro sinistra, vorrebbero non rispettare le regole e attuare politiche di crescita facendo nuovi debiti, che «non creano futuro ma lo distruggono».

Renzi: Non accettiamo lezioni da nessuno
L'Italia, ha replicato Renzi in Aula, non ascoltato da Weber che aveva lasciato il suo posto, «non solo ha una grande storia ma ha un futuro. E se qualcuno immagina di venirgli a fare le lezioni ha sbagliato posto... Chi brandisce l'arma del pregiudizio sull'Italia sbaglia: è un atteggiamento da respingere al mittente. Non accettiamo lezioni di morale da nessuno». A chiedere un'Europa orientata alla crescita, ha aggiunto il premier, «non sono Italia e Francia», sono i cittadini europei perchè «solo investendo sulla crescita garantiremo un futuro».
«Se Weber parlava a nome del suo gruppo politico - ha osservato ancora ironicamente Renzi -, allora non dubito che le sue posizioni le abbia dovute spiegare bene al Ppe, che ha guidato il nostro paese per molti lunghi anni», con i governi Berlusconi. «Se invece parlava a nome della Germania, vorrei ricordagli che proprio qui fu concessa alla Germania non la flessibilità, ma la possibilità di violare i limiti (del Patto di Stabilità, ndr), cosa che ha consentito a quel paese di crescere», ha concluso il premier italiano.

Pittella: se Juncker accoglierà le nostre istanze lo voteremo, altrimenti no
Oltre alla replica a di Renzi, la presa di posizione di Weber ha praticamente rimesso in discussione l'accordo, che era ormai dato sostanzialmente per acquisito, del gruppo socialista e democratico (S&d) con il Ppe per l'appoggio al presidente designato della prossima Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
In serata, il neo capogruppo S&d, Gianni Pittella, ha avvertito infatti che «se Juncker accoglierà le nostre istanze lo voteremo, altrimenti no». E fra quelle istanze, ha ricordato, c'è «un'inversione di rotta rispetto al passato» sulle politiche di austerità, che consenta gli investimenti per la crescita. «Noi - ha precisato Pittella - non abbiamo mai dato per scontato l'accordo col Ppe, abbiamo solo detto che rispettavamo l'esito delle elezioni e la decisione di dare il mandato a Juncker, fermo restando che la persona designata deve comunque guadagnare il voto del Parlamento europeo; e senza i Socialisti non c'è maggioranza».

Critiche a Weber anche dall'NCD
Il capogruppo popolare è stato criticato anche all'interno del proprio gruppo, dall'eurodeputato Giovanni La Via, leader del Nuovo Centro Destra al Parlamento europeo.
«Secondo me Weber è andato al di là della posizione del Ppe. Noi diciamo sì al Patto di Stabilità e di Crescita, ma d'altro lato abbiamo fatto approvare degli emendamenti che prevedono strumenti di flessibilità concordata con i singoli paesi, secondo quanto diceva anche il portavoce della cancelliera tedesca, Angela Merkel», ha sottolineato l'europarlamentare del Ncd.