27 gennaio 2021
Aggiornato 15:30
Politica & Riforme

La «campagna» per il Senato elettivo

«Porteremo la battaglia nel paese». E' quanto hanno annunciato in una conferenza stampa a palazzo Madama Vannino Chiti, Mario Mauro, Loredana De Petris e Felice Casson e Francesco Campanella che hanno presentato insieme ad altri senatori, in tutto 35, provenienti da diversi gruppi di maggioranza e di minoranza 14 subemendamenti alle riforme costituzionali tra i quali quello che chiede di mantenere

ROMA - La battaglia perchè il Senato resti elettivo non verrà fatta solo all'interno del Parlamento ma anche nel paese, tra le associazioni e la società civile. E' quanto hanno annunciato in una conferenza stampa a palazzo Madama Vannino Chiti, Mario Mauro, Loredana De Petris e Felice Casson e Francesco Campanella che hanno presentato insieme ad altri senatori, in tutto 35, provenienti da diversi gruppi di maggioranza e di minoranza 14 subemendamenti alle riforme costituzionali tra i quali quello che chiede di mantenere l'elezione anche per il nuovo senato.

«Questa è una formazione diversa da quella della maggioranza che sostiene il governo perchè qui si discute di Costituzione e noi ci siamo trovati d'accordo su aspetti di merito. Siamo tutti favorevoli a fare una buona riforma e a superare il bicameralismo paritario - ha spiegato Chiti - ma alcuni aspetti non ci convincono».
«Il principio che vogliamo difendere e che ci unisce - ha proseguito De Petris - è che la sovranità è del popolo perciò entrambe le camere devono essere elette direttamente anche se vogliamo ridurre i costi, e infatti proponiamo di ridurre il numero dei deputati oltre a quello dei senatori».

«Siamo in un campo di calcio in cui si gioca a baseball con le regole del rugby», così Mauro ha sintetizzato il progetto di riforma costituzionale del governo. «Io non sono un contestatore ma questo accordo sancisce una deriva autoritaria, da spazio ad una corte e non ad una storia, perciò noi dobbiamo fare proseliti e fare di questi emendamenti una battaglia politica, animare un dibattito a 360 gradi nei prossimi giorni e nei prossimi mesi con tutti i leader politici, dentro e fuori dal Parlamento, io so che ci sono timori di un senato dopolavoristico anche da parte di altri».

«Vogliamo che tutte le forze politiche, le associazioni sappiano qual è la posta in gioco - ha aggiunto Chiti - perciò dalla prossima settimana insieme a fare una serie di incontri».

Aumentare le competenze del nuovo Senato
Tra le proposte di modifica presentate dai 35 senatori provenienti da gruppi diversi e trasversali di maggioranza e opposizione c'è quella che prevede di aumentare le competenze del nuovo Senato allargandole ad esempio a temi sensibili come la libertà religiosa, i diritti civili delle minoranze, la tutela della salute, i referendum popolari e le norme in materia di Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Csm e magistratura. «Si tratta di argomenti - ha spiegato Chiti - sui quali non ci può essere la competenza esclusiva di una maggioranza di governo».

«Il modello proposto dal governo non è il Bundesrat tedesco perchè in Germania se la camera delle autonomie approva un provvedimento con il 60% dei voti o con i 2/3 la Camera può modificarla solo con la stessa maggioranza e poi in Germania - ha osservato ancora il senatore del Pd - c'è una legge elettorale proporzionale con il 5% di sbarramento».

Ridurre il numero dei Deputati
I senatori propongono anche di ridurre il numero dei Deputati o a 315 o a 470 e sono contrari al cumulo delle funzioni di senatore e consigliere regionale come vorrebbe il governo. «Questa non è innovazione, non è coraggio contro conservazione - ha aggiunto Chiti - è la ripetizione di esperienze già fallite in altri paesi».
«Il sindaco di una grande città come Milano come potrà garantire la sua presenza al Senato?», ha chiesto Mauro.

«Dal governo è stata fatta una proposta chiusa, non c'è stato un negoziato aperto - ha attaccato Campanella - noi non ci siamo sottratti a questa grande riforma ma la verità è che questo Senato non è funzionale a un certo modo di governare, ossia al sindaco d'Italia perciò deve essere superato».

Quanto alla posizione in Aula dei dissidenti del Pd Chiti e Casson hanno spiegato che «valuteremo in base a quello che emergerà, non siamo una corrente ma anche nel regolamento del Pd è garantito il rispetto dell'articolo 67 della Costituzione», ossia che i parlamentari non hanno vincolo di mandato e possono quindi votare diversamente dal proprio gruppo.