22 aprile 2021
Aggiornato 02:30
Politiche europee

Renzi e la partita delle nomine europee

Una tornata di nomine che arrivasse scaglionata nel corso delle settimane indebolirebbe la strategia del presidente del Consiglio per ottenere quel «forte rinnovamento» delle istituzioni comunitarie sul quale ieri è arrivato anche il «mandato forte» del presidente Giorgio Napolitano.

ROMA - Non possiamo uscire con la sola nomina di Juncker, e se non è possibile arrivare ad un accordo formale su tutte le cinque nomine europee, dobbiamo ottenere l'accordo politico su tutte le diverse caselle. Nelle riunioni che si sono susseguite per la giornata in preparazione del Consiglio Europeo, Matteo Renzi è stato chiaro nell'indicare l'obiettivo dell'Italia per il vertice di Bruxelles. E i motivi sono evidenti: una tornata di nomine che arrivasse scaglionata nel corso delle settimane indebolirebbe la strategia del presidente del Consiglio per ottenere quel «forte rinnovamento» delle istituzioni comunitarie sul quale ieri è arrivato anche il «mandato forte» del presidente Giorgio Napolitano.

Serve una visione chiara dell'Europa dei prossimi anni
Del resto, Renzi ha più volte esplicitato l'impostazione con la quale vorrebbe si procedesse: prima una visione chiara dell'Europa dei prossimi anni, poi - e tutta insieme - la squadra giusta per attuarla. In primo luogo, dunque, bisogna fare in modo che il documento su cui sta lavorando Van Rompuy dia traccia evidente di quel cambiamento che bisogna portare in Europa e sul quale oggi Renzi ha avuto il «mandato forte» anche del Presidente della Repubblica, che lo ha ricevuto in mattinata al Quirinale.
Certo, anche quella partita è complessa, gli sherpa lavoreranno all'Agenda fino all'ultimo domani, prima della cena dei leader ad Ypres. Ma i segnali sono positivi, a cominciare alle parole di Angela Merkel stamattina nei confronti dei falchi tedeschi: per lo staff del premier una vera e propria sconfessione. Anzi, «l'enfasi della Merkel sulla crescita è la nostra».

L'accordo politico sulle nomine
Poi c'è la seconda partita, l'accordo politico sulle cinque nomine: presidente della Commissione, del Consiglio, dell'Eurogruppo, del Parlamento e sull'Alto rappresentante.
Concetto ribadito ancora ieri nelle comunicazioni alle Camere, ma che si scontra con le intenzioni di Hermann Van Rompuy che invece domani - Trattato alla mano - vorrebbe limitarsi alla sola indicazione di Jean-Claude Juncker alla Commissione. Ma se dal punto di vista formale l'impostazione del presidente del Consiglio Ue è corretta, nulla impedisce invece l'accordo politico, per il quale, assicurano fonti di governo, «l'Italia è intenzionata a condurre una battaglia anche dura», perchè, afferma la stessa fonte, «sarebbe inaccettabile se dovesse concludersi il Consiglio con la sola indicazione di Junker».

Mogherini e il probabile rimpasto di Governo
Anche in queste ore, con i collaboratori che lo accompagneranno alla cena di Ypres dei capi di Stato e di governo, il premier si è infatti detto convinto che l'Europa darebbe un segnale importante se fissasse nelle prossime ore, anche se non formalmente, ma almeno politicamente, l'identikit della squadra che la guiderà nei prossimi anni. Squadra che potrebbe comprendere il nome di Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera: come è noto, l'Italia ha dato una disponibilità che è stata ben accolta dalle cancellerie, ha sottolineato Renzi con i suoi. E se dovesse andare in porto la nomina della Mogherini, Renzi potrebbe a quel punto procedere al rimpasto di governo di cui si parla da giorni. Tra i nomi in bilico, quelli di Giannini, Martina e Lupi.