26 maggio 2022
Aggiornato 07:00
Europee 2014

Forza Italia al 16%, ma preoccupa la «guerra delle preferenze»

FI al minimo storico, ma con il magro risultato di Alfano, resta il fulcro del centrodestra. Fitto: «Berlusconi messo in condizioni impossibili ma ora dobbiamo discutere anche degli errori»

ROMA - Ci vuole un po' di tempo prima che qualcuno ci metta la faccia e dica «è un risultato non esaltante». Lo fa la responsabile comunicazione del partito, Deborah Bergamini, quando è già la una passata. E non è solo per ragioni di cautela di fronte a un dato che ancora non è definitivo. Man mano che le proiezioni diventano più precise Forza Italia sembra incapace di schiodarsi dal 16%, ben sotto la soglia psicologica del 20%.

TOTI: DATI NON DRAMMATICI - Silvio Berlusconi ha seguito l'esito elettorale da Arcore, dove ha cenato con i figli, l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani e Giovani Toti. I primi dati li ha commentati al telefono con alcuni big riuniti nella sede di San Lorenzo in Lucina. E' evidente che non si può essere soddisfatti: gli azzurri sono inesorabilmente terza forza anche se un certo sospiro di sollievo viene dal mancato exploit del M5s. «Forza Italia - spiega Giovanni Toti - paga un prezzo, non è un risultato che ci soddisfa ma non sono dati drammatici. Se si sommano i voti di Fi e Ncd stiamo sostanzialmente alle percentuali dell'ultima volta».

LA DIFESA DELLA BERGAMINI - D'altra parte quel dato del 16 l'ex premier lo compulsava da un po' di giorni, perchè gli amati sondaggi avevano già prefigurato questo scenario. Sarà stato anche per questo che nei giorni passati il Cavaliere, un po' deluso, aveva confidato di cominciare a sentirsi davvero «vecchio», riportando in auge l'ipotesi di una successione e per l'ennesima volta il nome di sua figlia Marina. Con chi ha avuto modo di parlargli - tuttavia - avrebbe spiegato di aver fatto quanto possibile, viste le condizioni date. Ossia, visto quello che Deborah Bergamini definisce l'anno orribile: condanna, decadenza, servizi sociali e infine una campagna elettorale fatta «stando ai box», «con una mano dietro la schiena».

CENTRODESTRA AL 30% - A questo punto Berlusconi sa che deve cercare di evitare un effetto esodo dei suoi parlamentari: il risultato non esaltante del Ncd lo conforta da questo punto di vista. L'obiettivo, più volte dichiarato, da domani in poi sarà quello di cercare di riunire i moderati. «Dobbiamo ricominciare a costruire il centrodestra, sulla carta - spiega per esempio il capogruppo al Senato, Paolo Romani - c'è ancora un 30%. Dobbiamo ricominciare su questa base a fare un lavoro serio».

LA GUERRA DELLE PREFERENZE - C'è anche un'altra grande incognita legata ai dati definitivi e che rischia di far deflagrare il fronte interno. La vecchia guardia del partito, infatti, da tempo è 'sotto botta' sempre più messa ai margini dal cosiddetto 'cerchio magico': un cerchio che si è stretto ulteriormente quando la scorsa settimana Berlusconi ha affidato le chiavi della cassa e il potere di firma delle liste elettorali a Maria Rosaria Rossi. La 'guerra' delle preferenze potrebbe a questo punto riaprire ulteriormente i giochi: per esempio se Raffaele Fitto dovesse ottenere un risultato nettamente più alto degli altri capilista, in primis di Giovanni Toti, il volto nuovo che Berlusconi ha voluto accanto a sé nella fase in cui ha cercato di immettere linfa nuova nel partito. Se ci sarà una richiesta di resa dei conti lo si saprà già mercoledì, giorno in cui l'ex premier dovrebbe rientrare a Roma e presiedere il comitato di presidenza.