2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
industria 4.0

I Comptence Center dell'Industria 4.0 rischiano di essere un caos

Il piano previsto per la realizzazione dei Competence Center sul territorio nazionale ha già generato le prime critiche

Industria 4.0, i Comptence Center rischiano di essere un caos
Industria 4.0, i Comptence Center rischiano di essere un caos Shutterstock

TORINO - Per Calenda il piano Industria 4.0 ha portato a risultati tangibili, alla stregua di quelli cinesi. Dal palco delle Ogr di Torino ha parlato di una crescita dell’11% degli investimenti, superiore addirittura a quella tedesca, annunciando per il 2018 lo stanziamento di altri 9,8 miliardi di euro che dovranno andare a colmare il tanto grande quanto ormai discusso gap di competenze digitali. Come? Attraverso il credito d’imposta per la formazione e i tanto attesi Competence Center, il cui bando - pubblicato con un anno di ritardo - vede gli atenei italiani sfidarsi per ottenere una fetta di quei 40 milioni di euro messi a disposizione dal Mise per attuare il trasferimento tecnologico tra Università e PMI.

Le critiche
I fondi assegnati dal MISE, tuttavia, appaiono un po’ scarni, tanto da sollevare già le prime critiche. Nello specifico, ai Competence Center saranno assegnati fondi pubblici sulla base del regolamento Ue Gber, per un massimo di 7,5 milioni di finanziamento per singolo polo. I fondi dovrebbero essere erogati nella misura del 65% per la costituzione e l’avvio e nella misura del 35% per i progetti (per un importo massimo di 200mila euro). «In una situazione momentanea, in cui si fa fatica a trovare capitali, probabilmente qualcuno avrà pensato che era meglio non investirci troppo, nel caso poi non avessero funzionato - ci racconta Francesco Seghezzi, direttore Fondazione Adapt -. All’inizio avevo pensato che fosse una soluzione interessante, ora non ne vedo l’utilità».

Il caso piemontese
Alcuni dubbi ce li ha sollevati anche il professore Luca Iuliano, referente del master in alto apprendistato in Manufacturing 4.0 che sarà avviato al Politecnico di Torino. «Sicuramente la Regione Piemonte e il Politecnico hanno investito molto in anticipo rispetto a quanto fatto a livello nazionale. Da oltre un anno abbiamo avviato la nostra piattaforma ‘Fabbrica Intelligente’ che prevede una serie di incentivi per PMI e organismi di ricerca che intendano sviluppare in Piemonte progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale sul tema della fabbrica intelligente». Insomma, qualcosa di davvero molto simile a quanto previsto dal decreto emanato per lo sviluppo dei Competence Center e, peraltro, finanziato dal MIUR con 40 milioni di euro. «Sui Competence Center sono dubbioso - ha aggiunto -. Per la nostra piattaforma (una sola, ndr.) sono stati stanziati gli stessi fondi che verranno elargiti a 4 o 5 università. C’è qualcosa che non torna».

Le PMI le tecnologie le stanno già comprando
La scadenza del bando è fissata al 30 aprile 2018, ma ci vorranno almeno un paio d’anni prima che questi Competence Center si realizzino nella pratica. «Una delle funzioni di questi hub è quella di supportare le imprese consigliando loro come investire - continua Seghezzi -. Eppure grazie agli incentivi come l’iperammortamento, le PMI stanno già acquistando le tecnologie per la digitalizzazione della loro fabbrica. In base a questo continuo a non capire la funzione che avranno effettivamente queste strutture. Oltre al fatto che, se in un primo momento erano stati presi in considerazione anche i centri di ricerca, di fatto il bando li esclude, con tutta una serie di requisiti che solo le università possono avere». Le critiche di Seghezzi, poi, si muovo sul piano più strettamente tecnologico: «Noi, come associazione, ci siamo mossi per proporre dei Comptence Center più settoriali, come quelli che troviamo nel modello tedesco», ma evidentemente questo non faceva parte del Piano. Visitando il sito del Fraunhofer, infatti, si ha la percezione di un mondo completamente diverso: la strategia è tecnicamente molto precisa e settoriale, con centri tecnici distribuito in 68 aree della Germania, dei centri di progettazione specifica che traghettano le PMI verso la trasformazione digitale. Un sistema capillare che poco assomiglia alla bozza italiana.

Per Andrea Bianchi Direttore Area Politiche Industriali Confindustria, il modello tedesco non era fattibile sin dall’inizio. «Per l’Italia questo approccio non avrebbe funzionato - dice Andrea Bianchi -. Noi dovevamo ampliare la platea di innovatori, permettere a tutte le PMI italiane di avvicinarsi in modo concreto alle tecnologie», mentre le imprese tedesche erano già ampiamente digitalizzate e avevano bisogno di centri specializzati per attuare la sperimentazione.

Rischio sovraffollamento
Al netto delle polemiche, tuttavia, i ritardi accumulati sul bando dei Competence Center potrebbero determinare in futuro un sovraffollamento di strutture destinate al trasferimento tecnologico. Certo, «melius abundare quam deficere», ma la situazione potrebbe generare un po’ di caos. Ogni regione sta mettendo in pratica politiche per creare il proprio Hub Industria 4.0. In Piemonte è stato avviato lo studio di fattibilità per un Manufacturing Technology and Competence Center, progetto dentro il quale ci sono Unione Industriale di Torino, Camera di commercio di Torino, Università, Politecnico, Compagnia di Sanpaolo, Fondazione Crt, Equiter s.p.a, Comune e Regione. Regione Lombardia e Politecnico di Milano hanno messo sul piatto 600mila euro a testa (per complessivi 1,2 milioni di euro) per creare il primo polo regionale di sperimentazione e attuazione delle politiche di innovazione nazionali e regionali sull'Impresa 4.0. Solo ieri è stato inaugurato, grazie alla collaborazione di Accenture, un nuovo Innovation Center a Modena. Prima che i Comptence Center siano realizzati quanti altri hub sorgeranno?

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