21 maggio 2022
Aggiornato 23:30
industria 4.0

Non possiamo permetterci che il piano Industria 4.0 sia solo una moda

L'attenzione ai temi Industria 4.0 è sempre più ampia. Ma qual è il futuro del Piano Calenda?

Non possiamo permetterci che il piano Industria 4.0 sia solo una moda
Non possiamo permetterci che il piano Industria 4.0 sia solo una moda Foto: Shutterstock

TORINO - Le parole di Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali Confindustria, risuonano nell’ampio spazio del Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino. E, stando alla partecipazione, per un evento che ha occupato gran parte della mattinata, non è difficile credergli. La sala è gremita, è quasi complesso trovare una seggiola vuota, tanto i temi dell’Industria 4.0 sono diventati, ormai, di ampio respiro. Forse perchè, a conti fatti, il famoso Piano Calenda, ha funzionato. E i risultati si toccano con mano, sono tangibili. Del resto il pacchetto voluto dal MISE, ma nato su iniziativa parlamentare, si è focalizzato, prima di tutto, sui macchinari. Nell’ultimo trimestre del 2017 gli ordinativi di robot e di macchine utensili destinati al mercato italiano hanno fatto un balzo in avanti senza precedenti, raggiungendo un incremento dell’86,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

«Prima del Piano Calenda il tasso di vetustità delle macchine era arrivato a toccare i 15 anni, il più altao dal dopoguerra - spiega Andrea Bianchi -. Eppure puntare sui macchinari non è stata una scelta così scontata». In Germania, Paese che per primo ha coniato il termine «Industria 4.0», le azioni sono state molto più verticali, incentrate sulla ricerca e sull’innovazione. «Per l’Italia questo approccio non avrebbe funzionato - continua Andrea Bianchi -. Noi dovevamo ampliare la platea di innovatori, permettere a tutte le PMI italiane di avvicinarsi in modo concreto alle tecnologie. Quelle PMI che brancolavano nel buio, per intenderci». La via italiana per l’Industria 4.0 è stata l’iperammortamento. E sono stati proprio gli incentivi a contribuire all'entrata delle tecnologie nelle nostre fabbriche.

E’ evidente, tuttavia, che l’acquisto di un macchinario non è di per sé sufficiente. Ora che il Piano Industria 4.0 è stato avviato, è importante che non si trasformi in un vicolo cieco o, peggio ancora, che stagni al punto in cui è arrivato oggi. «Siamo riusciti a dare una continuità al Piano Calenda fino al 2018. Ora molto dipenderà dalle prossime elezioni e da come riusciremo a traghettare le PMI verso il futuro, in un’ottica di continua formazione». Al netto del vastissimo tema sulle competenze, per Andrea Bianchi servono nuove politiche. «Dobbiamo attuare una trasformazione delle aliquote di ammortamento - dice -. Siamo fermi a un decreto del ’78 e questo significa che se io compro una stampante 3D questa viene ammortizzata come una stampante tradizionale. E’ ovvio che la tecnologia accorcia l’obsolescenza delle macchine e dobbiamo pensare a rivedere le aliquote e proporre agevolazioni che comprendano anche altre attività rispetto alle macchine».

Il tema degli incentivi del Piano Industria 4.0, peraltro, è stato recentemente sollevato anche dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, secondo cui le politiche dovrebbero muoversi nella direzione di renderli più strutturali. Quella di Industria 4.0 «è un’operazione strategica» e, per questo, c’è spazio per una defiscalizzazione strutturale. «La defiscalizzazione, a parità di aliquote, quando è permanente – sottolinea Padoan – funziona meglio e permette alle imprese di fare una pianificazione strategica. Nella legislatura che si sta concludendo, la detassazione è stata importante ma in molti casi è stata a tempo. Con un orizzonte di medio termine, all’inizio di una nuova legislatura, c’è lo spazio e il tempo per pianificare una riduzione permanente di imposte».

Se il Piano Calenda ha funzionato tempestivamente per ciò che riguarda gli incentivi sull’acquisto dei macchinari, lo stesso non si può dire per il capitolo delle competenze. Il bando per i Competence Center è arrivato con un anno di ritardo e potrebbe non rivelarsi così essenziale per attuare l’agognato trasferimento tecnologico tra università e imprese. Motivo per cui le parti si stanno muovendo autonomamente. Il Piemonte, Torino in particolare, potrebbe giocare un ruolo davvero da leader in questo segmento. Malgrado per anni le politiche abbiano trascurato la manifattura, il capoluogo sabaudo sta dimostrando di sapersi tirare su le maniche. «Dobbiamo pretendere di più, abbiamo tutte le carte in regola per recuperare questa leadership» tuona Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale di Torino, spiegano l’ambizioso progetto del Manufacturing Technology and Competence Center di cui vi abbiamo già ampiamente parlato. «In questo luogo non faremo solo formazione, ma offriremo servizi di prototipazione per dare la possibilità alle imprese di imparare e sperimentare continuamente», ha precisato Gallina.

Domanda e offerta di lavoro non collimano. Dall’analisi delle offerte di lavoro pubblicate online, infatti, emerge chiaramente il divario fra i profili che cercano le aziende e la preparazione professionale di quanti sono in cerca di occupazione. Le posizioni relative a figure digitali emergenti sono cresciute da febbraio 2013 ad aprile 2017 a ritmi del 280% e fra quelle più ricercate spiccano il Data Scientist, il CyberSecurity Expert e il Big Data Analyst.  Il dato diventa un vero e proprio fattore produttivo. «Abbiamo impostato gli assessment sulla maturità digitale delle PMI sapendo che per queste realtà l’Industria 4.0 deve essere un’evoluzione fondata su due fattori – ha illustrato Paolo Neirotti, docente del DIGEP del Politecnico di Torino - . Il primo è che, grazie a Big Data e IoT, la fabbrica, l’ingegnerizzazione di prodotto e la logistica devono essere governate con approcci maggiormente data-driven. Il secondo fattore è la capacità di ripensare proprio attraverso i dati il proprio modello di business ed offrire nuovi servizi. Per arrivare a fare ciò serve alle PMI più visione strategica, più ricerca collaborativa, e un nuovo paradigma di
impiego dell’ICT
».