14 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Gran Bretagna

Boris Johnson esclude una «Brexit senza accordo» dal programma elettorale

Il manifesto del Premier, che vuole conquistare voti al centro, insisterà su una Brexit il prima possibile attraverso l'approvazione del «meraviglioso» accordo

Il Premier britannico, Boris Johnson
Il Premier britannico, Boris Johnson ANSA

LONDRA - Il premier britannico Boris Johnson escluderà la minaccia di un'uscita dall'Europa senza accordo dal programma elettorale dei conservatori, in vista delle elezioni del 12 dicembre: è quanto pubblica il quotidiano britannico The Times. Il manifesto del premier insisterà su una Brexit il prima possibile attraverso l'approvazione del «meraviglioso» accordo non appena la Camera dei Comuni verrà riconvocata dopo il voto - un atteggiamento in netto contrasto con il precedente impegno ad uscire il 31 ottobre «costi quel che costi».

Premier vuole conquistare voti al centro

I Tories sono convinti che questa strategia potrebbe far loro guadagnare voti al centro, specie da parte di quegli elettori Liberal-democratici che temono le conseguenze di un possibile secondo referendum sul clima politico del Paese. Il programma elettorale conservatore, che verrà svelato ufficialmente fra un paio di settimane, dovrebbe inoltre eliminare il tetto all'indebitamento del 2% introdotto dallo stesso Partito conservatore nel 2017.

Per super-ricchi governo Corbyn peggio della Hard Brexit

Se il leader laburista Jeremy Corbyn dovesse diventare Primo ministro i super-ricchi britannici hanno già pronte le valigie, nel timore che l'élite dei miliardari venga colpita da nuove tasse e controlli sui capitali. Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, avvocati e commercialisti delle famiglie più facoltose del Paese sono stati inondati da richieste di assistenza e consigli per spostamenti offshore, cambi di residenza e donazioni in vita: un governo Corbyn viene percepito come un rischio ancora maggiore di una «hard Brexit».

La politica fiscale nei confronti dei ricchi

Corbyn non ha peraltro ancora messo in chiaro quale sarebbe la sua politica fiscale nei confronti dei ricchi; il manifesto elettorale del 2017 prevedeva un'aliquota del 45% oltre le 80mila sterline e una del 50% sopra le 135mila, contro il massimo attuale del 45% sopra le 150mila sterline. Inoltre, verrebbero innalzate anche le tasse sul capitale mentre la tassa di successione verrebbe sostituita da un'imposta sulle donazioni in vita che scatterebbe sopra le 125mile sterline - meno della metà delle attuali 325mila.

Sturgeon: «Indipendenza della Scozia è a portata di mano»

Una Scozia indipendente è «a portata di mano": lo ha dichiarati la leader del Partito Nazionale scozzese (Snp), Nicola Sturgeon. «Un Scozia indipendente è più vicina che mai, è veramente a portata di mano: ciò che è necessario adesso è un'altra chiara vittoria per l'Snp perché diventi ancora più vicina - quindi votate Snp il 12 dicembre per garantire alla Scozia il diritto di decidere», ha dichiarato la First minister scozzese durante un comizio.

La richiesta subito dopo le elezioni

Come ricorda il quotidiano britannico The Guardian durante il congresso dell'Snp, tenutosi il mese scorso, Sturgeon aveva dichiarato di voler indire un secondo referendum di indipendenza nel 2010 e di voler richiedere a Westminster il trasferimento dei necessari poteri in materia entro la fine dell'anno, richiesta già bocciata dal premier Boris Johnson. Sturgeon ha confermato di voler presentare la richiesta subito dopo le elezioni indipendentemente da quale partito conquisti Downing Street, lasciando intendere che il leader laburista Jeremy Corbyn sarebbe disponibile ad accontentarla; questi ha però subito smentito ricordando che il Labour «non sostiene l'indipendenza della Scozia e non pensa che un'altra consultazione sia auspicabile o necessaria».