22 novembre 2019
Aggiornato 12:00
Brexit

La Gran Bretagna precipita verso le elezioni?

Boris Johnson: «La mia Brexit o il voto». L'ultimo avvertimento ai Tory «ribelli». Laburisti: «Pronti al voto, ma i termini non li decide il Premier»

Il Premier britannico Boris Johnson
Il Premier britannico Boris Johnson ANSA

LONDRA - La Gran Bretagna precipita verso le elezioni? Il rischio si è fatto da ieri molto concreto, dopo che ufficiali di Downing Street hanno avvertito che il premier Boris Johnson chiederà il voto anticipato per il 14 ottobre - tre giorni prima di un cruciale summit europeo - se dovesse passare la mozione che, in mancanza di accordo con l'Ue per la Brexit, lo costringerebbe a chiedere un rinvio dell'uscita dall'Unione fino al 31 gennaio 2020. E questa mozione potrebbe passare grazie alla convergenza di una serie di compagni di partito dello stesso premier, che potrebbero votare con l'opposizione.

La minaccia non sembra aver attecchito

Il Labour, per bocca del suo leader Jeremy Corbyn ha chiarito di essere pronto a elezioni generali. Anche se Tony Lloyd, il ministro ombra per l'Irlanda del Nord, ha chiarito che il Partito laburista si opporrà ai piani del governo di tenere elezioni anticipate prima della prevista uscita della Gran Bretagna dall'Ue, il 31 ottobre. «Boris Johnson - ha detto - non detterà i termini di un'elezione che schiaccia questo paese sotto un mancato accordo».

Ma, soprattutto, a minacciare la posizione del primo ministro sono i membri del suo partito Tory che, in contraddizione con la linea da lui stabilita, appoggiano la mozione dell'opposizione. Ribelli Tory e membri dell'opposizone si preparano a presentare oggi il documento, in base a una specifica norma della Camera dei comuni Comuni che consente di richiedere dibattiti urgenti.

Dilazione della Brexit

La laburista Hilary Ben ha reso noto il contenuto della mozione: se approvata, imporrebbe al primo ministro di chiedere una dilazione della Brexit fino al 31 gennaio 2020, a meno che non venisse approvato un nuovo accordo o vi fosse un voto dei Comuni a favore dell'uscita senza accordo entro il 19 ottobre. I Tory ribelli, se dovessero votare a favore di questa mozione, rischiano l'espulsione, sono stati avvertiti. Ma diversi esponenti, anche di vaglia, hanno mostrato pervicacia nell'esprimersi contro la Brexit senza accordo.

Ieri Johnson ha lanciato un appello ai parlamentari, formulando una dichiarazione davanti a Downing Street. Il premier ha assicurato che, se avrà mano libera con un sì anche alla Brexit senza accordo, potrà ottenere un miglioramento del patto negoziato dall'ex premier Theresa May e respinto dalla Camera dei Comuni, nel summit Ue del 17 ottobre. In questo senso, ha garantito Johnson, nelle ultime settimane ci sono stati dei progressi nella trattativa. Ma, se i parlamentari votassero contro, questo sarebbe come «segare i piedi sotto la posizione della Gran Bretagna».

Il primo ministro ha detto di non volere il voto

«Io non voglio le elezioni e voi non volete le elezioni», ha sostenuto rivolgendosi ai parlamentari. «Lasciate che proseguiamo - ha continuato - con l'agenda del popolo, combattendo il crimine, migliorando il servizio sanitoria, rafforzando le scuole, tagliando il costo della vita e sbloccando il talento e le opportunità nell'intero Regno unito». In ogni caso, anche il percorso per arrivare alle elezioni è accidentato. Johnson, se dovesse decidere di usare questa arma, dovrà assicurarsi di avere due terzi dei 650 parlamentari dalla sua. E, in questo moemnto, nulla appare scontato.