17 luglio 2019
Aggiornato 14:00
L'accordo

Brexit, vertice UE per decidere proroga breve o lunga

Per la seconda volta in poche settimane i Ventisette saranno chiamati mercoledì 10 aprile a decidere se concedere alla Gran Bretagna di rinviare l’uscita dall’Unione europea, attualmente prevista per il 12 aprile

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BRUXELLES - I capi di Stato e di governo dell'Ue si incontreranno questa sera a Bruxelles in un vertice straordinario sulla Brexit, convocato per discutere la richiesta della premier britannica Theresa May di una nuova proroga del negoziato fino al 30 giugno, che ha avuto ieri sera l'appoggio di una larga maggioranza del Parlamento britannico, con 420 voti a favore, (fra cui quelli di quasi tutti i laburisti), e 110 contrari, (per lo più conservatori); ma sul tavolo ci sarà anche, e soprattutto, la proposta alternativa del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, di concedere una proroga più lunga, di circa un anno, a precise condizioni.

Nella sua lettera di invito ai leader dell'Ue, stasera, Tusk propone di «considerare» la richiesta della May, ma osserva anche che è improbabile che il Parlamento britannico riesca in meno di due mesi a ratificare l'Accordo di recesso che ha già bocciato tre volte. «La nostra esperienza fino ad ora, così come le profonde divisioni all'interno della Camera dei Comuni - scrive Tusk -, ci danno poche ragioni di credere che il processo di ratifica possa essere completato entro la fine di giugno. In realtà, la concessione di tale estensione aumenterebbe il rischio di una serie continua di estensioni brevi e di vertici Ue di emergenza, creando nuove scadenze sull'orlo del precipizio ('cliff-edge dates', ndr)».

«Questo, a sua volta - prosegue Tusk -, quasi certamente oscurerebbe l'attività dell'Ue a Ventisette nei prossimi mesi. La continua incertezza sarebbe anche negativa per le nostre imprese e per i nostri cittadini. Infine, se non riuscissimo a trovare un accordo su una prossima estensione, ci sarebbe il rischio di una Brexit senza accordo accidentale».

Per questo, il presidente del Consiglio europeo raccomanda ai Ventisette di discutere «un'alternativa più lunga. Una possibilità sarebbe una proroga flessibile, che durerebbe solo il tempo necessario, e comunque non più di un anno, poiché oltre tale data dovremo decidere all'unanimità su alcuni progetti chiave europei. La flessibilità consentirebbe di metter fine automaticamente alla proroga, non appena entrambe le parti avranno ratificato l'Accordo di recesso. Il Regno Unito sarebbe libero di andarsene quando è pronto».

In questo modo, i Ventisette «eviterebbero i ripetuti vertici sulla Brexit», e si otterrebbe «una maggiore certezza e prevedibilità, rimuovendo la minaccia di date in continuo cambiamento». Inoltre, «in caso di stallo continuato, una proroga più lunga consentirebbe al Regno Unito di ripensare la sua strategia sulla Brexit».

Certo, la permanenza più a lungo del previsto del Regno Unito nell'Unione, come Stato membro uscente, comporterebbe dei rischi per il funzionamento dell'Ue a 27, in un momento in cui verranno prese decisioni chiave sul suo futuro (il bilancio pluriennale 2020-2027 e le nuove nomine ai vertici delle istituzioni comunitarie).

Tusk propone di «concordare una serie di condizioni» per affrontare questi rischi: «No a qualsiasi riapertura dell'Accordo di revoca»; «no all'inizio dei negoziati sulle relazioni future», fatta eccezione per la Dichiarazione politica; mantenimento di una «sincera collaborazione» da parte del Regno Unito anche durante questo periodo cruciale.

E' probabile che sia proprio la discussione su queste condizioni (su cui insiste in particolare il presidente francese Emmanuel Macron) il momento più teso e difficile del vertice dei Ventisette: si potrà chiedere al Regno Unito, ad esempio, di astenersi durante il voto sul nuovo presidente della Commissione europea? Rispetterebbero questo impegno non solo il governo in Consiglio europeo, ma anche gli eurodeputati, che a questo punto dovrebbero comunque essere eletti? E la richiesta dell'astensione potrebbe essere estesa anche a tutte le votazioni, sia in Consiglio Ue che al Parlamento europeo, su atti, politiche, decisioni e leggi che non saranno comunque applicate al Regno Unito?

Un'altra domanda a cui dovranno rispondere i leader dei Ventisette è quella sulla motivazione della nuova proroga. Allo scorso vertice Ue, il 22 marzo, si era detto che sarebbe necessario un nuovo appuntamento elettorale (elezioni politiche anticipate o un nuovo referendum sulla Brexit) oppure «un nuovo piano» sulle relazioni future da parte del governo o del Parlamento di Londra per giustificare la nuova concessione da parte dei Ventisette.

Ma basterebbe come «nuovo piano» l'inizio dei colloqui diretti, e ancora ben lontani dall'essere conclusivi, fra la May e il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbin su nuove ipotesi riguardanti le relazioni future con l'Ue? Non si dovrebbe esigere dalla premier britannica quanto meno la rinuncia esplicita alla sue «linee rosse», ovvero il suo rifiuto categorico dell'ipotesi di mantenere il Regno Unito nell'Unione doganale (come invece vorrebbe Corbyn) e nel mercato unico?

I leader dell'Ue, tra cui ovviamente l'italiano Giuseppe Conte, si rivedranno oggi alle 18; ascolteranno prima il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, poi sarà la volta di Theresa May, che presenterà e motiverà le sue richiesta e risponderà alle domande che le faranno i leader. Poi, uscita di scena la May, i Ventisette si riuniranno a cena, per discutere e concordare la propria risposta unitaria. Che potrebbe arrivare molto tardi nella notte.