22 marzo 2019
Aggiornato 19:00
Brexit

May rispolvera l'«escamotage»: una Brexit senza accordo

La premier britannica ha riunito i principali ministri del governo per accelerare i preparativi in previsione di un eventuale «no deal»

La premier britannica Theresa May
La premier britannica Theresa May

LONDRA - Un escamotage a cui aveva già pensato tempo fa, e che ora tira fuori dal cassetto: così Theresa May sta pensando di risolvere il nodo Brexit, a suo favore. La premier britannica ha riunito i principali ministri del governo per accelerare i preparativi in previsione di un'eventuale uscita dall'Unione Europea senza accordo. A circa cento giorni dalla data prevista per la Brexit, il prossimo 29 marzo. Il governo britannico «discuterà della fase successiva, per garantire che siamo pronti per questo scenario» di un «no deal», ha dichiarato Theresa May alla Camera dei Comuni. L'ipotesi di una Brexit senza accordo, particolarmente temuta in ambito finanziario, prende sempre più piede, visto che il capo del governo fatica a convincere i deputati della bontà dell'accordo di divorzio concluso a novembre con Bruxelles, al termine di lunghi e aspri negoziati. May aveva rinviato all'ultimo minuto il voto sul testo, inizialmente previsto l'11 dicembre, di fronte al rischio che fosse respinto dai parlamentari britannici, sia di quelli favorevoli a una Brexit senza concessioni sia di quelli convinti della necessità della permanenza nel circolo europeo.

Il governo punta a fare ostruzionismo 
Ieri il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, che aveva bollato la premier come responsabile di aver portato il Paese «in una crisi nazionale», ha presentato una mozione di sfiducia contro Theresa May per il suo rifiuto di convocare il voto sull'accordo sulla Brexit prima della settimana del 14 gennaio. Il Labour vuole che i deputati possano pronunciarsi prima della pausa parlamentare per le feste, dal 21 dicembre al 6 gennaio. «È inaccettabile che aspettiamo circa un mese prima di procedere al voto sulla questione cruciale del futuro del nostro Paese», ha denunciato Corbyn. Ma questa iniziativa ha poche possibilità di successo. Il governo, cui spetta la decisione sull'autorizzazione di un simile dibattito e di una votazione sulla mozione, punta a fare ostruzionismo. «Non daremo tempo a quella che è una trovata pubblicitaria», ha dichiarato una fonte a Downing Street citata dall'agenzia di stampa Press Association.

Conseguenze terribili?
Le conseguenze di un «no deal» sarebbero «terribili» aveva avvertito già mesi fa la numero uno del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde in un discorso al Tesoro britannico: «Ci sarebbe inevitabilmente una riduzione della crescita, un aumento del deficit e un indebolimento della valuta. Questo significherebbe una contrazione dell'economia in tempi molto stretti» aveva minacciato. E già in estate il Regno Unito aveva espresso massima preoccupazione nei suoi famosi primi 25 punti (di una guida di 80) dedicati alle criticità di una eventuale Brexit senza accordo con l'Ue entro la deadline del 29 marzo 2019: carte di credito più costose, transazioni con tempi biblici, più controlli doganali, possibili carenze di farmaci, rischio pensioni dagli altri Paesi Ue, stretta sulla libertà di circolazione, solo per citarne alcune.

No a un altro referendum
Il voto del Parlamento era inizialmente in calendario per martedì scorso, ma May a sorpresa l'ha rinviato, ammettendo che sarebbe stata battuta. May ha detto che la Ue ha chiarito che il cosiddetto backstop irlandese, la soluzione per tener aperto il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda in ogni evenienza, «non è un complotto per intrappolare il Regno Unito». «I leader europei non potevano essere più chiari. Non hanno intenzione di usare la clausola, loro vogliono concordare la migliore relazione possibile con noi per il futuro», ha dichiarato. May ha invitato in ogni modo i deputati ad approvare la Brexit. «Cerchiamo di non rompere il rapporto di fiducia con il popolo britannico con un altro referendum. Un altro voto sarebbe un irreparabile danno all'integrità delle nostre politiche, perché direbbe a milioni di persone - che hanno riposto la loro fiducia nella democrazia - che la nostra democrazia non si concretizza nei fatti».