12 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Russia

L'Inghilterra boicotterà i Mondiali di calcio in Russia per danneggiare Putin?

Il tentativo di delegittimare il presidente russo, paragonandolo addirittura a Hitler, non solo non indebolisce Putin, ma lo rafforza

LONDRA - Non è chiaro quale sia il fine che spinge importanti rappresentanti delle istituzioni occidentali a perdere la lucidità o, nel peggiore dei casi, a manipolare l’opinione pubblica spingendosi ben al di là dei limiti dell’accettabile. Le elezioni russe hanno evidenziato un dato molto chiaro: più l’occidente attacca come un toro a testa bassa, più la forza di Vladimir Putin aumenta. E questo dovrebbe preoccupare soprattutto coloro che nello strapotere del presidente russo vedono un pericolo. La strabiliante percentuale di consenso che ha portato l’ex colonnello del Kgb alla quarta elezione alla carica di presidente è supportata dalla notevole partecipazione al voto: il 67% dei russi si è recato alle urne. Putin ha pieno consenso nel suo paese multinazionale. Le percentuali più basse, non mai sotto al 50%, le ha riscontrate a causa delle condizioni economico-sociali di alcune regioni, come la Siberia. Da cosa deriva questo consenso? In altri articoli abbiamo analizzato la propensione storica del russo verso una figura carismatica, così è evidente che il lungo isolamento culturale derivante dal settantennio sovietico ha creato una sorta di diffidenza verso l’occidente. Che, all’inizio degli anni Novanta, era visto come l’avverarsi di un sogno, ma poi ha preso le forme di un’anarchia liberista criminale. Ma questo ovviamente non è tutto: sostenere che ai russi piacciano i dittatori più o meno simpatici e patriottici è riduttivo e insultante. Putin ha stravinto perché ha trasformato il suo paese, in primis. Ma ha anche vinto perché è stato in grado di mantenere un elevato livello di dignità durante gli scontri con l'occidente.

Johnson e le accuse fuori scala
Il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha paragonato i prossimi Mondiali di calcio in programma in Russia alle Olimpiadi che si tennero a Berlino nel 1936. «Sì, penso che il paragone con il 1936 sia giusto», ha detto Johnson rispondendo a un parlamentare secondo cui il presidente russo Vladimir Putin userà la Coppa del Mondo «come Hitler usò le Olimpiadi del 1936». Parole incredibili. Johnson, solo qualche giorno prima aveva avanzato l’ipotesi che l’ordine di avvelenare Sergey Skripal fosse partito direttamente da Vladimir Putin. Il Cremlino ha condannato il paragone fatto dal ministro degli Esteri britannico e lo ha definito «ripugnante».«E’ un’affermazione assolutamente ripugnante. Non è degno del ministro degli Esteri di nessun Paese. E’ chiaramente offensivo e inaccettabile», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Solo qualche giorno fa la Russia ha espulso ventitré diplomatici inglesi, e il ministro Lavrov aveva accusato Londra di voler minare i rapporti dipolomatici. L’intero quadro mette in evidenza una sproporzione tra le accuse che riceve la Russia e la sua reazione. Scossa dalla vittoria plebiscitaria di Vladimir Putin, la Gran Bretagna, e dietro di lei parte dell’establishment statunitense, spingono la stessa rertorica aggressiva che in questi anni ha rafforzato la forza del presidente russo. Paragonare Putin a Hitler, oltre ad essere privo di qualsiasi supporto culturale, fornisce uno splendido assist al presidente russo, che ormai deve la sua straordinaria forza interna a questi attacchi strampalati e senza senso. La stessa accusa di essere il mandante dell’avvelenamento di un ex agente dei servizi segreti in pensione non solo non trova appiglio in Russia, ma viene perfino derisa in Gran Bretagna: si pensi alle parole del leader Labour Jeremy Corbyn che, senza giri di parole, ha bollato l’intera vicenda come priva di fondamento.

Nel mirino i Mondiali di calcio
Eppure questi attacchi proseguono, e probabilmente aumenteranno. I Mondiali di calcio che si svolgeranno in Russia nel 2018 sono entrati nel mirino dello scontro politico. La Gran Bretagna, con ogni probabilità, li boicotterà. Nelle dichiarazioni ufficiali al momento il governo inglese sostiene che la nazionale di calcio parteciperà «ma necessita dell’adeguata protezione». Subordinata vagamente infamante, perché fa intendere che vi sarebbe un sedicente pericolo per l’incolumità fisica degli atleti. Provocazione a cui la Russia non ha risposto. Ma con ogni probabilità l’Inghilterra ritirerà la sua nazionale di calcio. L’indagine sul caso Skripal evidenzierà «prove» del coinvolgimento di Vladimir Putin, e quindi vi sarà spazio per una rottura politica senza precedenti. Il viatico è già segnato. Tale processo, acuitosi negli ultimi tempi, non ha relazione con la realtà: è evidente che i momenti di massima debolezza politica del presidente Putin si sono avverati quando la canea mediatica occidentale, e politica ovviamente, non sbracava al di là della propaganda. Giungere al boicottaggio dei Mondiali di calcio potrebbe aprire la via senza ritorno dello scontro diretto. L’Unione Europea, e in primis l’Italia – il nuovo governo qualunque forma abbia – dovrebbe facilitare la distensione dei rapporti diplomatici, anche attraverso l’apertura di nuovi canali commerciali.