Esteri | La gabbia europea

Trump svaluta il dollaro, l'Europa svaluta gli operai. E per noi è l'inizio della fine

Trump svaluta la sua moneta, noi non lo possiamo fare per un preciso disegno politico ed economico

Il presidente Usa Donald Trump con la cancelliera tedesca Angela Merkel
Il presidente Usa Donald Trump con la cancelliera tedesca Angela Merkel (EPA/MICHAEL UKAS / POOL)

WASHINGTON - Il presidente Trump è considerato più o meno universalmente un idiota. E’ di queste ore la notizia che il capo della Casa Bianca ha chiesto un dipinto di Van Gogh al Guggenheim di New York e in cambio gli è stato offerto un gabinetto d’oro, opera satirica di Maurizio Cattelan. Il pezzo prende il nome di «America»: non sono necessarie particolari spiegazioni per chiarire quale sia il messaggio sotteso a questo scambio. Donald Trump è una sorta di contadino del mid west giunto al potere, un contadino incrociato con Sid Vicious, il leader dei Sex Pistols, fondatore del punk rock, scomparso dopo una breve vita eccessiva molti anni fa. Il mondo considera Trump tutto questo: un buzzurro, ignorante, fuori dagli schemi. E lui non fa nulla per confutare questa percezione, anche perché un’immagine gretta è un ottimo viagra mediatico in questi tempi di cultura «nazional-popolare» - poveretto colui che inventò tale definizione - al ribasso.

Riportare al centro il lavoro
Eppure, questo personaggio così poco di tendenza, che mangia solo cibo spazzatura e altro non fa durante il giorno che guardare le peggio trasmissioni politiche statunitensi dove si parla male di lui, sta portando una serie di colpi letali verso il primato ideologico europeo. Non solo: sta realmente rilanciando l’economia statunitense, svincolando la finanza dalla speculazione – ma siamo solo agli albori - e riportandola al rapporto con il lavoro. Percorso molto lungo, che magari manco lui vuole. In fondo lui spera solo che gli operai della rust belt che lo hanno votato in massa gli vogliano bene. Il mezzo che utilizza per fare ciò è brutale, grezzo, ignorante: i dazi doganali. Locuzione ormai impronunciabile nel mondo globalizzato che svaluta il costo del lavoro in virtù dell’infinita offerta di schiavi planetaria. Ovviamente, com si dice a Davos in questi giorni, permettere agli schiavi asiatici di fare gli schiavi per due dollari al giorno è uan grande conquista progressista.

Lì Washington, qui Torino
La Casa Bianca in questi giorni ha esposto il suo progetto di tassazione sulle importazioni del settore «bianco», la cui produzione negli Usa è stata distrutta dalla concorrenza cinese. Sulle lavatrici si prevede una tariffa del 20% sui primi 1,2 milioni di pezzi, che poi salirà al 50% sui restanti fino alla fine del 2018. Le tariffe dureranno per i prossimi tre anni. Quattro anni per i pannelli solari, settore controllato dai produttori cinesi, dove le tariffe invece saranno del 30%, e anche in questo caso scenderanno progressivamente nei prossimi anni, fino al 15% dell'ultimo anno. In Italia dovremmo ben comprendere il significato della scelta di tassare le importazioni di frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, lavasciuga etc. Solo pochi giorni fa i giornali di tutto il paese, nonché buona parte dei commentatori politici ed economici, hanno espresso ampie condanne verso la proprietà della Embraco di Chieri, vicenda che come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane abbiamo seguito molto da vicino, multinazionale statunitense, la Whirpool, colpevole di aver chiuso una fabbrica causando il  licenziamento collettivo di oltre cinquecento persone. Il tutto per delocalizzare la produzione, abbassare il costo del lavoro, e poi importare in Italia i prodotti come se nulla fosse. Tutte le manifestazioni di solidarietà che si sono alzate in questi primi giorni del 2018 sono però lettera morta se la Whirpool, e tutte le altre realtà economiche che delocalizzano hanno pieno diritto di fare ciò.

Immorale sì, ma è la legge dello Stato bellezza...
Può essere un comportamento immorale – quale è – spostare la produzione per sfruttare meglio la manodopera. Può essere un comportamento economicamente miope - perché indebolire la domanda interna attraverso la sostituzione del lavoro di qualità con i lavoretti deprime i consumi – spostare la produzione laddove il costo del  lavoro è la metà di quello italiano. Tutto ciò può essere immorale, anzi lo è: ma è anche legittimo. E in un regime di libera concorrenza, con lo Stato che si ritira e lascia tutto alla selezione naturale della competizione economica, non solo è legittimo, ma rappresenta un dovere per sopravvivere. Immorale, incivile e doveroso. Questa è la tragica realtà del nostro contesto economico ideologico. Quanto questa concatenazione abbia aspetti schizofrenici, patologicamente schizofrenici, è evidente.

Ci rimette la Germania
La decisione del presidente Usa, condannata senza appello dalla Germania di Angela Merkel – e quindi dall’Europa, che non perde occasione per ripetere a pappagallo qualsiasi cosa sostenga la cancelliera tedesca – ha avuto come effetto l’ennesima disvelatura della truffa dell’Euro, almeno per come è architettato ora. La moneta unica si è apprezzata, raggiungendo quota 1.25$. La crescita perdura da tempo, inesorabile, ma si è acuita da quando Trump ha messo le sue zampe fangose da contadino nella Casa Bianca. Per la Germania, e quindi per noi che della volontà tedesca abbiamo fatto il nostro unico obbiettivo, è una pessima notizia. Significa che gli Stati Uniti stanno svalutando il dollaro, cosa che per l’Euro è impossibile. L’Euro può sopravvivere solo in un regime di cambi fissi o semi fissi. Se gli Stati Uniti svalutano, le esportazioni europee – ovvero le esportazioni tedesche – perdono di competitività. Trump, il buzzurro, ha svalutato del 15% il dollaro sull’Euro, e del 10% sulle altre monete di riferimento. La soglia di pericolo estremo è stata posizionata a 1.4$ per Euro: superata la quale si creerebbero forti meccanismi deflattivi con relativa crisi occupazionale. In poche parole: l’economia europea vive di esportazioni dato che il mercato interno è stato distrutto. Se Trump, per far lavorare i suoi operai, svaluta il dollaro e alza i dazi in entrata, per noi è un serio problema.

Nein svalutazione, nein spesa pubblica
In un contesto simile la Bce dovrebbe svalutare l’Euro e innescare una guerra sui cambi di altri tempi. Qualcosa che è sempre avvenuto e che ha sempre salvato l’industria italiana, ad esempio. Ma questa è una prospettiva culturale inimmaginabile dato che l’Euro è stato voluto proprio per non avere mai più in Europa dai processi di svalutazione competitiva. L'Euro nacque per svalutare il marco, e renderlo stabilmente tale. Non solo: l’impossibilità di aumentare il debito pubblico da parte dei vari Stati, anzi il dovere di tagliarlo, funge quale seconda tagliola di questo schema. Sarà pur vero che «il protezionismo non aumenta la crescita economica» come dice Angela Merkel, ma ancor peggio fa il binomio austerità/cambio fisso. Usa, Giappone e Cina possono far leva su enormi deficit pubblici, e nel caso degli Sati Uniti, sulla svalutazione della loro moneta. L’Europa, da ferreo dogma ideologico, in questo contento non potrà che rispondere con l’ennesima svalutazione del lavoro. Il processo per cui un operaio italiano guadagnerà come un operaio moldavo è sempre più accelerato. In prospettiva si vedono i contorni dell’ideologia globalista tedesca: la creazione di un unico mercato globale, privo di stati, con una sola moneta. L’epoca delle ideologie totalitarie non è finita con il ‘900.