18 ottobre 2018
Aggiornato 13:30

Embraco, 500 licenziati in tronco festeggiano con Renzi i risultati del Jobs Act

Italia sempre più precaria e povera. I posti di lavoro di qualità vengono cancellati a centinaia. Al loro posto lavoretti che si contendono giovani e anziani
Un momento del corteo dei lavoratori della Embraco - Gruppo Whirlpool in occasione dello sciopero contro i licenziamenti sfila per le vie di Torino
Un momento del corteo dei lavoratori della Embraco - Gruppo Whirlpool in occasione dello sciopero contro i licenziamenti sfila per le vie di Torino (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - Arriva da Chieri, in provincia di Torino, la rappresentazione plastica e sanguinosa del lavoro che si sta creando in Italia, i record del governo Renzi e Gentiloni, il milione di posti in più sanciti dall’Istat. Alla Embraco, fabbrica del gruppo Whirpool, multinazionale apolide che minacciava da tempo di licenziare 564 persone (con cui abbiamo passato la notte di Capodanno come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa) i giochi sono fatti. Licenziamento collettivo per 498 lavoratori, causa cessata attività produttiva, che ovviamente verrà delocalizzata. Rimarrà aperto qualche ufficio marketing, gli altri dovranno trovarsi un lavoro di quelli nuovi e moderni celebrati in questi giorni di trionfali annunci governativi.

Ottimi risultati, dice Renzi
Il lavoro celebrato dal governo, e dal Partito Democratico, è pagato poco, di breve durata, prevalentemente nel settore terziario. Ovvero l’opposto di quanto accade alle fabbriche come la Embraco, che assicuravano occupazione stabile e buon salario: la base economica che funge da stimolo per i consumi. In Italia per ogni lavoro creato, ma sarebbe meglio parlare di lavoretti, solo uno è a tempo determinato. Per di più con il Jobs Act. Su 497 mila posti di lavoro solo 48 mila sono permanenti in un anno. Aumentano gli occupati ultra cinquantenni, ma anche i 15-34 enni, mentre calano i 35-49 enni, ovvero la fascia più produttiva della popolazione. La crescita quindi c’è ma è precaria. Il Jobs Act ha quindi fallito il suo obbiettivo ufficiale, e sta anzi funzionando da stimolo per i licenziamenti di massa al fine di trasformare il lavoro di qualità in precarietà stabile. Cresce il lavoro con basse qualifiche soprattutto nel turismo, che sempre più si sta dimostrando quale pia illusione salvifica della crisi dell’industria.

Procede spedita la dilapidazone del patrimonio industriale
Ma, tutto questo pacchetto, compresi i licenziamenti Embraco, per Matteo Renzi e l’intero Partito Democratico sono un «successo storico». Poi qualcuno deve avergli spiegato che si tratta di dati che fanno emergere un’Italia ormai ottocentesca, e allora è corso ai ripari dicendo che il prossimo obbiettivo è la creazione del «lavoro di qualità». Procede quindi la dilapidazione del patrimonio industriale italiano, sostituito dal turismo – celebrato in pompa magna in questi giorni a suon di record di visitatori nei musei (a Torino invece quelli nei civici sono crollati drasticamente) – che però non riconosce una capacità salariale dignitosa. E quindi in grado di generare una domanda interna minimamente forte. Un modello in cui ci perdono tutti, dai lavoratori agli imprenditori medio piccoli. Un sistema destinato ad intaccare la rendita accumulata nei decenni precedenti, fino a dilapidarlo totalmente.

Centrodestra contro il Jobs Act
Paradossalmente la risposta più dura a questa degenerazione ideologica – il lavoro è bello solo se è precario e mal pagato – arriva da Silvio Berlusconi. Che in questi giorni ha detto che il suo governo abolirà il Jobs Act, anche se poi poco dopo dalla sua segreteria hanno smentito dicendo che le sue parole erano state "fraintese". Unita alla proposta elettorale di Matteo Salvini inerente la revisione della riforma Fornero, il tratto politico economico del centrodestra appare molto più avanzato del neoliberismo democratico renzista. Non è chiaro come il mondo industriale accoglierà questa doppia ricetta economica, proposta dal trio Berlusconi- Salvini - Meloni. Confindustria, per bocca del suo presidente Vincenzo Boccia, ha celebrato il Jobs Act così: «Le riforme quando portate avanti portano a effetti positivi sull’economia». Ma è probabile anche che la piccola impresa, e media, abbia compreso che di sole esportazioni si muore. A maggior ragione con una moneta quale l’Euro. E che sia necessaria una domanda interna più sostenuta.