24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Germania

Nasce in Germania il governo Grande Colazione, un nuovo ricco banchetto finanziato dagli europei

L'indebolimento dell'asse franco-tedesco è una chimera, perché l'Europa continua ad essere un continente dominato dalla sola Germania

BERLINO - L'indebolimento dell'asse franco-tedesco è una chimera, perché l'Europa continua ad essere un continente dominato dalla sola Germania. Dovrà prenderne atto Luigi Di Maio, e non solo, che sulle debolezze politiche tedesche aveva incardinato la sua decisione di non uscire dalla moneta unica, e quindi dall’Unione Europea. Ma, in realtà, nessuno ha mai sospettato che il locomotore tedesco avesse qualche difficoltà, e ancor meno che l’Italia avesse mai avuto la possibilità di costruire un rapporto più equilibrato del potere all’interno della Unione Europea. I governi europei sono tutti irrimediabilmente sottomessi al potere di Berlino. L'Europa dei popoli liberi è uguali è sempre compromessa e lontana.

Accordo a tre, paga l'Europa
L’accordo di governo a tre - Csu, Cdu e Spd - che dà il via libera ad una nuova grande coalizione è racchiuso in ventotto pagine. I cardini politici sono tre: frontiere più chiuse rispetto i migranti, egemonia finanziaria presso la Bce, risorse sociali aggiuntive per servizi e famiglie. Tutti fanno un piccolo passo indietro, soprattutto la Csu che voleva norme decisamente più stringenti sui flussi migratori, ma porta a casa un tetto sui migranti molto basso: 180.000 ingressi annui, nonché la limitazione a mille al mese per i parenti dei rifugiati che possono entrare nel Paese per ricongiungimenti familiari. Non ci sarà, inoltre, alcun aumento delle tasse per i più ricchi e verrà ridotta la cosiddetta «tassa di solidarietà» per l’ex Germania Est. Sconcertanti, come sempre, i socialisti della Spd di Martin Schulz. Che, ancora una volta, tradiscono l’elettorato e scelgono il governo con la Merkel e addirittura la destra: Schulz infatti ha più volte ribadito in campagna elettorale l’impossibilità di costruire una nuova edizione della Grande Coalizione date le politiche ultraliberali, e per molti aspetti anti europee, di Angela Markel. Ma, si sa ormai da decenni, la sinistra accoglie ogni arretramento ideologico politico come una grande vittoria. In Germania come nel resto d’Europa.

Nel mirino anche Draghi e la Bce
La Germania quindi è rimasta ben centodieci giorni senza un governo, senza che nulla accadesse: non ci sono stati scossoni finanziari e sociali di alcun genere. Segno tangibile che le leve del potere sono saldamente in mano ai banchieri della Bundesbank, che non hanno lasciato spazio a nessuna speculazione. E non solo: in questo periodo di vuoto politico dalla Banca Centrale tedesca sono partite cannonate alla volta della Bce di Mario Draghi, il cui Quantitative Easing - «what ever it takes» - è ormai nel centro del mirino della finanza tedesca (ma non di quella francese, che necessita di quei soldi per non avere gli stessi guai dell’Italia). Jens Weidmann, capo della Bundesbank e falco ideologico del rigore, indipendentemente dall’accordo elettorale Cdu-Csu-Spd, ha indicato la via a Draghi: aumento dei tassi di interesse. Ovvero un innalzamento di spesa della Bce sui titoli pubblici che la Bce acquista sul mercato secondario. E’ di fatto lo stadio precedente alla fine del Quantitative Easing. L’euro si è rafforzato immediatamente, notizia ferale per le esportazioni italiane: che ovviamente verrà compensata con uno schiacciamento del costo del lavoro, ed un aumento delle imposte fiscali. L’euro ha superato quota 1,20 dollari. Si pensi che nel 2007, tempo di massima espansione recente dell’Italia dell’Euro, il cambio era fermo a 0.8. L'impennata dell'Euro è stata salutata con favore dai media italiani, e ignorata da politici vari.

Grossa Colazione in Germania
Il moto che si genera dalla nascita del nuovo governo tedesco, unito all’indebolimento della strategia finanziaria di Mario Draghi e della Bce – c’è da tremare al pensiero del giorno in cui lascerà la sua poltrona – viene propagandato come un «rafforzamento della visione europeista». Strana visione quella in cui la Germania, paese più ricco dell’Unione Europea, chiude le porte ai migranti e subito dopo mette sotto pressione le finanze pubbliche dei paesi che accolgono queste persone. Strana visione quella della Spd tedesca, i socialisti, che fingono di non vedere l’origine delle risorse aggiuntive che hanno chiesto di destinare allo stato sociale tedesco. Schulz ha millantato un accordo su un prossimo ministro delle finanze europeo, ovvero una figura che dovrebbe armonizzare le gravi diseguaglianze fiscali e finanziarie che rendono l’Europa un continente imperdonabilmente diseguale. Prospettiva che appare più come una sparata elettorale per tranquillizzare la base socialdemocratica, che mal gradisce l’ennesimo volta faccia di un uomo che deve tutta la sua «gloria» politica ad un battibecco con Silvio Berlusconi.

L'antitesi di Ventotene
Una grande coalizione che si può tranquillamente definire grande colazione, dato l’ennesimo banchetto imbandito sul tavolo tedesco. L’esclusivo interesse tedesco, e dei paesi satelliti del nord che vivono di finanza speculativa e paradisi fiscali, è l’antitesi dell’Europeismo di Ventotene. Ora sono necessari nuovi passaggi politici per ratificare l’accordo raggiunto tra i tre partiti tedeschi. In particolare la Spd di Martin Schulz è chiamata a far ratificare al suo asfittico elettorato una scelta che potrebbe essere rischiosa. Nel caso improbabile la base Spd avesse un moto d’orgoglio, e di dignità rispetto un passato nobile e lontano, l’accordo cadrebbe: si parla in tutto di tempi relativamente brevi, perché Angela Merkel conta di essere nuovamente capo del governo, il quarto mandato esecutivo entro marzo.